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BOOKS FOR BREAKFAST #45 – GLI EREDI + MEET WULF DORN

GLI EREDI

Wulf Dorn

Corbaccio

«Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio. Però i due esperti dei lati oscuri della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuta dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader, trentadue anni, capelli biondi; sull’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità. Nel suo sguardo diffidenza e terrore. Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da rendere difficile smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il collega: qualcosa di terribile, che supera ogni immaginazione. In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo. Se sarà ancora possibile.

Un romanzo forte, potente, implacabile. Sul sito della casa editrice viene definito “un pugno nello stomaco” e per quanto mi riguarda è proprio vero. Non aspettatevi il classico giallo che si legge in poltrona per staccare un po’ dalla routine: no, questo libro ti aggancia dalla prima pagina e ti trascina in una spirale di mistero che poi diventa puro terrore. E orrore. Un “incubo”, in perfetto stile Dorn (vi ricordate il libro dello scorso anno? In caso, lo trovate QUI), scritto con il solito ritmo super serrato che alterna l’interrogatorio e l'”indagine” a fatti sempre più strani che succedono in giro per il mondo e coinvolgono i bambini… Fatti basati su episodi reali, oltretutto. E poi ci sono i fatti inspiegabili, come un intero villaggio che scompare nel nulla da un momento all’altro. Non posso dirvi molto per non fare spoiler se non che Wolf si riconferma con questo romanzo un vero talento nel tenere il lettore letteralmente con il fiato sospeso e nel superare, con le sue trame “nere”, persino la peggiore realtà di cronaca. Una trama particolare, una svolta praticamente horror che però non è fine a se stessa ma bensì diventa una provocazione che obbliga il lettore a chiedersi “ma che razza di mondo stiamo lasciando ai nostri figli?

Inoltre, grazie alla consueta disponibilità e gentilezza dello staff della Corbaccio, che ringrazio con affetto, non solo ho letto il libro, ma ho anche potuto incontrare di nuovo l’autore per parlarne con lui in un’intervista di gruppo. E ancora una volta mi sono stupita di quanto Wulf Dorn di persona sappia parlare di tutto, compresi i temi più scabrosi, con una grandissima ironia di fondo che ti conquista. Quindi ecco a voi i punti più interessanti della nostra chiacchierata: 

 1. “Gli eredi” secondo te si può definire una favola nera? E, come tutte le favole, ha una morale?

Immaginando che l’intenzione della favola sia proprio raccontare un certo tema in maniera tale da trasmetterlo e renderlo comprensibile al lettore seppur complicato, il termine “favola nera” è calzante. A differenza delle favole, però, non ho scritto con l’idea di inserire una morale, bensì con la voglia di trasmettere un’idea che serbavo da tempo e non di dare la soluzione. I lettori devono trovarla da soli leggendo il libro, ognuno può immaginare un diverso finale e riflettere su cosa si potrebbe fare di diverso.

2. I bambini nel tuo romanzo si ribellano quasi nel grembo materno. Senza arrivare a questo, credi che gli unici che possano salvare il mondo siano effettivamente i giovani?

Secondo me i bambini simboleggiano il futuro, ma il pensiero che c’è dietro questa storia sia: “Cosa stiamo facendo noi del mondo in cui viviamo? Cosa stiamo lasciando alle generazioni future?” Ho tentato attraverso i bambini di rendere evidente che, se non cambiamo il nostro modo di comportarci, le prossime generazioni saranno ad un bivio: faranno come noi o si ribelleranno a tutto ciò?

3. La tua scrittura è cambiata: prima scrivevi del passato che tornava a fare paura ai protagonisti, mentre in questo libro è il futuro che fa paura…

Noi ci troviamo esattamente a metà strada tra passato e futuro. Il passato è il punto da cui partiamo e il futuro è il punto verso il quale ci stiamo dirigendo. Dobbiamo imparare dal passato per creare un nuovo futuro, altrimenti rifaremo sempre gli stessi errori. Non sarebbe auspicabile né dal punto di vista individuale né da quello evolutivo.

4. Da quale spunto o storia reale sei partito per scrivere questo libro?

Ho letto i rapporti annuali dell’UNICEF. Leggendo questi rapporti, ti accorgi di cosa succede a questi bambini e ti rendi conto che ciò che loro vivono è davvero uno dei peggiori horror esistenti. Ritengo molto importante il lavoro di istituzioni come l’UNICEF, che si impegnano per la salvaguardia di queste vite innocenti.

5. Un’immagine che colpisce molto è quella della bambina che riceve per il compleanno un’arma vera. Secondo te cosa spinge un genitore a fare questo tipo di regalo al proprio figlio?

Ho scoperto che esiste veramente una ditta che vende anche queste armi modello Hello Kitty. E’ scioccante vedere come esistano nella realtà aziende che producano armi così come fumetti. Se si guarda su Youtube, per esempio, ci si rende conto di quanti genitori ci siano, tutti fieri di insegnare ai propri figli l’uso delle armi. Un fenomeno più americano che nostrano, per ora. Sono stato negli Stati Uniti e ho visto con i miei occhi il culto delle armi, le hanno tutti in casa. Non è un caso che gli Stati Uniti abbiano la più alta percentuale di casi di omicidio, loro risolvono così qualsiasi tipo di conflitto. Scrivere la scena comunque è stato molto impegnativo.

6. La cronaca però è piena di episodi di violenza che coinvolgono giovani. I bambini potrebbero cambiare le regole del gioco, nel tuo romanzo. Ma fa paura lo stesso la situazione attuale. Dove sta andando questo mondo? Siamo sicuri che i bambini di oggi non saranno i violenti di domani?

E’ la stessa domanda che mi sono posto io. Dove stiamo andando? Cosa stiamo facendo del nostro mondo? Io non ho una risposta ma posso dire che se non cambiano niente nel nostro atteggiamento, rischieremo molto. Cosa succederà? Mi sembra di essere tornato indietro negli anni: la bomba atomica, la minaccia nucleare, tutto questo in nome della pace. E’ un paradosso. La violenza è l’unico mezzo per risolvere i problemi? Io non credo e tocca ai singoli individui cominciare a dare l’esempio. Tutti possono imparare e in questo io voglio credere.

7. Dal romanzo: “credo che noi adulti commettiamo spesso il grande errore di sottovalutare voi bambini, siamo stati anche noi bambini. Avevamo domande e avevamo risposte.” Com’era Wulf Dorn da bambino? Avevi anche tu tante domande, e che risposte ti davi? Hai mai avuto la sensazione di non essere ascoltato dagli adulti?

Il fatto che i bambini vengano troppo spesso sottovalutati mi colpisce. I bambini hanno un modo diverso di pensare. Ve lo dimostro con un esempio: pensate tutti a una cosa che può essere piccola, verde e triangolare. …. (ipotesi varie e disparate di tutte noi blogger) … Se lo chiediamo a un bambino, c’è subito la risposta: un triangolo piccolo e verde! Ed è per questo che finiamo per sottovalutarli. I bambini affrontano in modo diverso la conversazione e potremmo imparare da loro. Io sono sempre stato un bambino curioso – la mia cameretta era praticamente una biblioteca comunale – e ho fatto sempre un sacco di domande agli adulti, ricevendo le risposte. Se proprio non ne avevo, passavo il tempo a cercarle nei libri… contate che internet non c’era all’epoca!

8. Hai inserito molti passaggi relativi agli animali, in particolare la scena delle farfalle è incredibile. Pensi che i bambini siano più vicini – come gli animali – alla loro parte istintiva? Rispondono più alla loro natura e non alle regole imposte dalla società?

Sono cresciuto in campagna e mi piace immergermi nella natura: credo che le cose che osserviamo finiscano per influenzarci. Vicino al posto in cui vivo c’è un fiume in cui ci sono, ad esempio, delle anatre che si riuniscono in branco come forma di protezione e per stare al caldo d’inverno. Nella scena delle farfalle è voluto mostrare questo: come la natura riesca ad essere così intelligente da unirsi per la sopravvivenza. Diventare un unico essere rappresenta un grande passo evolutivo, così come accade alla bambina piena di farfalle.

9. Nel momento in cui Laura aspetta un figlio, prende consapevolezza del male che la circonda, come se fosse stata la maternità ad aprirle gli occhi. E’ un monito ad avere più figli e, attraverso loro, a preparare un futuro migliore?

Per me Laura è proprio la parabola di questa società. Posso parlare solo della società in cui vivo, ma intorno a me c’è un sacco di gente che pensa solo al presente. In Germania c’è stata un’analisi dei testi delle canzoni degli ultimi decenni e sono state analizzate tre parole in particolare: Tu, Io e Noi. Abbiamo potuto verificare che la parola che compare con maggiore frequenza è Io. E’ una società troppo egocentrica, pensiamo alla nostra carriera e al nostro benessere e poco a quello che sarà il futuro. Laura, con questa gravidanza, si interroga sul “dopo”, perché in quel momento non è più solo responsabile di se stessa ma anche della vita che ha dentro di sé. Nella vita di tutti, arriva un momento in cui ti chiedi quale sia il tuo ruolo nel mondo. Questa era la mia intenzione, bisogna pensare al peso della propria esistenza nel mondo e alle proprie responsabilità.

10. Il titolo in tedesco era “I bambini” e la traduzione italiana è “Gli eredi”. La scelta è stata azzeccata in quanto cambia totalmente il significato. Chi l’ha deciso?

E’ stata una grande intuizione della Corbaccio, che lo ha modificato dando maggiore profondità e senso alla storia. Infatti, Robert si rende conto che la generazione precedente ha avvelenato il mondo che rimane in eredità ai bambini, che come tali sono proprio “eredi”. 

Una curiosità che ci ha svelato la direttrice editoriale della Corbaccio: l’idea è venuta proprio a lei, ispirata da una pubblicità del WWF di molti anni fa con due orsetti e la frase “Non siamo noi che lasciamo in eredità il mondo ai nostri figli, ma sono i nostri figli che ce lo danno in prestito”. Indagando ha poi scoperto che questa frase fu detta da un grande capo indiano nel 1856, poi leggendo il libro di Dorn ci ha ripensato… ed ecco il (bellissimo) titolo italiano! 

Un’altra curiosità: abbiamo chiesto a Wulf, bravissimo a mettere in ansia noi, se poi dopo tanto horror riuscisse a dormire la notte: ci ha risposto che sì, è proprio così che supera le sue paure – che comunque sono assolutamente reali (e condivisibili). Scrivere serve per elaborarle, esorcizzarle. E quando non scrive vorrebbe girare l’Italia per almeno 6 mesi a caccia di ricette tradizionali a cui dedicare, perchè no, un nuovo libro!

BOOKS FOR BREAKFAST #44 – LA DONNA DI GHIACCIO

LA DONNA DI GHIACCIO

Robert Bryndza

Newton Compton 

Il corpo congelato. Occhi spalancati e labbra socchiuse. Come se fosse morta mentre era sul punto di parlare… Quando un ragazzo scopre il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio in un parco di Londra, la detective Erika Foster viene subito incaricata dell’indagine sull’omicidio. La vittima, giovane, ricca e molto conosciuta negli ambienti della Londra bene, sembrava condurre una vita perfetta. Ma quando Erika comincia a scavare più a fondo tra le pieghe nascoste della sua esistenza, trova degli strani punti di collegamento tra quell’omicidio e l’uccisione di tre prostitute, assassinate secondo un macabro e preciso rituale. Ma chi era veramente la ragazza nel ghiaccio? Quali segreti nascondeva? Il ritratto che ne dà la famiglia corrisponde alla verità? Erika ha l’impressione che tutti gli elementi a cui si aggrappa nel corso delle ricerche le scivolino via dalle dita, ma è cocciuta, determinata e disposta a qualunque cosa pur di arrivare a capire che cosa si cela dietro quella morte violenta…

Un grazie immenso a Newton Compton per avermi mandato a sorpresa una copia di questo giallo che volevo tantissimo leggere: mi è piaciuto molto! A partire dalla protagonista, Erika. Detective di origine slovacca appena tornata a lavoro dopo un gravissimo lutto – avvenuto mentre era in servizio -, si mostra subito per quello che è: testarda, tenace, caparbia. Una che non molla. Inizialmente osteggiata, pian piano conquista la squadra, tranne qualcuno ovviamente, ma il suo continuo ficcare il naso e disobbedire agli ordini le provoca nuovi guai e nuovi nemici. Ma lei niente, non si abbatte mai e continua per la sua strada, contro tutti e tutto. E ovviamente alla fine trova il killer misterioso e il caso si chiude con successo. Ma nel frattempo il lettore si è affezionato a lei ed ecco che, voltata l’ultima pagina, non vedi l’ora di avere tra le mani una nuova avventura di Erika…

La narrazione ha molto ritmo, i personaggi sono abbastanza credibili, lo stile è scorrevole e ogni capitolo apre nuovi interrogativi che invogliano a proseguire la lettura. Gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti: la detective anticonvenzionale con un passato doloroso, la vittima ricca e bellissima ma con qualche scheletro nell’armadio, i famigliari benestanti ma ambigui, i sospettati, gli informatori… Insomma a questo mistery non manca niente quindi se amate il genere non perdetevelo: sarà sicuramente uno dei gialli dell’estate! 

BOOKS FOR BREAKFAST #43 – LA TELA DELL’ASSASSINO

LA TELA DELL’ASSASSINO

T. R. Ragan

Newton Compton

Lizzy Gardner è felice. Ha appena trascorso una serata romantica con Jared, il suo ragazzo. Ma poco dopo averlo salutato per tornare a casa, il suo sorriso si spegne e per la diciassettenne inizia l’incubo. Lizzy viene rapita e la mattina successiva si risveglia incatenata e imbavagliata, in balia delle perversioni di un serial killer soprannominato l’Uomo Ragno, che terrorizza le sue prede prima di ucciderle. Lizzy però riesce a sfuggire alla morte, unica tra le vittime designate, anche se la polizia non troverà mai quello spietato assassino. Quattordici anni dopo, Lizzy è un’investigatrice privata che nel tempo libero insegna tecniche di autodifesa a ragazze giovani. Ha tentato di lasciarsi alle spalle il suo ingombrante passato, di dimenticare di essere “l’unica che è riuscita a scappare”. Ma una telefonata di Jared, diventato nel frattempo un agente speciale dell’FBI, sconvolge di nuovo la sua vita. Spiderman è tornato in azione, e ha un unico obiettivo: ritrovare Lizzy e chiudere i conti di un gioco mortale iniziato molto tempo prima.

A me questo thriller è piaciuto, quindi innanzitutto ringrazio lo staff della Newton Compton – sempre disponibile e gentile – che mi ha permesso di leggerne una copia in ebook in anteprima. Adesso lo trovate anche in cartaceo in libreria e secondo me se siete in cerca di un giallo adrenalinico per l’estate non dovreste perdervelo. La storia prende fin dalle prime battute e ci si affeziona subito a Lizzy, una donna forte ma vulnerabile, che di giorno aiuta le giovani adolescenti insegnando loro l’autodifesa personale ma che di notte viene perseguitata dagli incubi legati al suo rapimento di tanti anni prima. Attorno a lei ruotano diversi personaggi, con cui fa fatica a stabilire un rapporto profondo proprio a causa del suo passato, pur essendo loro affezionata: la sorella Cathy, la nipote Brittany, e poi l’ex di quella sera maledetta, Jared. Con lui si incontra perchè una ragazza rapita viene ritrovata cadavere con sul corpo nientepopodimeno che un messaggio proprio per Lizzy. Il killer è tornato per chiudere i conti con lei, ma nel frattempo ha messo gli occhi anche su tutti i suoi affetti, quindi per Lizzy – già rapita e torturata una volta – la partita questa volta sarà molto più dura…

Il libro è scritto in maniera scorrevole, la storia regge e il ritmo è veloce e incalzante: potrebbero benissimo farci un film da questa storia. Non do il punteggio pieno solo per due motivi:

  • in certi punti io avrei tagliato un po’ di più mentre invece l’autrice si dilunga un po’
  • l’editing finale è molto impreciso, come se fosse stato fatto in fretta e furia. Ci sono diversi refusi ma soprattutto la cosa fastidiosa sono i tempi verbali che in diversi punti sono totalmente sballati. Che so, siamo nel presente e salta fuori uno che prende la pistola al passato remoto. Non ha senso. Magari è proprio stato scritto così, anche perchè la Newton lavora molto e molto bene, però io nell’editing avrei comunque scelto di fare una correzione più “spietata” 😉  

Per il resto questo è nel complesso un buon thriller e vi terrà incollati alle avventure di Lizzy dalla prima all’ultima pagina! 

BOOKS FOR BREAKFAST #42 – RICETTARIO AMOROSO DI UNA PASTICCIERA IN FUGA

RICETTARIO AMOROSO DI UNA PASTICCIERA IN FUGA

Louise Miller

Sonzogno

E’ risaputo: non tutte le ciambelle riescono col buco. Eppure Olivia Rawlings, rinomata pasticciera del più esclusivo club di Boston, sembra fare eccezione: con le sue forme abbondanti e i capelli tinti di viola, colleziona un successo dietro l’altro, concedendosi a servizi giornalistici e apparizioni televisive, nonché a una relazione clandestina col suo datore di lavoro, padre di famiglia. Una vita dolce e piena di sapore, almeno fino al giorno della festa per i 150 anni del club, quando Olivia, sotto gli occhi di tutti, incendia non solo la torta flambé ma l’intero locale. La sua carriera è – letteralmente – in fumo, e le tocca abbandonare il glamour della metropoli per rifugiarsi a Guthrie, uno sperduto paesino del Vermont, patria di musiche e balli folkloristici. Immersa nella vita di provincia in compagnia del cane Salty, Olivia crede di ritrovare la tranquillità necessaria per riordinare le idee. Tanto più che la burbera Margaret la assume come pasticciera nella propria locanda. Per una cittadina come lei, la casetta con veranda, il frutteto, la fragranza dei cibi genuini e le serate danzanti con la band del luogo sono un vero idillio. E l’incontro con Martin, tornato da Seattle per accudire il padre malato, la persuade di non essere più così sola al mondo. Ben presto, però, qualcosa si incrina: nel piccolo paese i pettegolezzi cominciano a girare e la nuova arrivata, dipinta come una rovina famiglie, ne è l’oggetto preferito. Fino a quando una visita a sorpresa getterà il villaggio nello scompiglio e Olivia si troverà a dover decidere se continuare a scappare o impastare gli ingredienti che la vita sembra offrirle. E magari scoprire che quel che vuole davvero non è come lo immaginava, ma addirittura migliore.

Una bella – e golosa – storia che ho potuto scoprire grazie alla consueta immensa disponibilità di Sonzogno. Ho conosciuto Olivia in un momento particolare della mia vita, quando anche a me le cose erano un po’ sfuggite di mano, ed è stato un conforto immergersi per una volta nelle disavventure di qualcuno che non fossi io! Anche se alla parte del disastro è dedicato solo un brevissimo capitolo iniziale, ho subito simpatizzato con Olivia, mettendomi fin dalle prime righe nei suoi panni bruciacchiati. Ho tifato per lei mentre preparava la torta di mele di prova per farsi assumere nella pasticceria del paese – e poi sono stata felicissima di trovare la ricetta alla fine del libro! Olivia è una donna tosta che non è più abituata ai ritmi lenti della campagna, alle torte “basiche”, alle relazioni “sane”, e accompagnarla in questo percorso è stata una boccata di aria fresca anche per me. Per non parlare della cosa più bella del romanzo: l’ambientazione! Avete presente Una mamma per amica? Ecco, io leggendo mi sentivo proprio come nel telefilm: casette di legno, giardini autunnali, localini di paese, tazze di caffè e fette di torta di mele, passeggiate in campagna nel giorno libero, libro e copertina in poltrona…. un vero paradiso! Non posso quindi che consigliare questo libro, perchè ci troverete una bella storia, semplice ma non banale, personaggi tridimensionali e un’atmosfera calda e accogliete, come se foste nella vostra cucina di casa con in mano una tazza di tè e un dolcetto alla vaniglia. 

BOOKS FOR BREAKFAST #41 – QUANDO FINISCONO LE OMBRE

QUANDO FINISCONO LE OMBRE

Cristina Rava

Garzanti

Il lungo viale al centro della città è deserto. Solo un uomo anziano cammina sotto il sole, con una torcia elettrica accesa nonostante la luce estiva. È Spartaco Guidi. Qualche mese dopo, il suo corpo viene ritrovato in un terreno di campagna. L’autopsia viene affidata al medico legale Ardelia Spinola. Dopo tanti anni di esperienza, sa che il suo compito è solamente quello di circoscrivere l’ora della morte, di stabilirne cause e dinamiche. Ma non è facile zittire l’anima investigatrice che c’è in lei. Anche se, in realtà, avrebbe ben altro a cui pensare. Arturo, l’affascinante apicultore (e amante dei gatti come lei) che da pochi mesi è nella sua vita, sembra nascondere qualcosa che le sfugge. Qualcosa che le fa temere di perderlo, anche se ammetterlo per lei è difficile. E quando scopre che la casa di Spartaco Guidi è stata messa sottosopra, tutta la sua attenzione torna sul caso. Scopre che l’uomo era tornato da poco ad Albenga, il suo luogo d’origine, dopo decenni passati in ospedale psichiatrico per aver ucciso un amico in gioventù. Eppure tutti parlano di lui come di una persona di animo buono. Cosa l’avrà portato a quel gesto, allora, e adesso a subire una morte violenta? L’intuito di Ardelia non sbaglia mai, e stavolta le dice che Il ritorno della vittima in città è la chiave del mistero. Ma non è facile scovare dove si nascondono le ombre. Soprattutto se ci sono tanti piccoli dettagli che sfuggono. Dettagli fondamentali perché le tessere di un puzzle possano combaciare. Finché la verità non è talmente vicina da accecare, e diventare quasi invisibile…

Grazie, grazie, grazie a Garzanti per avermi permesso di scoprire il personaggio di Ardelia Spinola! Un medico legale caparbio, sensibile, colto, molto rigoroso sul lavoro ma più flessibile (e talvolta incasinato) nella vita. Una donna di mezza età, con un bagaglio culturale e di vita non certo leggero ma sempre abbinato a un sorriso. Una donna che spesso passa in rosticceria perchè non sempre ha voglia di cucinare dopo il lavoro, una donna con un fidanzato – Arturo – perfetto sotto molti aspetti ma “sospetto” su alcune piccole questioni, una donna sicura nel suo mestiere, che fa con grinta e precisione, ma molto meno sicura nella vita. Non parliamo poi di adesso, che ha dovuto, a cinquant’anni suonati, mettere l’apparecchio! Ce ne sarebbe per scoraggiare chiunque, invece lei è “capa tosta” e non si arrende mai. Fin da subito si appassiona alla figura di Spartaco Guidi, e quando l’uomo viene trovato morto è lei a eseguire l’autopsia ma soprattutto a parlare con i suoi vecchi amici, rintracciare una vecchia fiamma di gioventù e scontrarsi con l’odiosa famiglia della vittima, che  neppure vuole pagargli il funerale. Ardelia indaga e nel frattempo ci porta nel suo mondo, fatto di cene con il fidanzato o con Gabriel, un anziano ebreo diventato per lei come un padre, di momenti con i suoi gatti, di viaggi in pick-up alla ricerca della verità, di conversazioni, di amiche, di regali di Natale da comprare, di rivelazioni da incassare – una, soprattutto, nel finale, che spero sia lo spunto per un prossimo libro! Cristina Rava infatti con Garzanti ha già scritto due avventure di Ardelia prima di questa, io la prima (“Un mare di silenzio”)  devo ancora trovarla in cartaceo ma la seconda, “Dopo il nero della notte“, l’ho letta prima di affrontare questo terzo capitolo e l’ho trovata un altro giallo originale, colto, ricco di riferimenti alla storia recente del nostro Paese, pieno di bella musica, cibo goloso, profumi di Liguria e rumore del mare in sottofondo. Sono comunque libri che si possono leggere in maniera indipendente l’uno dall’altro e il mio consiglio è di dare assolutamente una possibilità ad Ardelia, eroina e detective fuori dagli schemi ma assolutamente irresistibile. Bellissima anche la cornice Ligure, io conosco bene questi posti e leggendo mi sembrava di essere là, a indagare con Ardelia, a mangiare pasta al pesto e a sentire il profumo del mare e degli ulivi….

 

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