Archivi mensili: febbraio 2015

OFFICE LOOK


Questo post nasce da un episodio realmente accaduto: ero fuori da un ufficio che aspettavo una persona per pranzo e ho visto rientrare una tizia vestita con pantaloncini corti, collant velati e stivali alti. Avete presente Pretty Woman nelle prime scene del film? Ecco, più o meno così, solo che Julia Roberts era sull’Hollywood Boulevard e non in un serioso ufficio torinese. Dal quel momento mi sono guardata attorno più spesso al mattino e ho visto che anche altre ragazze hanno preso l’abitudine di andare a lavorare con i pantaloncini (molto) corti e gli stivali. Quindi giro la domanda a voi: vi sembra il caso? Solo io sono scioccata da un simile abbigliamento in ufficio? Amo la moda ma penso fermamente che ci sia un look consono per ogni luogo. Ecco quindi una gallery di look che secondo me sono adatti ad un ufficio, ovviamente da calibrare in base al livello di formalità del posto in questione: alcuni ambienti di lavoro, magari più creativi, non si formalizzano per jeans sdruciti e all stars, altri vogliono il tacco 10 già dalle 9 del mattino, le perle e la camicia bianca inamidata. Ma un posto che gradisca impiegate vestite da cubiste io devo ancora trovarlo…


















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A WINTER SATURDAY


Oggi c’è un tempo da lupi a Torino e tutto quello di cui ho voglia è rintanarmi in casa, magari dai miei in campagna, prendere un bel libro, una copertina, una tazza di te e una fetta di torta all’arancia e passare l’intera giornata davanti al fuoco scoppiettante del camino. Qualche pagina ben scritta, un pisolino e magari qualche progetto per il blog. Dato che invece mi tocca lavorare, vado di fantasia grazie ad una gallery ispiratrice (ma domani mi rifaccio…) Enjoy!












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PERLE


Se già le nostre nonne lo dicevano, un motivo ci sarà. Un filo di perle, vere o finte che siano, regala fascino e classe ad ogni età. Tornate in auge alla grande (ma erano mai davvero passate di moda?), quest’anno non c’è che l’imbarazzo della scelta. L’importante è che siano grandi e che si facciano notare. E se il giro di perle di Chanel è un classico che non tramonta mai, nelle catene low cost si possono fare comunque acquisti alla moda senza svenarsi. L’importante è osare. Ecco una gallery d’ispirazione e poi.. via allo shopping! 















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BOOKS FOR BREAKFAST # 12 – NON DITELO ALLO SPOSO


NON DITELO ALLO SPOSO
Anna Bell 
Tre60

Dal momento che in famiglia stiamo organizzando un matrimonio, in casa dei miei girava questo libro e ne ho approfittato per qualche ora spensierata. E mentre l’organizzazione dei miei parenti procede, io pur essendo ancora sfidanzata mi sono divertita a leggere le avventure della quasi sposa Penny. Lei ha sempre avuto le idee chiare sul matrimonio: una cerimonia da favola, un vestito di Vera Wang, scarpe mozzafiato e una festa indimenticabile. Ha previsto ogni cosa, fino all’ultimo dettaglio, e per anni ha messo da parte i risparmi suoi e di Mark, il futuro sposo, per non farsi mancare nulla nel giorno più importante. Ma quando finalmente arriva la proposta, il suo sogno si sgretola di fronte alla realtà del suo estratto conto: i risparmi di una vita non ci sono più! Forse tutte quelle partite al bingo on line non erano soltanto un innocuo passatempo… Quindi non le resta che una strada da percorrere: mantenere il segreto e organizzare, in tempi da record e senza il becco di un quattrino, un matrimonio da urlo…

Il libro tratta in maniera leggera ma non stupida il tema del gioco d’azzardo e, più in generale, delle dipendenze. Ero davvero stanca dei libri dove due si incontrano, si odiano per 400 pagine e poi si mettono insieme dopo infinite peripezie. Volevo qualcosa che parlasse anche del dopo, non necessariamente sempre di ragazze in cerca del principe azzurro (per quanto al momento io sia una di loro!). Quindi questo libro è promosso in pieno per vari motivi: innanzitutto mi ha davvero strappato qualche risata, inoltre dà ottimi consigli su come organizzare un bell’evento risparmiando senza rinunciare al glamour. Infine, è stato interessante vedere come funziona la dipendenza dal gioco d’azzardo, seppur lieve, e capirne motivazioni e sviluppi. Quindi, sia che siate alle prese con i fiori d’arancio oppure no, questo libro (low cost anche nel prezzo!) è perfetto per trascorrere un paio d’ore rilassanti ma non (troppo) superficiali.



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INDIA VISUAL DIARY

 

11 giorni intensissimi nel paese dei contrasti e delle contraddizioni, un itinerario on the road costruito su misura sfruttando tutti i mezzi necessari per vedere quanto più possibile: la caotica e moderna New Delhi con il Minareto che svetta sopra tutto,  l’elegante Jaipur con i suoi palazzi rosa, i chilometri macinati con il pulmino su strade incredibili in mezzo a vacche e cammelli, la bellezza immortale del Taj Mahal ad Agra, gli imponenti palazzi della poco turistica Orcha, i templi di Khajuraho con i segreti del kamasutra sulle pareti, i ghat di Varanasi e le cerimonie sacre, i sorrisi e gli occhi della gente, che rendono ancora  più magica questa terra.
Un viaggio fatto di esperienze: passeggiare tra le bancarelle e i clacson della Vecchia Delhi, salire al Forte di Amber a dorso di elefante, curiosare nei bazar coloratissimi, fermare la macchina per far attraversare la strada alle mucche, incantarsi davanti alle spettacolari fortezze Moghul, annusare il profumo del curry tra i vicoli, contrattare al bazar delle spezie,  celebrare l’amore supremo perdendosi tra i marmi bianchi di Agra, emozionarsi di fronte alle cerimonie rituali a Varanasi, navigare pigramente sul Gange guardando il sole sorgere tra la nebbia.
 
L’India è’ un paese straordinario e vi ho trascorso 11 giorni senza mai fermarmi davvero a riposare: anche quando ero in hotel, le immagini della giornata mi passavano davanti agli occhi e le sensazioni si rincorrevano nella mia testa non permettendomi di dormire. E’ un luogo affascinante, contraddittorio, magico e incredibile: il sacro e il profano si mescolano ai profumi delle spezie, alle macchine fotografiche dei turisti e ai rumori del traffico. Ne ho visto un pezzettino minuscolo, di India, ma mi è entrata nel cuore
con prepotenza e anche adesso che sono tornata non si sposta da lì.
 
Per carità, in ogni viaggio io lascio un pezzetto di cuore. È così da sempre, da quel primo aereo per Parigi preso da bimba con i miei genitori e un orsetto per mano. E poi ce ne sono stati altri
di aerei, e io non mi sono fermata più. In ogni posto, in ogni continente, un pezzetto di cuore restava la’. Poi ogni tanto, tra un timbro e l’altro sul passaporto, ci sono posti dove il pezzetto di cuore che lasci e’ un po’ più grande. Con la consapevolezza che un giorno tornerò a riprendermelo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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