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BOOKS FOR BREAKFAST #40 – MADAME CLAUDEL E’ IN UN MARE DI GUAI

MADAME CLAUDEL E’ IN UN MARE DI GUAI

Aurélie Valognes

Newton Compton

Ferdinand Brun vive a Parigi, al numero 8 di Rue Bonaparte, ha ottantatré anni e non gli piacciono le persone. Sfortunato dalla nascita – ha perso la mamma e la nonna quando era ancora piccolo – è cresciuto nel risentimento, diventando introverso e taciturno. Purtroppo con il passare degli anni è addirittura peggiorato e così la moglie lo ha mollato di punto in bianco scappando con il postino, mentre la figlia e il nipotino sono andati a vivere dall’altra parte dell’oceano. Rimasto solo con la cagnolina Daisy, unico essere vivente degno del suo affetto, Monsieur Brun ha deciso di disertare il genere umano e di ridurre al minimo i suoi contatti con gli altri, compresi quelli con la portinaia, la detestata Madame Suarez. Un infausto giorno, la cagnolina Daisy muore e la settimana dopo Monsieur Brun rimane vittima di un incidente. Tutto è contro di lui, e quando la figlia lo mette di fronte all’ipotesi dell’ospizio, non gli resta che accettare l’aiuto di Madame Claudel, un’arzilla signora di novantatré anni, che abita al suo piano. Ma sarà l’arrivo della piccola Juliette, figlia dei nuovi condomini, l’unico evento in grado di scalfire il muro di diffidenza e scontrosità che il vecchio ha costruito intorno a sé.

Questo libro è stato un regalo inaspettato – grazie di cuore come sempre alla Newton Compton – e mi sono innamorata subito della copertina.  Naturale quindi che avessi alte aspettative. In parte soddisfatte e in parte un po’ deluse, e ora vi racconto perchè. La trama regge, il romanzo si legge in fretta e permette di staccare con la mente da letture più impegnative. Mi hanno un po’ deluso invece lo stile, un po’ acerbo secondo me, e il titolo, che non ha davvero molto senso rispetto agli avvenimenti. Punti forti invece, oltre alla già citata copertina, il messaggio che il romanzo vuole trasmettere, ovvero che c’è sempre tempo per essere felici, per rimediare ai guai commessi, per riallacciare rapporti che sembravano compromessi. Questo sia perchè i protagonisti sono – quasi – tutti avanti con l’età, sia perchè l’autrice è brava a far filtrare dalle pagine la voglia di ricominciare, l’idea del crederci ancora, il concetto del non arrendersi mai. Mi è piaciuto vedere pian piano la scorza del “vegliardo” Monsieur Brun scalfirsi grazie alla piccola Juliette e all’esuberante e chiacchierona Madame Claudel; il tema non sarà originalissimo ma qui è affrontato con sufficiente delicatezza da rendere questa una lettura tutto sommato piacevole e distensiva.

BLOGTOUR – 24 HOURS

Cosa fareste se un assassino vi desse la caccia e vi rimanessero soltanto 24 ore di tempo per salvarvi?

Grazie ad un’iniziativa di Harper Collins – che ringrazio – ho avuto la possibilità di leggere un romanzo che prova a dare una risposta a questa domanda, trascinando il lettore in un thriller ad alta tensione. Sto parlando di 24 HOURS, di Claire Seeber (lo trovate QUI).

Questa la trama:

Mi chiamo Laurie. Oggi sono viva. Domani potrei non esserlo più. La mia migliore amica, Emily, è morta. Uccisa la scorsa notte nell’incendio che ha devastato il nostro hotel. Ma non era lei che doveva morire. Ero io. E adesso ho solo 24 ore prima che lui scopra che sono ancora viva. Lui… qualcuno del mio passato. Il mio ex, un altro uomo… Non ho nessuna certezza. Solo questo piccolo spiraglio di speranza, ora. Quest’unica possibilità. 24 ore di completo anonimato per trovare Polly, mia figlia. Prima che mi vengano a cercare.

Vi dico solo questo: non fatevi sfuggire questo thriller. Il ritmo è incalzante, la tensione sale pagina dopo pagina e dopo un inizio più lento non riuscirete a staccarvi dal romanzo fino a che non  saprete la verità. La scrittrice è abilissima a prendervi per mano, portarvi in un punto preciso e poi dirvi che non avete capito nulla di dove state andando. In un alternarsi continuo di presente e passato accompagniamo la protagonista lungo le 24 inesorabili ore che la separano dal suo assassino, mentre a poco a poco scopriamo i dettagli della sua vita passata, come tanti pezzi di un puzzle che solo alla fine si ricomporrà nella maniera giusta per permettervi di vedere il quadro completo. Il passato di Laurie, il matrimonio troppo precipitoso con Syd, la nascita di Polly e il rapporto della bimba col suo “papino”, l’entrata di un altro uomo nella vita della protagonista, l’amicizia storica con Emily… tutto si mischia e solo alla fine si capisce come ogni elemento sia collegato agli altri. Bella infine l’idea di dare alla protagonista un mestiere particolare – la psicoterapeuta: ciò permette all’autrice di inserire nel romanzo, senza comunque mai perdere il ritmo, citazioni filosofiche e spunti di riflessione che normalmente non si trovano nei gialli più “classici”. Unica pecca, a volte le situazioni sono un po’ troppo semplicistiche; ciò non toglie comunque smalto ad un thriller ben riuscito.

Ma non è finita. Mi sono anche divertita molto mettendomi in gioco per provare a dare la mia personale risposta al quesito del momento. E questo mini racconto è il risultato:

Ok. Non andare in panico. Sono 24 ore, sembra niente ma è tantissimo. Un intero giorno e un’intera notte. Per far cosa, direte voi. Oh niente, solo per salvarmi la vita. Una cosa da nulla. Scoprire chi vuole farmi fuori, stanarlo e consegnarlo alla polizia. Il tutto tentando di restare viva. Come dicevo, un gioco da ragazzi. Devo calmarmi. Così non vado da nessuna parte. Al momento mi trovo all’ultimo piano della biblioteca civica, confusa in mezzo a studenti e disoccupati che cercano di riempire le loro giornate. Ci sono pc e telefoni pubblici che posso usare senza essere identificata, se faccio attenzione a non usare nessuno dei miei account e a fare ricerche il più possibile generiche. Dunque, cosa farebbe Agatha Christie? Uhm, credo che cercherebbe si scoprire il più possibile sul killer per poi tendergli una trappola in perfetto stile Poirot. Vale la pena tentare. Magari prima mi mangio un Kit Kat. Se domani non ci sono più, un po’ di cellulite sulle gambe che danno può fare? Bene, l’importante è essere pragmatici, lo dico sempre. E adesso all’opera per scoprire chi mi vuole defunta. Per poi tendergli, non so ancora come, la più strabiliante trappola mai architettata. Come dicevo, un gioco da ragazzi. Mi cerco un angolo tranquillo della biblioteca e mi metto a studiare un piano. Per una lettrice di gialli come me, sarà uno scherzo. Ok, l’importante è essere convinti. 

Dunque, cosa fanno nei libri quando devono scappare dal cattivo? Pagano tutto in contanti, e fin qui ci siamo, ho preso i soldi dal mio fondo emergenze – una busta nascosta in una scatola da scarpe a casa. Secondo passo, depistaggio: con la carta di credito compro un biglietto aereo per un luogo in cui non metterò mai piede. Terzo, mentre passo vicino al tavolo delle ragazze di giurisprudenza, “prendo in prestito” un cappello sotto cui nascondere la mia testa quando uscirò in strada. E adesso? Mentre sto disperatamente pensando ad un piano, mi viene in mente Oliver, il mio migliore amico. Posso chiamarlo? No, non voglio fargli correre rischi. Però lui è così in gamba… saprebbe sicuramente cosa fare. Alzo gli occhi e vedo che la biblioteca si sta svuotando. Accidenti. E’ ora di uscire. Andrò da Oliver, decido. Lui mi aiuterà. Nascondo il viso e i capelli sotto al cappello e scendo in strada.

Arrivo da Oliver confondendomi nella folla dei pendolari che rientrano dal lavoro, e subito lui si mette all’opera per studiare un piano. E’ confortante non essere più sola. Mentre lui smanetta su internet, mi chiedo per l’ennesima volta come ho fatto ad arrivare a questo punto? Ma non c’è tempo per pensare, il killer saprà che Oliver è mio amico e mi verrà a cercare anche qui. Dobbiamo partire. Con un taxi al volo raggiungiamo la stazione dei bus e saliamo sul primo di cui ci fanno comprare il biglietto sul momento in contanti. Non so neppure la destinazione. E non mi importa. Voglio solo mettere più km possibili tra me e LUI. Sapevo che avrei dovuto continuare a correre.

Arriviamo a Praga e ripartiamo subito con un altro bus per un paesino delle campagne boeme. Le 24 ore sono quasi finite e se riesco ad arrivare in un posto abbastanza sperduto per nascondermi so che sarò al sicuro. Sto iniziando a stancarmi di fuggire, ogni minuto è una tortura, quando sento un boato, delle urla e poi diventa tutto nero.

Mi risveglio ed è l’inferno. Il bus sta bruciando, di Oliver non c’è traccia e attorno a me solo corpi e fiamme. Mi metto in salvo attraverso una finestrella rotta e poi, d’istinto, scambio la mia borsa con quella di una ragazza che era sul bus e per cui non credo ci sia più nulla da fare. Le metto vicino anche la mia catenina col nome, e mentre da lontano vedo arrivare i soccorsi, scappo in direzione opposta. Con un po’ di fortuna, mi crederanno coinvolta nell’incidente e io, finalmente, sarò libera. Di ricominciare.

PS: le frasi in neretto son tratte dal libro, per darvi un’idea del mood che troverete leggendolo. Che ne pensate? E voi che fareste al posto di Laurie?

Ditemelo nei commenti e non dimenticatevi di scoprire cosa farebbero nella stessa situazione anche le mie compagne di avventura in questo bellissimo blogtour targato Harper Collins!

BOOKS FOR BREAKFAST # 39 – IL CANE CHE ARRIVO’ PER NATALE

IL CANE CHE ARRIVO’ PER NATALE
Megan Rix
Piemme

Quello di Megan e Ian è il matrimonio di due anime gemelle. Sono una coppia complice e innamorata, e presto si accorgono che manca solo un bambino a coronare la loro felicità. Bambino che però tarda ad arrivare. Mentre aspettano che il miracolo si compia, cominciano a collaborare con un’associazione che addestra cani destinati ad aiutare non vedenti e disabili. Sono cani eccezionali, pazienti ed efficienti, che sanno spegnere le luci, aprire e chiudere le porte e assistere in mille modi le persone a loro affidate, oltre a essere compagni affettuosi. Il compito di Megan e Ian è di accogliere i cuccioli per alcuni mesi e di occuparsi della prima fase della loro educazione, per poi restituirli al centro per la fase successiva di addestramento. Ed è così che Emma e Freddy entrano nella loro casa come un raggio di sole. Separarsi da loro dopo mesi però è un dolore immenso, e Megan al secondo addio capisce che è arrivato il momento di adottare un cucciolo a tempo pieno. Con il Natale che si avvicina e un vuoto sempre più grande da colmare, Megan spera che un cane tutto loro arrivi a completare la famiglia…

Se è vero che l’Epifania “tutte le feste si porta via“, grazie a Piemme riesco a prolungare il mood festaiolo ancora per qualche giorno. E con questo libro – arrivatomi a sorpresa <3 – potete farlo anche voi: un’incursione nel clima natalizio per non arrendersi all’evidenza della fine delle vacanze. La storia, basata su avvenimenti reali accaduti all’autrice, è semplice ma carina. E non fatevi ingannare dall’incipit: se è vero che Megan e Ian sono la classica coppia che non riesce ad avere figli e “ripiega” su un cucciolo, è però vero che il loro è un “amore a scadenza” dato che non prendono un cane tutto per loro ma decidono di avere in affidamento animali destinati alle persone con problemi. E già questo fa capire quanto sono speciali: voi riuscireste a prendere un cane per 6 mesi e poi a separarvene? Io no di certo. 

Altro punto a favore di questo romanzo: la vita di Megan non è affatto semplice ma lei non cade mai, e dico mai. nell’autocommiserazione o nel pietismo. E’ vero, non può avere figli, ma questo non vuol dire che la vita non possa regalarle altri sorrisi, magari scegliendo altre vie. Bisognerebbe ricordarselo sempre… e chi ha un cane o comunque un animale domestico sa quanta felicità essi siano in grado di regalare, e senza chiedere nulla in cambio!

Una storia delicata, emozionante e sincera imperdibile se amate gli animali, se siete inguaribili romantiche in cerca di un racconto dolcissimo o ancora se, comunque vadano le cose, siete di quelle che non perdono mai la speranza. E grazie, di cuore, a Piemme, per avermi ricordato proprio questo: mai smettere di sperare!

BOOKS FOR BREAKFAST # 38 – NATALE A NOTTING HILL

NATALE A NOTTING HILL

Karen Swan

Newton Compton

Migliaia di addobbi e luci scintillanti decorano Londra mentre si avvicina il Natale, ma Nettie Watson non è in vena né di feste né di regali. Il Natale, per lei, è solo il ricordo doloroso di quello che aveva, della vita che era abituata a fare e di chi non c’è più… Quando, con sua grande sorpresa, si ritrova al centro di una campagna mediatica senza precedenti e, ancora più inaspettatamente, attira l’attenzione di Jamie Westlake, la popstar più amata del momento, la situazione la coglie del tutto impreparata. Jamie è famoso per essere un impenitente spirito libero ma l’attrazione nei confronti di Nettie è evidente e innegabile, come del resto i suoi sforzi per ignorare i propri sentimenti e la straordinaria chimica tra loro… Nettie, dal canto suo, è alle prese con profonde ferite: il dolore per la scomparsa della madre è ancora troppo fresco e non ha idea di come lasciarselo alle spalle per accogliere la gioia di quelle luci sfavillanti, della pienezza degli abeti carichi di neve e la promessa di quell’amore che sta bussando al suo cuore…

Che dire, Karen Swan è una garanzia per staccare due ore dalla propria routine e immergersi nelle vite romanzate delle sue protagoniste, inizialmente un po’ imbranate e poi catapultate “loro malgrado” in ambienti scintillanti che, ammettiamolo, un po’ fanno sognare anche le più ciniche di noi. In questo romanzo mi sono subito identificata con la protagonista perché si fa una figuraccia non indifferente davanti alle telecamere e dato che io sono la regina delle gaffe mi è stata subito simpatica. In poco tempo la sua caduta giù per una montagna – in un imbarazzante abito da coniglio – rimbalza su tutti i social e i suoi followers aumentano a dismisura. Tra di essi c’è anche un affascinante popstar… e qui la storia diventa ovviamente prevedibile, anche se ho apprezzato l’elemento più serio dato dalla tristezza di Nettie per la morte della mamma, avvenuta tempo prima ma mai superata. Quindi anche tra festoni scintillanti e location da sogno il romanzo affronta comunque un tema importante come l’elaborazione di un grosso lutto e la tristezza che spesso ci portiamo dietro durante le feste se non siamo completamente soddisfatti della nostra vita. Per il resto è il classico romanzo alla Karen Swan, perfetto per rilassarsi dopo una giornata di shopping natalizio e staccare (quasi) del tutto il cervello.

Come ogni volta un grazie speciale allo staff di Newton Compton, sempre gentilissimo, che anche in questa occasione natalizia mi ha regalato una bella evasione dal mondo reale – e dal caos delle festività!

 

BOOKS FOR BREAKFAST #37 – LA SPOSA SCOMPARSA

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LA SPOSA SCOMPARSA

Rosa Teruzzi

Sonzogno

Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnificamente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell’impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici – a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono – riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata.

Bello, bello, bello. Finalmente un giallo italiano per cui vale proprio la pena! Le protagoniste, tanto per cominciare, sono perfettamente caratterizzate: Libera, con le sue insicurezze ma anche la sua testardaggine e la sua innata empatia, Iole, con le sue sparate da libertina (giuro, da sbellicarsi!) e un cuore d’oro, e infine Vittoria, in apparenza dura e anche abbastanza odiosa con la madre ma caparbia e intelligente. E poi l’ambientazione: una Milano che a tratti appare persino migliore di quella che è; non una cartolina photoshoppata ma tante zone – come i Navigli – che conosco troppo poco e che mi è venuta voglia di riscoprire grazie a questo romanzo. Infine, l’intrigo: il giallo regge, lo spunto è interessante e l’indagine ti coinvolge. Man mano che scopriamo qualcosa di più su Carmen, la “sposa scomparsa” appunto, e sui personaggi che le ruotavano attorno all’epoca – il datore di lavoro non del tutto onesto, l’ex fidanzato violento, e la stessa madre Rosaria – cresce la voglia di saperne di più e il libro ti tiene incollata alle pagine, caratteristica indispensabile di un buon giallo. Un’altra cosa che ho adorato? I frequenti riferimenti ad altri romanzi, gialli e non, tanto cari alle protagoniste ma immagino anche all’autrice, che si vede essersi formata sui gialli classici e che con questo romanzo ci regala un mistery convincente, credibile e accattivante. A quando una nuovo accattivante intrigo milanese? 😉

PS: un grazie di cuore, come sempre, al fantastico staff della Sonzogno che mi ha permesso di leggere questo bel libro!

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