Cosa fareste se un assassino vi desse la caccia e vi rimanessero soltanto 24 ore di tempo per salvarvi?

Grazie ad un’iniziativa di Harper Collins – che ringrazio – ho avuto la possibilità di leggere un romanzo che prova a dare una risposta a questa domanda, trascinando il lettore in un thriller ad alta tensione. Sto parlando di 24 HOURS, di Claire Seeber (lo trovate QUI).

Questa la trama:

Mi chiamo Laurie. Oggi sono viva. Domani potrei non esserlo più. La mia migliore amica, Emily, è morta. Uccisa la scorsa notte nell’incendio che ha devastato il nostro hotel. Ma non era lei che doveva morire. Ero io. E adesso ho solo 24 ore prima che lui scopra che sono ancora viva. Lui… qualcuno del mio passato. Il mio ex, un altro uomo… Non ho nessuna certezza. Solo questo piccolo spiraglio di speranza, ora. Quest’unica possibilità. 24 ore di completo anonimato per trovare Polly, mia figlia. Prima che mi vengano a cercare.

Vi dico solo questo: non fatevi sfuggire questo thriller. Il ritmo è incalzante, la tensione sale pagina dopo pagina e dopo un inizio più lento non riuscirete a staccarvi dal romanzo fino a che non  saprete la verità. La scrittrice è abilissima a prendervi per mano, portarvi in un punto preciso e poi dirvi che non avete capito nulla di dove state andando. In un alternarsi continuo di presente e passato accompagniamo la protagonista lungo le 24 inesorabili ore che la separano dal suo assassino, mentre a poco a poco scopriamo i dettagli della sua vita passata, come tanti pezzi di un puzzle che solo alla fine si ricomporrà nella maniera giusta per permettervi di vedere il quadro completo. Il passato di Laurie, il matrimonio troppo precipitoso con Syd, la nascita di Polly e il rapporto della bimba col suo “papino”, l’entrata di un altro uomo nella vita della protagonista, l’amicizia storica con Emily… tutto si mischia e solo alla fine si capisce come ogni elemento sia collegato agli altri. Bella infine l’idea di dare alla protagonista un mestiere particolare – la psicoterapeuta: ciò permette all’autrice di inserire nel romanzo, senza comunque mai perdere il ritmo, citazioni filosofiche e spunti di riflessione che normalmente non si trovano nei gialli più “classici”. Unica pecca, a volte le situazioni sono un po’ troppo semplicistiche; ciò non toglie comunque smalto ad un thriller ben riuscito.

Ma non è finita. Mi sono anche divertita molto mettendomi in gioco per provare a dare la mia personale risposta al quesito del momento. E questo mini racconto è il risultato:

Ok. Non andare in panico. Sono 24 ore, sembra niente ma è tantissimo. Un intero giorno e un’intera notte. Per far cosa, direte voi. Oh niente, solo per salvarmi la vita. Una cosa da nulla. Scoprire chi vuole farmi fuori, stanarlo e consegnarlo alla polizia. Il tutto tentando di restare viva. Come dicevo, un gioco da ragazzi. Devo calmarmi. Così non vado da nessuna parte. Al momento mi trovo all’ultimo piano della biblioteca civica, confusa in mezzo a studenti e disoccupati che cercano di riempire le loro giornate. Ci sono pc e telefoni pubblici che posso usare senza essere identificata, se faccio attenzione a non usare nessuno dei miei account e a fare ricerche il più possibile generiche. Dunque, cosa farebbe Agatha Christie? Uhm, credo che cercherebbe si scoprire il più possibile sul killer per poi tendergli una trappola in perfetto stile Poirot. Vale la pena tentare. Magari prima mi mangio un Kit Kat. Se domani non ci sono più, un po’ di cellulite sulle gambe che danno può fare? Bene, l’importante è essere pragmatici, lo dico sempre. E adesso all’opera per scoprire chi mi vuole defunta. Per poi tendergli, non so ancora come, la più strabiliante trappola mai architettata. Come dicevo, un gioco da ragazzi. Mi cerco un angolo tranquillo della biblioteca e mi metto a studiare un piano. Per una lettrice di gialli come me, sarà uno scherzo. Ok, l’importante è essere convinti. 

Dunque, cosa fanno nei libri quando devono scappare dal cattivo? Pagano tutto in contanti, e fin qui ci siamo, ho preso i soldi dal mio fondo emergenze – una busta nascosta in una scatola da scarpe a casa. Secondo passo, depistaggio: con la carta di credito compro un biglietto aereo per un luogo in cui non metterò mai piede. Terzo, mentre passo vicino al tavolo delle ragazze di giurisprudenza, “prendo in prestito” un cappello sotto cui nascondere la mia testa quando uscirò in strada. E adesso? Mentre sto disperatamente pensando ad un piano, mi viene in mente Oliver, il mio migliore amico. Posso chiamarlo? No, non voglio fargli correre rischi. Però lui è così in gamba… saprebbe sicuramente cosa fare. Alzo gli occhi e vedo che la biblioteca si sta svuotando. Accidenti. E’ ora di uscire. Andrò da Oliver, decido. Lui mi aiuterà. Nascondo il viso e i capelli sotto al cappello e scendo in strada.

Arrivo da Oliver confondendomi nella folla dei pendolari che rientrano dal lavoro, e subito lui si mette all’opera per studiare un piano. E’ confortante non essere più sola. Mentre lui smanetta su internet, mi chiedo per l’ennesima volta come ho fatto ad arrivare a questo punto? Ma non c’è tempo per pensare, il killer saprà che Oliver è mio amico e mi verrà a cercare anche qui. Dobbiamo partire. Con un taxi al volo raggiungiamo la stazione dei bus e saliamo sul primo di cui ci fanno comprare il biglietto sul momento in contanti. Non so neppure la destinazione. E non mi importa. Voglio solo mettere più km possibili tra me e LUI. Sapevo che avrei dovuto continuare a correre.

Arriviamo a Praga e ripartiamo subito con un altro bus per un paesino delle campagne boeme. Le 24 ore sono quasi finite e se riesco ad arrivare in un posto abbastanza sperduto per nascondermi so che sarò al sicuro. Sto iniziando a stancarmi di fuggire, ogni minuto è una tortura, quando sento un boato, delle urla e poi diventa tutto nero.

Mi risveglio ed è l’inferno. Il bus sta bruciando, di Oliver non c’è traccia e attorno a me solo corpi e fiamme. Mi metto in salvo attraverso una finestrella rotta e poi, d’istinto, scambio la mia borsa con quella di una ragazza che era sul bus e per cui non credo ci sia più nulla da fare. Le metto vicino anche la mia catenina col nome, e mentre da lontano vedo arrivare i soccorsi, scappo in direzione opposta. Con un po’ di fortuna, mi crederanno coinvolta nell’incidente e io, finalmente, sarò libera. Di ricominciare.

PS: le frasi in neretto son tratte dal libro, per darvi un’idea del mood che troverete leggendolo. Che ne pensate? E voi che fareste al posto di Laurie?

Ditemelo nei commenti e non dimenticatevi di scoprire cosa farebbero nella stessa situazione anche le mie compagne di avventura in questo bellissimo blogtour targato Harper Collins!