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BOOKS FOR BREAKFAST #46 – LA VERITA’

LA VERITA’

Melanie Raabe

Corbaccio

Da ormai sette anni, Sarah vive sola con il suo bambino: dopo essere partito per un viaggio d’affari in Sud America, suo marito Philipp è scomparso, precipitando Sarah in un incubo. Fino a quando, improvvisamente, viene annunciato il ritorno di Philipp, lasciato libero dopo essere stato per sette anni nelle mani di una banda di rapitori. La notizia diventa un caso mediatico. Sarah è incredula e frastornata, e si prepara ad accogliere il marito. Ma quando il portello dell’aereo che dovrebbe restituire Philipp alla sua famiglia si apre, accade l’impensabile: a scendere la scaletta non è Philipp. È un uomo che Sarah non ha mai visto prima. Che cos’è successo? Chi è questo estraneo che si spaccia per Philipp? E, soprattutto, che intenzioni ha? Se dello sconosciuto Sarah non sa nulla, lui invece sembra sapere tutto di lei, e la minaccia. Se si azzarderà ad aprire bocca denunciandolo alla polizia, perderà ogni cosa: suo marito, suo figlio, la sua stessa vita.

Aspettavo con ansia la seconda prova letteraria di Melanie Raabe. Dopo il suo primo libro, infatti (“La trappola”, trovate la recensione QUI), l’ho conosciuta tramite Instagram e l’ho trovata, oltre che una scrittrice di talento, una persona davvero simpatica e disponibile. Ed ero curiosa di rileggere qualcosa di suo oltre a seguire le sue foto da Amburgo e dintorni. Poi, grazie alla consueta gentilezza della casa editrice Corbaccio, ho potuto leggere subito – in ebook – “LA VERITA'”  e devo dire che, pur non dandogli il massimo dei voti, non sono rimasta delusa. L’idea di partenza, infatti, è molto accattivante: una donna che crede finalmente di poter riabbracciare il marito scomparso e si ritrova tra le mura di casa un perfetto estraneo, che non solo si spaccia per il consorte, ma la tratta con durezza e neppure si sforza di reggere la sceneggiata. La Raabe si conferma anche in questo romanzo una scrittrice con il raro dono di far scivolare il lettore nella storia lentamente ma inesorabilmente: prima ti mette di fronte la situazione di partenza, facendoti comunque empatizzare con la protagonista, poi ti introduce un elemento di disturbo (con tanto di brevi capitoli non in prima persona ma a nome de “lo sconosciuto”), dopo di che ti trascina in un vortice di dubbi, insinuazioni, ripensamenti e depistaggi. Chi è lo sconosciuto? Perchè, se è davvero Philipp, non vuole mostrare la voglia che ha sul torace? E come mai il vecchietto che abita in fondo alla strada e l’ha visto crescere non lo riconosce? E soprattutto, se è lui, perchè invece di essere felice di aver ritrovato la moglie e il figlio, si comporta con cattiveria? C’entra qualcosa la sua azienda milionaria? Queste sono le domande che si pone Sarah, e con lei il lettore, per quasi tutte le oltre 360 pagine: la scrittrice è bravissima a farti credere quello che vuole, e il risultato è che, fino all’epilogo, non si riesce a mollare questo libro. La cosa che invece mi ha un po’ delusa, e per cui non posso dare un volto alto, è proprio l’epilogo. Non posso dire molto senza fare spoiler, ma a me il finale non  è piaciuto. Resta comunque un giallo psicologico molto ben scritto, con uno stile raffinato diverso dal solito, quindi indipendentemente dal mio parere soggettivo sul finale è un libro che può valere la pena leggere. E fatemi sapere se a voi la conclusione è piaciuta!

 

VIAGGIARE E’ IL MIO PECCATO – SUMMER EDITION part.2

Secondo appuntamento con il giro del mondo attraverso i libri grazie alla mia rubrica fissa Viaggiare e’ il mio peccato. Dopo il successo della prima puntata (se ve la siete persi la trovate QUI) ecco altre mete sparse per il globo che possiamo raggiungere comodamente dal nostro divano, e altri personaggi che vale la pena di conoscere ad accompagnare in un pezzetto del loro cammino per il mondo. Pronti al decollo? Allacciate le cinture, si parte! 

Caffè Babilonia è un libro delizioso che ci porta in IRLANDA ma anche un po’ in PERSIA. La protagonista infatti, Marjan Aminpour, è nata in Persia, dove ha coltivato per anni un vero talento per le piante. Ora Marjan è a Ballinacroagh, il villaggio dell’Irlanda occidentale dove, dopo essere scappata dall’Iran khomeinista, si è stabilita assieme a Bahar e Layla, le sue sorelle più piccole. Con il suo talento, Marjan diventa la regina del Caffè Babilonia, ma il destino si mette in mezzo: la sorellina si innamora del figlio del boss del villaggio che possiede un’infinità di pub e ambirebbe volentieri a mettere le mani sul Caffè Babilonia… Un libro delizioso che con humour e delicatezza tratta temi di grande attualità; inoltre in ogni capitolo c’è una delle meravigliose ricette iraniane che viene poi preparata nella corso della storia. 

Dall’Irlanda a HOLLYWOOD il passo è breve con i libri. E con Brooke, che da moglie lavoratrice si trasforma in compagna di una superstar quando il marito Julian, inizialmente musicista sfigato, riesce a sfondare. Dal canto suo Brooke, che per il successo di Julian ha sacrificato tutto e che ora potrebbe godersi favolose notti in alberghi cinque stelle nel cuore di Hollywood, non sembra poi così soddisfatta della nuova situazione. Anche perché quell’uomo sexy che campeggia sulle copertine delle più importanti riviste non le sembra neanche lontanamente simile al marito con cui ha condiviso gli ultimi anni…  Se volete sapere come va a finire, la risposta è in Il diavolo vola a Hollywood

Questo libro è un classico, ed è anche uno dei motivi per cui ho deciso di fare il viaggio in IRAN (insieme al Caffè Babilonia di cui sopra). Leggere Lolita a Teheran racconta un periodo cruciale della storia del paese, ovvero i due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare. In questo contesto Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell’impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d’amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla. Non perdetevelo. 

Un viaggio a NEW YORK è sempre una buona idea: con Follie di Brooklyn incontriamo Nathan Glass, un assicuratore in pensione in cattivi rapporti con la ex moglie e la figlia. Dopo una pesante operazione chirurgica, e senza una lunga prospettiva di vita, decide di finire i suoi giorni a Brooklyn, nel quartiere dove è nato. Qui ritrova il nipote Tom, ormai ingrigito commesso di libreria, Lucy, la figlioletta della sorella di Tom, e, mentre è in viaggio per il Vermont, anche la donna della sua vita. Tutti e quattro tornano a Brooklyn e le cose si mettono bene, finché non arriva un fatidico 11 settembre…

C’è tutto il caos dell’INDIA in Vish Puri e la domestica scomparsa. Il protagonista è appunto Vish Puri, fondatore e direttore della “Investigatori privatissimi Ltd” con un debole per la buona cucina e un fiuto innato per i guai. Suo territorio di caccia è la chiassosa e immensa New Delhi, e immaginatevi quando dovrà ritrovare una donna sparita in una popolazione di oltre un miliardo di persone. Ma ci vuole ben altro per scoraggiare lo Sherlock Holmes indiano che, con i suoi pittoreschi assistenti – Luce Al Neon, Sciacquone e Crema Da Viso -, combina ingegnosamente le moderne tecniche di investigazione con i principi deduttivi fissati dalla cultura indiana più di duemila anni fa, e non si spaventa troppo quando un cecchino cerca addirittura di sparargli… Un Poirot in salsa curry davvero imperdibile!

Parigi è sempre una buona idea, si sa. Innamorati o no, vale sempre la pena di fare una passeggiata per le vie della Ville Lumière. Inoltre a PARIGI c’è anche la deliziosa papeterie di Rosalie Laurent, talentuosa illustratrice famosa per i biglietti d’auguri personalizzati che realizza a mano. Ed è un’accanita sostenitrice dei rituali: il café crème la mattina, una fetta di tarte au citron nelle giornate storte, un buon bicchiere di vino rosso dopo la chiusura della papeterie. I rituali aiutano a fare ordine nel caos della vita, ed è per questo che ogni anno, per il suo compleanno, Rosalie fa sempre la stessa cosa: sale i 704 gradini della Tour Eiffel fino al secondo piano e, con il cuore in gola, lancia in aria un biglietto su cui ha scritto un desiderio. Ma finora nessuno è mai stato esaudito. Tutto cambia il giorno in cui un anziano signore entra come un ciclone nella papeterie… 

 E voi, avete libri che vi fanno sognare e viaggiare stando fermi? Scrivetemelo nei commenti! 

UN GIORNO PERFETTO: PASTIGLIE LEONE, MY SECRET TURIN & IO

Avete presente l’espressione “felice come un bambino in una fabbrica di caramelle“? A Torino può diventare realtà. Ma la mia Torino è un po’ magica, ormai lo sapete, e ci si possono fare un sacco di cose divertenti. Ma ci arriveremo. Perchè questo è il racconto del giorno che io sono stata felice come una bambina perchè mi hanno invitato a visitare una fabbrica di caramelle. E mica caramelle qualunque, ma le mitiche Pastiglie Leone, che ricordo essere state presenti nella mia vita praticamente da sempre. Fin da quando mia nonna comprava quelle semplici di zucchero, di tanti colori diversi, e le mangiavamo assieme guardando i film di Audrey Hepburn.

La visita allo storico stabilimento torinese è avvenuta in occasione della presentazione del libro di Irene Perino – illustrato da Alice del Giudice – “My secret Turin”, una guida super cool a tutte le cose più particolari che si possono fare a Torino, edito da L’Airone per Gremese. Il sottotitolo del libro è “la Torino segreta delle vere Torinesi” e la cosa divertente è che ci sono tantissimi spunti anche per chi a Torino ci vive da anni – come me! Per esempio, prima di leggere il libro, io mica lo sapevo dove comprare gli occhiali preferiti da Beyoncè, fare colazione insieme a dei gattini oppure acquistare un ombrello personalizzato. E dal momento che una delle esperienze consigliate nel libro a chi vuole visitare – o vivere appieno – Torino è proprio bere uno spritz racchiuso in una caramella, ecco che lo stabilimento delle Pastiglie Leone diventa la perfetta location per la presentazione di questo libro. Sì, perchè la Leone, tra le sue millemila caramelle e pastiglie gustosissime, si è inventata pure quelle allo spritz! E sono buonissime: vi dico solo che da quando le ho assaggiate sono diventata un’addicted.  

La giornata in Pastiglie Leone per noi invitati è stata ricca di sorprese. Per prima cosa abbiamo conosciuto il sig. Guido Monero, che manda avanti l’azienda con la figlia Daniela, accomunati dalla stessa passione. La Leone nasce nel 1857 dalla famiglia omonima, ma nel 1934 viene rilevata dalla mamma del sig. Guido, allora proprietaria, insieme al fratello, de “La Vittoria”, un ingrosso dolciario che già dagli anni ’20 distribuiva su Torino e provincia le pastiglie Leone. La sig.ra Giselda acquista la confetteria Leone di C.so Vittorio Emanuele II e, vera pioniera dell’imprenditoria femminile ante litteram, ne comprende le potenzialità: per attuare la sua visione industriale, la “Leonessa” decide di trasferire la produzione in un sito più ampio  e di investire molto in nuove confezioni, pubblicità e concorsi a premi per i migliori clienti. Da qui, il resto è storia nota e sia Daniela che il papà Guido, insieme ad una loro collaboratrice, ci ricordano le tappe fondamentali di questo percorso che li ha portati ad essere la sola azienda italiana con così tante differenti produzioni artigianali, il tutto sempre selezionando con cura i migliori ingredienti e rispettando i ritmi artigianali di lavorazione. Dopo molti assaggi (gnam!) visitiamo tutti i settori dello stabilimento, dalla produzione al confezionamento, dalla fabbrica di cioccolato (occhi a cuore!) alle varie zone dedicate ai singoli prodotti: le Pastiglie, le Gommose con gomma arabica, le Goccioline di Rosolio, le Gelatine di frutta…. Tra l’altro vi segnalo che, se vi interessa fare la stessa visita guidata, l’ente del turismo torinese ne organizza periodicamente. 

Quello che a me è piaciuto molto, oltre alla varietà della proposta e alla grande attenzione nella scelta di materie prime di qualità, è la capacità dell’azienda di saper stare al posso con i tempi, il suo sapersi rinnovare costantemente attraverso nuovi gusti, linee particolari e confezioni una più bella dell’altra. Interessanti anche gli eventi a cui collaborano e bellissima la possibilità di personalizzare il proprio con i loro prodotti!  

Finita la visita, Irene ci ha raccontato qualcosa in più sul suo libro, che poi ho avuto la possibilità di leggere grazie alla disponibilità dell’editore – che ringrazio! – e che vi consiglio se siete di Torino o se avete in programma di venirci, affiancandolo ad una guida tradizionale per non perdervi né i grandi classici né le esperienze carinissime scovate dall’autrice in giro per la città. Inoltre lei scrive molto bene ed è stata brava a paragonare Torino ad una bella donna, discreta ma affascinante, raccontandoci che volto avrebbe, cosa indosserebbe per essere sempre al meglio e cosa avrebbe nella borsa se così fosse, stagione per stagione. Io mi sono divertita molto a leggerlo e, anche se da torinese alcune cose le sapevo già, ho scoperto un sacco di chicche sulla mia città. Bellissime inoltre le illustrazioni di Alice del Giudice, di cui potete avere un esempio guardando la stilosissima copertina. La mia bellissima esperienza si è conclusa con un brindisi per il libro e un gustoso buffet offerto dalla Torteria Berlicabarbis di Torino, un vero must per le colazioni golose, le pause pranzo sfiziose o le merende dolcissime. 

Last but not least, ci tengo a ringraziare tantissimo Pastiglie Leone, My secret Turin nella figura delle sue autrici e Gremese editore per l’invito e per la squisita disponibilità. Ci tengo altrettanto a sottolineare che questo non è un post sponsorizzato o scritto su richiesta ma solo il racconto di una mia personale esperienza, quindi i giudizi positivi sull’azienda, sul libro e pure sul buffet sono assolutamente autentici – come sempre del resto: come quando faccio un viaggio o recensisco un libro o provo un prodotto o scopro un posto bello da segnalarvi <3 Le cose che a me non piacciono sul serio di qui non passano! 

VIAGGIARE E’ IL MIO PECCATO – SUMMER EDITION part.1

Credo che il mio amore per la lettura vada di pari passo con quello per i viaggi. Perchè per me ogni nuovo libro è, a suo modo, un nuovo viaggio. E non è facile retorica, perchè io adoro i viaggi veri e se non parto almeno una volta ogni due mesi sto male, però sono convinta che anche i libri, a modo loro, ci permettano di viaggiare tantissimo. Riprendo quindi in mano con molto entusiasmo questa rubrica inaugurata tempo fa – VIAGGIARE E’ IL MIO PECCATO – e ne faccio un appuntamento estivo con i libri da “viaggio in poltrona”, ovvero vi proporrò romanzi provenienti dalla mia biblioteca personale in cui i luoghi dove avvengono le storie dei protagonisti non sono solo semplici location ma veri e propri personaggi del racconto. Pronti a partire con me? 

Con Il cantastorie di Marrakech voliamo in MAROCCO, paese suggestivo e vibrante di colori, suoni e odori. Qui, nella piazza principale di Marrakech, incontriamo Hassan, un cantastorie che racconta spesso la vicenda di una coppia di stranieri svaniti nel nulla una sera di qualche anno prima. Tutti nella Jemaa el-Fnaa avevano notato quella giovane americana, luminosa e bellissima, accompagnata da quell’indiano enigmatico, tutti ne erano rimasti come ipnotizzati, e ora sembra di vederli di nuovo apparire e scomparire tra i vicoli della medina, evocati in lampi di immagini e ricordi. Perché ognuno ha un suo tassello da aggiungere alla storia che Hassan sta cercando di ricostruire nel tentativo di svelare il mistero di quell’inspiegabile scomparsa, per la quale è stato accusato il fratello Mustafa… 

In Asiatici ricchi da pazzi accompagniamo la newyorkese Rachel Chu a SINGAPORE a conoscere la famiglia del fidanzato Nicholas Young, con la scusa di accompagnarlo a un matrimonio.  Ma Rachel certo non si immaginava che Nick fosse lo scapolo d’oro del mondo asiatico, con una casa che sembra un castello e l’abitudine a viaggiare in jet privato invece che in metro. E invece è proprio così, e si ritrova a partecipare al matrimonio dell’anno, che si rivela un evento senza precedenti, con il Cirque du Soleil e i Piccoli cantori di Vienna ad aprire le danze, abiti disegnati ad hoc da Valentino e una silenziosa gara a chi è il più ricco fatta a suon di regali di nozze che nessuno in Occidente potrebbe mai permettersi…  Ma lei sarà all’altezza dell’uomo più ricco di tutta l’Asia? E la sua famiglia sarà d’accordo? PS: occhio che se questo libro vi piace il 18 luglio esce il seguito!

Destinazione: THAILANDIA! Questa volta si parte con Georgia Green, appena lasciata dal fidanzato ad un passo dalle nozze. Ma attenzione, nonostante la voglia di girare il mondo, Georgia non ha mai fatto un vero e proprio viaggio, anzi… è abbastanza inesperta! L’impatto con Bangkok, tra sistemazioni scadenti, compagni di viaggio stravaganti ed esperienze estreme, non è tra i più facili. E nonostante lei stia provando in ogni modo a mettersi in gioco, non si è mai sentita così sola. Ma quando raggiunge l’isola incantevole su cui si trova il Blue Butterfly Huts tutto cambia… Io adoro Bangkok e mi diverto sempre a tornarci, anche se solo virtualmente!

Avete presente Carrie Bradshaw? Ecco, Bernadette è la sua versione 3.0, una giornalista che si muove in una NEW YORK patinata, glamour e affascinante ma che in fondo, nonostante “il cinismo sia il nuovo nero”, è in cerca dell’amore proprio come tutte noi… La trovate in L’amore non è un gioco per ragazze perbene, e vi divertirete parecchio. Proprio come durante una vacanza a New York.

In questo libro bellissimo seguiamo Julia a Kalaw, un villaggio della BIRMANIA (attuale MYANMAR), in cerca del padre scomparso nel nulla molti anni prima. In mano, solo una lettera ritrovata per caso in soffitta, in cui il padre dichiara il suo amore per una donna birmana. Impossibile non partire per saperne di più. Ma attenzione, non è un giallo, bensì un romanzo molto delicato sui sentimenti. Una storia fatta di destini segnati dalla stelle, di misteri, di saggezza buddista, di amori sconfinati. L’arte di ascoltare i battiti del cuore è un libro imperdibile. E la Birmania è una terra stupenda. 

Un caso di poca importanza, che la polizia archivia come morte accidentale. Poi una donna che sparisce nel nulla dopo aver trascorso la serata in un locale del centro. Un anno dopo, Erlendur, poliziotto alle prime armi assegnato al turno di notte della stradale, passa lunghe ore a pattugliare le vie di una città deserta e si convince che i due casi siano stati frettolosamente liquidati dai colleghi. L’inesperta matricola inizia così la sua prima indagine, ritrovandosi a scavare nei diversi ambienti della moderna REYKJAVIK, città bellissima e coloratissima ma allo stesso tempo custode di ipocrisie e lati oscuri…. Attenzione, perchè Le notti di Reykjavik dà dipendenza (per fortuna fa parte di una serie!!). 

 

E voi, state facendo qualche viaggio reale o virtuale in questo periodo? Raccontatemi!

E a prestissimo con una nuova puntata con tante altre mete!

PS: foto, libri e souvenir sono tutti della sottoscritta 😉 

BOOKS FOR BREAKFAST #45 – GLI EREDI + MEET WULF DORN

GLI EREDI

Wulf Dorn

Corbaccio

«Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio. Però i due esperti dei lati oscuri della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuta dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader, trentadue anni, capelli biondi; sull’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità. Nel suo sguardo diffidenza e terrore. Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da rendere difficile smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il collega: qualcosa di terribile, che supera ogni immaginazione. In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo. Se sarà ancora possibile.

Un romanzo forte, potente, implacabile. Sul sito della casa editrice viene definito “un pugno nello stomaco” e per quanto mi riguarda è proprio vero. Non aspettatevi il classico giallo che si legge in poltrona per staccare un po’ dalla routine: no, questo libro ti aggancia dalla prima pagina e ti trascina in una spirale di mistero che poi diventa puro terrore. E orrore. Un “incubo”, in perfetto stile Dorn (vi ricordate il libro dello scorso anno? In caso, lo trovate QUI), scritto con il solito ritmo super serrato che alterna l’interrogatorio e l'”indagine” a fatti sempre più strani che succedono in giro per il mondo e coinvolgono i bambini… Fatti basati su episodi reali, oltretutto. E poi ci sono i fatti inspiegabili, come un intero villaggio che scompare nel nulla da un momento all’altro. Non posso dirvi molto per non fare spoiler se non che Wolf si riconferma con questo romanzo un vero talento nel tenere il lettore letteralmente con il fiato sospeso e nel superare, con le sue trame “nere”, persino la peggiore realtà di cronaca. Una trama particolare, una svolta praticamente horror che però non è fine a se stessa ma bensì diventa una provocazione che obbliga il lettore a chiedersi “ma che razza di mondo stiamo lasciando ai nostri figli?

Inoltre, grazie alla consueta disponibilità e gentilezza dello staff della Corbaccio, che ringrazio con affetto, non solo ho letto il libro, ma ho anche potuto incontrare di nuovo l’autore per parlarne con lui in un’intervista di gruppo. E ancora una volta mi sono stupita di quanto Wulf Dorn di persona sappia parlare di tutto, compresi i temi più scabrosi, con una grandissima ironia di fondo che ti conquista. Quindi ecco a voi i punti più interessanti della nostra chiacchierata: 

 1. “Gli eredi” secondo te si può definire una favola nera? E, come tutte le favole, ha una morale?

Immaginando che l’intenzione della favola sia proprio raccontare un certo tema in maniera tale da trasmetterlo e renderlo comprensibile al lettore seppur complicato, il termine “favola nera” è calzante. A differenza delle favole, però, non ho scritto con l’idea di inserire una morale, bensì con la voglia di trasmettere un’idea che serbavo da tempo e non di dare la soluzione. I lettori devono trovarla da soli leggendo il libro, ognuno può immaginare un diverso finale e riflettere su cosa si potrebbe fare di diverso.

2. I bambini nel tuo romanzo si ribellano quasi nel grembo materno. Senza arrivare a questo, credi che gli unici che possano salvare il mondo siano effettivamente i giovani?

Secondo me i bambini simboleggiano il futuro, ma il pensiero che c’è dietro questa storia sia: “Cosa stiamo facendo noi del mondo in cui viviamo? Cosa stiamo lasciando alle generazioni future?” Ho tentato attraverso i bambini di rendere evidente che, se non cambiamo il nostro modo di comportarci, le prossime generazioni saranno ad un bivio: faranno come noi o si ribelleranno a tutto ciò?

3. La tua scrittura è cambiata: prima scrivevi del passato che tornava a fare paura ai protagonisti, mentre in questo libro è il futuro che fa paura…

Noi ci troviamo esattamente a metà strada tra passato e futuro. Il passato è il punto da cui partiamo e il futuro è il punto verso il quale ci stiamo dirigendo. Dobbiamo imparare dal passato per creare un nuovo futuro, altrimenti rifaremo sempre gli stessi errori. Non sarebbe auspicabile né dal punto di vista individuale né da quello evolutivo.

4. Da quale spunto o storia reale sei partito per scrivere questo libro?

Ho letto i rapporti annuali dell’UNICEF. Leggendo questi rapporti, ti accorgi di cosa succede a questi bambini e ti rendi conto che ciò che loro vivono è davvero uno dei peggiori horror esistenti. Ritengo molto importante il lavoro di istituzioni come l’UNICEF, che si impegnano per la salvaguardia di queste vite innocenti.

5. Un’immagine che colpisce molto è quella della bambina che riceve per il compleanno un’arma vera. Secondo te cosa spinge un genitore a fare questo tipo di regalo al proprio figlio?

Ho scoperto che esiste veramente una ditta che vende anche queste armi modello Hello Kitty. E’ scioccante vedere come esistano nella realtà aziende che producano armi così come fumetti. Se si guarda su Youtube, per esempio, ci si rende conto di quanti genitori ci siano, tutti fieri di insegnare ai propri figli l’uso delle armi. Un fenomeno più americano che nostrano, per ora. Sono stato negli Stati Uniti e ho visto con i miei occhi il culto delle armi, le hanno tutti in casa. Non è un caso che gli Stati Uniti abbiano la più alta percentuale di casi di omicidio, loro risolvono così qualsiasi tipo di conflitto. Scrivere la scena comunque è stato molto impegnativo.

6. La cronaca però è piena di episodi di violenza che coinvolgono giovani. I bambini potrebbero cambiare le regole del gioco, nel tuo romanzo. Ma fa paura lo stesso la situazione attuale. Dove sta andando questo mondo? Siamo sicuri che i bambini di oggi non saranno i violenti di domani?

E’ la stessa domanda che mi sono posto io. Dove stiamo andando? Cosa stiamo facendo del nostro mondo? Io non ho una risposta ma posso dire che se non cambiano niente nel nostro atteggiamento, rischieremo molto. Cosa succederà? Mi sembra di essere tornato indietro negli anni: la bomba atomica, la minaccia nucleare, tutto questo in nome della pace. E’ un paradosso. La violenza è l’unico mezzo per risolvere i problemi? Io non credo e tocca ai singoli individui cominciare a dare l’esempio. Tutti possono imparare e in questo io voglio credere.

7. Dal romanzo: “credo che noi adulti commettiamo spesso il grande errore di sottovalutare voi bambini, siamo stati anche noi bambini. Avevamo domande e avevamo risposte.” Com’era Wulf Dorn da bambino? Avevi anche tu tante domande, e che risposte ti davi? Hai mai avuto la sensazione di non essere ascoltato dagli adulti?

Il fatto che i bambini vengano troppo spesso sottovalutati mi colpisce. I bambini hanno un modo diverso di pensare. Ve lo dimostro con un esempio: pensate tutti a una cosa che può essere piccola, verde e triangolare. …. (ipotesi varie e disparate di tutte noi blogger) … Se lo chiediamo a un bambino, c’è subito la risposta: un triangolo piccolo e verde! Ed è per questo che finiamo per sottovalutarli. I bambini affrontano in modo diverso la conversazione e potremmo imparare da loro. Io sono sempre stato un bambino curioso – la mia cameretta era praticamente una biblioteca comunale – e ho fatto sempre un sacco di domande agli adulti, ricevendo le risposte. Se proprio non ne avevo, passavo il tempo a cercarle nei libri… contate che internet non c’era all’epoca!

8. Hai inserito molti passaggi relativi agli animali, in particolare la scena delle farfalle è incredibile. Pensi che i bambini siano più vicini – come gli animali – alla loro parte istintiva? Rispondono più alla loro natura e non alle regole imposte dalla società?

Sono cresciuto in campagna e mi piace immergermi nella natura: credo che le cose che osserviamo finiscano per influenzarci. Vicino al posto in cui vivo c’è un fiume in cui ci sono, ad esempio, delle anatre che si riuniscono in branco come forma di protezione e per stare al caldo d’inverno. Nella scena delle farfalle è voluto mostrare questo: come la natura riesca ad essere così intelligente da unirsi per la sopravvivenza. Diventare un unico essere rappresenta un grande passo evolutivo, così come accade alla bambina piena di farfalle.

9. Nel momento in cui Laura aspetta un figlio, prende consapevolezza del male che la circonda, come se fosse stata la maternità ad aprirle gli occhi. E’ un monito ad avere più figli e, attraverso loro, a preparare un futuro migliore?

Per me Laura è proprio la parabola di questa società. Posso parlare solo della società in cui vivo, ma intorno a me c’è un sacco di gente che pensa solo al presente. In Germania c’è stata un’analisi dei testi delle canzoni degli ultimi decenni e sono state analizzate tre parole in particolare: Tu, Io e Noi. Abbiamo potuto verificare che la parola che compare con maggiore frequenza è Io. E’ una società troppo egocentrica, pensiamo alla nostra carriera e al nostro benessere e poco a quello che sarà il futuro. Laura, con questa gravidanza, si interroga sul “dopo”, perché in quel momento non è più solo responsabile di se stessa ma anche della vita che ha dentro di sé. Nella vita di tutti, arriva un momento in cui ti chiedi quale sia il tuo ruolo nel mondo. Questa era la mia intenzione, bisogna pensare al peso della propria esistenza nel mondo e alle proprie responsabilità.

10. Il titolo in tedesco era “I bambini” e la traduzione italiana è “Gli eredi”. La scelta è stata azzeccata in quanto cambia totalmente il significato. Chi l’ha deciso?

E’ stata una grande intuizione della Corbaccio, che lo ha modificato dando maggiore profondità e senso alla storia. Infatti, Robert si rende conto che la generazione precedente ha avvelenato il mondo che rimane in eredità ai bambini, che come tali sono proprio “eredi”. 

Una curiosità che ci ha svelato la direttrice editoriale della Corbaccio: l’idea è venuta proprio a lei, ispirata da una pubblicità del WWF di molti anni fa con due orsetti e la frase “Non siamo noi che lasciamo in eredità il mondo ai nostri figli, ma sono i nostri figli che ce lo danno in prestito”. Indagando ha poi scoperto che questa frase fu detta da un grande capo indiano nel 1856, poi leggendo il libro di Dorn ci ha ripensato… ed ecco il (bellissimo) titolo italiano! 

Un’altra curiosità: abbiamo chiesto a Wulf, bravissimo a mettere in ansia noi, se poi dopo tanto horror riuscisse a dormire la notte: ci ha risposto che sì, è proprio così che supera le sue paure – che comunque sono assolutamente reali (e condivisibili). Scrivere serve per elaborarle, esorcizzarle. E quando non scrive vorrebbe girare l’Italia per almeno 6 mesi a caccia di ricette tradizionali a cui dedicare, perchè no, un nuovo libro!

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