Archivi mensili: marzo 2017

BOOKS FOR BREAKFAST #40 – MADAME CLAUDEL E’ IN UN MARE DI GUAI

MADAME CLAUDEL E’ IN UN MARE DI GUAI

Aurélie Valognes

Newton Compton

Ferdinand Brun vive a Parigi, al numero 8 di Rue Bonaparte, ha ottantatré anni e non gli piacciono le persone. Sfortunato dalla nascita – ha perso la mamma e la nonna quando era ancora piccolo – è cresciuto nel risentimento, diventando introverso e taciturno. Purtroppo con il passare degli anni è addirittura peggiorato e così la moglie lo ha mollato di punto in bianco scappando con il postino, mentre la figlia e il nipotino sono andati a vivere dall’altra parte dell’oceano. Rimasto solo con la cagnolina Daisy, unico essere vivente degno del suo affetto, Monsieur Brun ha deciso di disertare il genere umano e di ridurre al minimo i suoi contatti con gli altri, compresi quelli con la portinaia, la detestata Madame Suarez. Un infausto giorno, la cagnolina Daisy muore e la settimana dopo Monsieur Brun rimane vittima di un incidente. Tutto è contro di lui, e quando la figlia lo mette di fronte all’ipotesi dell’ospizio, non gli resta che accettare l’aiuto di Madame Claudel, un’arzilla signora di novantatré anni, che abita al suo piano. Ma sarà l’arrivo della piccola Juliette, figlia dei nuovi condomini, l’unico evento in grado di scalfire il muro di diffidenza e scontrosità che il vecchio ha costruito intorno a sé.

Questo libro è stato un regalo inaspettato – grazie di cuore come sempre alla Newton Compton – e mi sono innamorata subito della copertina.  Naturale quindi che avessi alte aspettative. In parte soddisfatte e in parte un po’ deluse, e ora vi racconto perchè. La trama regge, il romanzo si legge in fretta e permette di staccare con la mente da letture più impegnative. Mi hanno un po’ deluso invece lo stile, un po’ acerbo secondo me, e il titolo, che non ha davvero molto senso rispetto agli avvenimenti. Punti forti invece, oltre alla già citata copertina, il messaggio che il romanzo vuole trasmettere, ovvero che c’è sempre tempo per essere felici, per rimediare ai guai commessi, per riallacciare rapporti che sembravano compromessi. Questo sia perchè i protagonisti sono – quasi – tutti avanti con l’età, sia perchè l’autrice è brava a far filtrare dalle pagine la voglia di ricominciare, l’idea del crederci ancora, il concetto del non arrendersi mai. Mi è piaciuto vedere pian piano la scorza del “vegliardo” Monsieur Brun scalfirsi grazie alla piccola Juliette e all’esuberante e chiacchierona Madame Claudel; il tema non sarà originalissimo ma qui è affrontato con sufficiente delicatezza da rendere questa una lettura tutto sommato piacevole e distensiva.

HYGGE

Lo definiscono “il metodo danese per essere felici“. E quindi non potevo non ficcanasare un po’. Tanto più che curo una rubrica dal titolo “enjoylittlethings”, e mi sembra che qui non siamo tanto lontani. La prima cosa che ho scoperto è che io HYGGE ce l’ho praticamente tatuato sul cuore da parecchio prima che lo inventassero i nordici. Almeno se ho capito bene il senso di questa parola danese: apprezzare le piccole cose, godersi la casa e la compagnia delle persone care, cucinarsi qualcosa di buono, scaldarsi con una bella tazza di tè e un buon libro per raggiungere la serenità dello spirito. In pratica, tutte cose che faccio da sempre 😉 

In realtà, esistono vari testi sull’argomento e la cosa è un pochino più strutturata, ma non cambia il concetto di base: per essere felici, non servono grandi cose. Meglio godere di ciò che abbiamo piuttosto che desiderare l’impossibile. Inutile darsi obiettivi troppo alti e poi essere frustrati perchè non li raggiungiamo. Se il weekend non abbiamo voglia di fare le 5 del mattino a bere e ballare nei locali possiamo anche evitare senza sentirci gli sfigati di turno: se sposi la tradizione hygge, non sei considerato “pigro” bensì “cosy”. E al momento anche molto cool. Concentriamoci quindi sugli aspetti della nostra vita che funzionano, e facciamo di ogni momento libero un piccolo capolavoro, un qualcosa di speciale. Tornando ad apprezzare cose semplici come un bel piatto fatto in casa, un caminetto acceso, un buon libro accompagnato da un bicchiere di vino, un maglioncino soffice che ci riscalda in inverno, una candela profumata e qualche lucina che renda la casa scintillante mentre fuori il sole va giù e ci prepariamo a ricevere gli amici o a dedicarci a qualche hobby che ci fa stare bene. Che detto così non è certo la scoperta dell’acqua calda, però se ci pensiamo quanta gente conosciamo che ancora non l’ha capito e passa il tempo a rincorrere modelli e stili di vita inarrivabili? Basta uscire un sabato sera per rendersi conto di cosa è disposta a fare molta gente solo per “divertirsi”. Io sono stata due volte in Danimarca e confermo che i danesi sanno godersi la vita in maniera “sobria”: magari hanno ragione loro, il metodo funziona e prima o poi nella felicità ci inciampiamo per davvero. Provare non costa nulla. 

GITA DI PRIMAVERA: COSA VEDERE NEI DINTORNI DI TORINO

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Ormai sono diversi anni che la mia Torino è entrata – a pieno diritto – nei circuiti turistici nazionali e internazionali. Io che ci vivo non posso che esserne felice e orgogliosa, ma oggi voglio segnalarvi alcuni posti imperdibili da vedere nei dintorni, così che se avete in programma di venire in queste zone possiate organizzare une bella gita di primavera davvero completa. Tutte le esperienze che vi consiglio sono state da me personalmente testate – e fotografate – quindi andate sul sicuro 😉

COSA VEDERE:

1. SE AMATE LA NATURA

Se programmate il vostro viaggio in primavera, controllate se è già aperta la bellissima mostra di tulipani che si svolge ogni anno al Castello di Pralormo, Messer Tulipano. In un’unica gita potrete visitare sia il Castello sia i bellissimi giardini, per l’occasione allestiti con centinaia di specie di tulipani in fiore. Uno spettacolo imperdibile, e volendo potete anche acquistare i semi delle specie in mostra per il vostro terrazzo!

2. SE AMATE IL BUON VINO E I BORGHI ITALIANI

Per chi viene in Piemonte, un giro nelle Langhe è d’obbligo. Partite dalla cittadina di Barolo e abbinate la visita del suggestivo borgo a una bella degustazione di vino e ad un approfondimento presso il museo enologico locale. Molto carini anche i paesini dei dintorni quindi dopo esservi rifocillati non mancate di visitarne qualcuno.

3. SE SIETE BUONE FORCHETTE

Se siete dei buongustai, non dimenticate di fare un giro ad Alba. La cittadina è molto carina, ricca di scorci romantici, di negozietti allettanti e di ristorantini di gusto. E non scordatevi di assaggiare il prestigioso tartufo d’Alba: una spolverata sul risotto ed eccovi in Paradiso!

COME ORGANIZZARE IL VIAGGIO:

I dintorni di Torino sono molto belli ma non dappertutto si arriva con i mezzi, anzi. La soluzione ideale è noleggiare un auto, così da poter decidere con cura le varie fermate e non perdervi nessuno dei luoghi più interessanti. Io l’ultima volta che ho viaggiato in auto ho consultato Easyterra, un portale utilissimo che mette a confronto al posto vostro i prezzi dei vari autonoleggi più affidabili per suggerirvi il più adatto alle vostre esigenze: semplicemente geniale!

Per dormire, date un’occhiata ad AirbnB perché il Piemonte è ricco di sistemazioni deliziose ed economiche. Quindi non mi resta che augurarvi buone gite di primavera!

3 STEP PER UN TRUCCO DA GIORNO PERFETTO

Se è vero che il mondo del beauty è vastissimo e stupendo, è anche vero che ogni situazione richiede il trucco adatto. Sembra una banalità, ma spessissimo mi capita di vedere ragazze che alle 10 del mattino hanno addosso un trucco da discoteca. Che non è assolutamente adatto per il giorno, né tanto meno per un ambiente di lavoro. Io, nonostante adori pasticciare con trucchi e belletti, la mattina sono sempre di corsa, ma ultimamente cerco di ritagliarmi almeno 10 minuti per realizzare un trucco basic adatto al mio ambiente di lavoro a contatto con la gente. In fin dei conti, non si sa mai chi si può incontrare durante il giorno… e allora meglio farsi trovare pronte! A conti fatti, per un semplice trucco da giorno bastano pochi prodotti e qualche piccolo step semplicissimo da seguire. Ecco quello di cui non si può proprio fare a meno:

1. VISO IDRATATO E PELLE LISCIA

Realizzare una buona base è il miglio trucco che si possa mettere in pratica per apparire subito curate, fresche e riposate. Quindi, dedicate un paio di minuti all’idratazione della pelle con una buona crema da giorno, possibilmente dotata di filtro solare se starete anche all’aperto, e all’applicazione di una bb cream che vi regalerà un colorito sano e naturale senza appesantire come invece fanno alcuni fondotinta troppo coprenti. In caso di imperfezioni, prima della crema agite di correttore.

2. OCCHI IN PRIMO PIANO

Per il giorno, lasciate da parte ombretti metallizzati, glitter e brillantini vari e puntate su un ombretto mat in un tono neutro, magari in crema per poterlo stendere con i polpastrelli e ritoccarlo anche più volte durante la giornata. Aggiungete una riga sottile di matita in una tinta che sottolinei il colore dell’iride e poi andate di mascara per aprire lo sguardo. Attenzione alle sopracciglia: devono sempre essere super curate.

3. LABBRA GLOSSY

Avendo già sottolineato lo sguardo, le labbra devono passare in secondo piano. Potete puntare su un rossetto nude, assolutamente opaco, oppure su un gloss leggermente colorato che per la primavera mette allegria senza rendere il trucco troppo vistoso.

 

Tutti i trucchi che vedete nelle foto sono di Maybelline, una della marche che a parer mio ha il miglior rapporto qualità/prezzo e che grazie alla vasta gamma di ottimi prodotti permette di realizzare praticamente ogni tipo di make up (se volete prendere altri spunti, potete anche approfittare dei consigli dei makeup artist proprio di Maybelline su come realizzare un perfetto trucco semplice). A questo punto quindi non mi resta che dirvi… buon lavoro – e per non fare pasticci non truccatevi in macchina al semaforo come a volte facevo io 😉

#HAPPYBIRTHDAYINMOROCCO

Breve storia felice. Questo compleanno e’ arrivato veloce come un treno, credevo che al raggiungimento di questa età avrei raggiunto nel frattempo anche tanti altri traguardi che invece non sono arrivati. Traguardi che ho cercato, e altri che la società ha imposto per me. Cose che avrei voluto avere, lavori che avrei voluto fare, storie che sarebbero potute andare diversamente. Ma così è la vita. E finalmente l’ho imparato. A modo mio. E un po’ di questa nuova consapevolezza me la sono regalata per il compleanno. 4 anni fa probabilmente l’avrei trascorso in camera a compiangermi e a pensare a quello che volevo ma non avevo. Quest’anno invece ho preso lo zaino e sono andata a vedere uno dei posti che mi interessavano di più al mondo. Perché a volte i luoghi comuni si rivelano grandi verità: non è importante se nella tua vita piove spesso, tu impara a ballare sotto la pioggia ❤️ #happybirthdayinmorocco

E così, complici un compleanno, un’amica, un volo a 40 euro e la voglia di un ritorno di quelli magici, sono volata in Marocco per la seconda volta. 4 giorni tra Fes e Chefchaouen, tra la medina più antica e trafficata del Paese e quella più azzurra di sempre. Qualcosa di già visto da approfondire e qualcosa di nuovo da esplorare. Macchina fotografica sempre in mano e occhi bene aperti per non perdere nessun dettaglio. E per la seconda volta mi è venuto il “Mal du Maroc”. Lo capisci subito, se ti viene: è quel groppo in gola che ti prende appena sali sull’aereo, perché sai che di questa terra colorata, rumorosa, polverosa e sorridente ti mancheranno un sacco di cose. Mancherà il sapore del tè alla menta, il profumo delle spezie al mercato, il gusto della pasta di mandorle che si scioglie in bocca, l’azzurro della Medina di Chefchaouen, il giallo e il blu di Fes, il nonnino con la stampella che ci ha salvate quando ci siamo perse nei vicoli, il driver che si è vestito elegante solo per noi, i ”welcome to Morocco”, le colazioni in terrazza sotto a un cielo senza nuvole, i bambini che ti davano il ‘5’ e pure le contrattazioni allo sfinimento nei negozietti. Perché il Marocco è così, ti entra sotto la pelle e dentro al cuore e magari quando sei lì neppure te ne accorgi, ma poi quando ti mettono il timbro di uscita sul passaporto ti volti indietro un attimo e sai che ne sentirai tantissimo la mancanza. 

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