Archivi Tag: books

UN GIORNO PERFETTO: PASTIGLIE LEONE, MY SECRET TURIN & IO

Avete presente l’espressione “felice come un bambino in una fabbrica di caramelle“? A Torino può diventare realtà. Ma la mia Torino è un po’ magica, ormai lo sapete, e ci si possono fare un sacco di cose divertenti. Ma ci arriveremo. Perchè questo è il racconto del giorno che io sono stata felice come una bambina perchè mi hanno invitato a visitare una fabbrica di caramelle. E mica caramelle qualunque, ma le mitiche Pastiglie Leone, che ricordo essere state presenti nella mia vita praticamente da sempre. Fin da quando mia nonna comprava quelle semplici di zucchero, di tanti colori diversi, e le mangiavamo assieme guardando i film di Audrey Hepburn.

La visita allo storico stabilimento torinese è avvenuta in occasione della presentazione del libro di Irene Perino – illustrato da Alice del Giudice – “My secret Turin”, una guida super cool a tutte le cose più particolari che si possono fare a Torino, edito da L’Airone per Gremese. Il sottotitolo del libro è “la Torino segreta delle vere Torinesi” e la cosa divertente è che ci sono tantissimi spunti anche per chi a Torino ci vive da anni – come me! Per esempio, prima di leggere il libro, io mica lo sapevo dove comprare gli occhiali preferiti da Beyoncè, fare colazione insieme a dei gattini oppure acquistare un ombrello personalizzato. E dal momento che una delle esperienze consigliate nel libro a chi vuole visitare – o vivere appieno – Torino è proprio bere uno spritz racchiuso in una caramella, ecco che lo stabilimento delle Pastiglie Leone diventa la perfetta location per la presentazione di questo libro. Sì, perchè la Leone, tra le sue millemila caramelle e pastiglie gustosissime, si è inventata pure quelle allo spritz! E sono buonissime: vi dico solo che da quando le ho assaggiate sono diventata un’addicted.  

La giornata in Pastiglie Leone per noi invitati è stata ricca di sorprese. Per prima cosa abbiamo conosciuto il sig. Guido Monero, che manda avanti l’azienda con la figlia Daniela, accomunati dalla stessa passione. La Leone nasce nel 1857 dalla famiglia omonima, ma nel 1934 viene rilevata dalla mamma del sig. Guido, allora proprietaria, insieme al fratello, de “La Vittoria”, un ingrosso dolciario che già dagli anni ’20 distribuiva su Torino e provincia le pastiglie Leone. La sig.ra Giselda acquista la confetteria Leone di C.so Vittorio Emanuele II e, vera pioniera dell’imprenditoria femminile ante litteram, ne comprende le potenzialità: per attuare la sua visione industriale, la “Leonessa” decide di trasferire la produzione in un sito più ampio  e di investire molto in nuove confezioni, pubblicità e concorsi a premi per i migliori clienti. Da qui, il resto è storia nota e sia Daniela che il papà Guido, insieme ad una loro collaboratrice, ci ricordano le tappe fondamentali di questo percorso che li ha portati ad essere la sola azienda italiana con così tante differenti produzioni artigianali, il tutto sempre selezionando con cura i migliori ingredienti e rispettando i ritmi artigianali di lavorazione. Dopo molti assaggi (gnam!) visitiamo tutti i settori dello stabilimento, dalla produzione al confezionamento, dalla fabbrica di cioccolato (occhi a cuore!) alle varie zone dedicate ai singoli prodotti: le Pastiglie, le Gommose con gomma arabica, le Goccioline di Rosolio, le Gelatine di frutta…. Tra l’altro vi segnalo che, se vi interessa fare la stessa visita guidata, l’ente del turismo torinese ne organizza periodicamente. 

Quello che a me è piaciuto molto, oltre alla varietà della proposta e alla grande attenzione nella scelta di materie prime di qualità, è la capacità dell’azienda di saper stare al posso con i tempi, il suo sapersi rinnovare costantemente attraverso nuovi gusti, linee particolari e confezioni una più bella dell’altra. Interessanti anche gli eventi a cui collaborano e bellissima la possibilità di personalizzare il proprio con i loro prodotti!  

Finita la visita, Irene ci ha raccontato qualcosa in più sul suo libro, che poi ho avuto la possibilità di leggere grazie alla disponibilità dell’editore – che ringrazio! – e che vi consiglio se siete di Torino o se avete in programma di venirci, affiancandolo ad una guida tradizionale per non perdervi né i grandi classici né le esperienze carinissime scovate dall’autrice in giro per la città. Inoltre lei scrive molto bene ed è stata brava a paragonare Torino ad una bella donna, discreta ma affascinante, raccontandoci che volto avrebbe, cosa indosserebbe per essere sempre al meglio e cosa avrebbe nella borsa se così fosse, stagione per stagione. Io mi sono divertita molto a leggerlo e, anche se da torinese alcune cose le sapevo già, ho scoperto un sacco di chicche sulla mia città. Bellissime inoltre le illustrazioni di Alice del Giudice, di cui potete avere un esempio guardando la stilosissima copertina. La mia bellissima esperienza si è conclusa con un brindisi per il libro e un gustoso buffet offerto dalla Torteria Berlicabarbis di Torino, un vero must per le colazioni golose, le pause pranzo sfiziose o le merende dolcissime. 

Last but not least, ci tengo a ringraziare tantissimo Pastiglie Leone, My secret Turin nella figura delle sue autrici e Gremese editore per l’invito e per la squisita disponibilità. Ci tengo altrettanto a sottolineare che questo non è un post sponsorizzato o scritto su richiesta ma solo il racconto di una mia personale esperienza, quindi i giudizi positivi sull’azienda, sul libro e pure sul buffet sono assolutamente autentici – come sempre del resto: come quando faccio un viaggio o recensisco un libro o provo un prodotto o scopro un posto bello da segnalarvi <3 Le cose che a me non piacciono sul serio di qui non passano! 

VIAGGIARE E’ IL MIO PECCATO – SUMMER EDITION part.1

Credo che il mio amore per la lettura vada di pari passo con quello per i viaggi. Perchè per me ogni nuovo libro è, a suo modo, un nuovo viaggio. E non è facile retorica, perchè io adoro i viaggi veri e se non parto almeno una volta ogni due mesi sto male, però sono convinta che anche i libri, a modo loro, ci permettano di viaggiare tantissimo. Riprendo quindi in mano con molto entusiasmo questa rubrica inaugurata tempo fa – VIAGGIARE E’ IL MIO PECCATO – e ne faccio un appuntamento estivo con i libri da “viaggio in poltrona”, ovvero vi proporrò romanzi provenienti dalla mia biblioteca personale in cui i luoghi dove avvengono le storie dei protagonisti non sono solo semplici location ma veri e propri personaggi del racconto. Pronti a partire con me? 

Con Il cantastorie di Marrakech voliamo in MAROCCO, paese suggestivo e vibrante di colori, suoni e odori. Qui, nella piazza principale di Marrakech, incontriamo Hassan, un cantastorie che racconta spesso la vicenda di una coppia di stranieri svaniti nel nulla una sera di qualche anno prima. Tutti nella Jemaa el-Fnaa avevano notato quella giovane americana, luminosa e bellissima, accompagnata da quell’indiano enigmatico, tutti ne erano rimasti come ipnotizzati, e ora sembra di vederli di nuovo apparire e scomparire tra i vicoli della medina, evocati in lampi di immagini e ricordi. Perché ognuno ha un suo tassello da aggiungere alla storia che Hassan sta cercando di ricostruire nel tentativo di svelare il mistero di quell’inspiegabile scomparsa, per la quale è stato accusato il fratello Mustafa… 

In Asiatici ricchi da pazzi accompagniamo la newyorkese Rachel Chu a SINGAPORE a conoscere la famiglia del fidanzato Nicholas Young, con la scusa di accompagnarlo a un matrimonio.  Ma Rachel certo non si immaginava che Nick fosse lo scapolo d’oro del mondo asiatico, con una casa che sembra un castello e l’abitudine a viaggiare in jet privato invece che in metro. E invece è proprio così, e si ritrova a partecipare al matrimonio dell’anno, che si rivela un evento senza precedenti, con il Cirque du Soleil e i Piccoli cantori di Vienna ad aprire le danze, abiti disegnati ad hoc da Valentino e una silenziosa gara a chi è il più ricco fatta a suon di regali di nozze che nessuno in Occidente potrebbe mai permettersi…  Ma lei sarà all’altezza dell’uomo più ricco di tutta l’Asia? E la sua famiglia sarà d’accordo? PS: occhio che se questo libro vi piace il 18 luglio esce il seguito!

Destinazione: THAILANDIA! Questa volta si parte con Georgia Green, appena lasciata dal fidanzato ad un passo dalle nozze. Ma attenzione, nonostante la voglia di girare il mondo, Georgia non ha mai fatto un vero e proprio viaggio, anzi… è abbastanza inesperta! L’impatto con Bangkok, tra sistemazioni scadenti, compagni di viaggio stravaganti ed esperienze estreme, non è tra i più facili. E nonostante lei stia provando in ogni modo a mettersi in gioco, non si è mai sentita così sola. Ma quando raggiunge l’isola incantevole su cui si trova il Blue Butterfly Huts tutto cambia… Io adoro Bangkok e mi diverto sempre a tornarci, anche se solo virtualmente!

Avete presente Carrie Bradshaw? Ecco, Bernadette è la sua versione 3.0, una giornalista che si muove in una NEW YORK patinata, glamour e affascinante ma che in fondo, nonostante “il cinismo sia il nuovo nero”, è in cerca dell’amore proprio come tutte noi… La trovate in L’amore non è un gioco per ragazze perbene, e vi divertirete parecchio. Proprio come durante una vacanza a New York.

In questo libro bellissimo seguiamo Julia a Kalaw, un villaggio della BIRMANIA (attuale MYANMAR), in cerca del padre scomparso nel nulla molti anni prima. In mano, solo una lettera ritrovata per caso in soffitta, in cui il padre dichiara il suo amore per una donna birmana. Impossibile non partire per saperne di più. Ma attenzione, non è un giallo, bensì un romanzo molto delicato sui sentimenti. Una storia fatta di destini segnati dalla stelle, di misteri, di saggezza buddista, di amori sconfinati. L’arte di ascoltare i battiti del cuore è un libro imperdibile. E la Birmania è una terra stupenda. 

Un caso di poca importanza, che la polizia archivia come morte accidentale. Poi una donna che sparisce nel nulla dopo aver trascorso la serata in un locale del centro. Un anno dopo, Erlendur, poliziotto alle prime armi assegnato al turno di notte della stradale, passa lunghe ore a pattugliare le vie di una città deserta e si convince che i due casi siano stati frettolosamente liquidati dai colleghi. L’inesperta matricola inizia così la sua prima indagine, ritrovandosi a scavare nei diversi ambienti della moderna REYKJAVIK, città bellissima e coloratissima ma allo stesso tempo custode di ipocrisie e lati oscuri…. Attenzione, perchè Le notti di Reykjavik dà dipendenza (per fortuna fa parte di una serie!!). 

 

E voi, state facendo qualche viaggio reale o virtuale in questo periodo? Raccontatemi!

E a prestissimo con una nuova puntata con tante altre mete!

PS: foto, libri e souvenir sono tutti della sottoscritta 😉 

BOOKS FOR BREAKFAST #45 – GLI EREDI + MEET WULF DORN

GLI EREDI

Wulf Dorn

Corbaccio

«Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio. Però i due esperti dei lati oscuri della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuta dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader, trentadue anni, capelli biondi; sull’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità. Nel suo sguardo diffidenza e terrore. Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da rendere difficile smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il collega: qualcosa di terribile, che supera ogni immaginazione. In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo. Se sarà ancora possibile.

Un romanzo forte, potente, implacabile. Sul sito della casa editrice viene definito “un pugno nello stomaco” e per quanto mi riguarda è proprio vero. Non aspettatevi il classico giallo che si legge in poltrona per staccare un po’ dalla routine: no, questo libro ti aggancia dalla prima pagina e ti trascina in una spirale di mistero che poi diventa puro terrore. E orrore. Un “incubo”, in perfetto stile Dorn (vi ricordate il libro dello scorso anno? In caso, lo trovate QUI), scritto con il solito ritmo super serrato che alterna l’interrogatorio e l'”indagine” a fatti sempre più strani che succedono in giro per il mondo e coinvolgono i bambini… Fatti basati su episodi reali, oltretutto. E poi ci sono i fatti inspiegabili, come un intero villaggio che scompare nel nulla da un momento all’altro. Non posso dirvi molto per non fare spoiler se non che Wolf si riconferma con questo romanzo un vero talento nel tenere il lettore letteralmente con il fiato sospeso e nel superare, con le sue trame “nere”, persino la peggiore realtà di cronaca. Una trama particolare, una svolta praticamente horror che però non è fine a se stessa ma bensì diventa una provocazione che obbliga il lettore a chiedersi “ma che razza di mondo stiamo lasciando ai nostri figli?

Inoltre, grazie alla consueta disponibilità e gentilezza dello staff della Corbaccio, che ringrazio con affetto, non solo ho letto il libro, ma ho anche potuto incontrare di nuovo l’autore per parlarne con lui in un’intervista di gruppo. E ancora una volta mi sono stupita di quanto Wulf Dorn di persona sappia parlare di tutto, compresi i temi più scabrosi, con una grandissima ironia di fondo che ti conquista. Quindi ecco a voi i punti più interessanti della nostra chiacchierata: 

 1. “Gli eredi” secondo te si può definire una favola nera? E, come tutte le favole, ha una morale?

Immaginando che l’intenzione della favola sia proprio raccontare un certo tema in maniera tale da trasmetterlo e renderlo comprensibile al lettore seppur complicato, il termine “favola nera” è calzante. A differenza delle favole, però, non ho scritto con l’idea di inserire una morale, bensì con la voglia di trasmettere un’idea che serbavo da tempo e non di dare la soluzione. I lettori devono trovarla da soli leggendo il libro, ognuno può immaginare un diverso finale e riflettere su cosa si potrebbe fare di diverso.

2. I bambini nel tuo romanzo si ribellano quasi nel grembo materno. Senza arrivare a questo, credi che gli unici che possano salvare il mondo siano effettivamente i giovani?

Secondo me i bambini simboleggiano il futuro, ma il pensiero che c’è dietro questa storia sia: “Cosa stiamo facendo noi del mondo in cui viviamo? Cosa stiamo lasciando alle generazioni future?” Ho tentato attraverso i bambini di rendere evidente che, se non cambiamo il nostro modo di comportarci, le prossime generazioni saranno ad un bivio: faranno come noi o si ribelleranno a tutto ciò?

3. La tua scrittura è cambiata: prima scrivevi del passato che tornava a fare paura ai protagonisti, mentre in questo libro è il futuro che fa paura…

Noi ci troviamo esattamente a metà strada tra passato e futuro. Il passato è il punto da cui partiamo e il futuro è il punto verso il quale ci stiamo dirigendo. Dobbiamo imparare dal passato per creare un nuovo futuro, altrimenti rifaremo sempre gli stessi errori. Non sarebbe auspicabile né dal punto di vista individuale né da quello evolutivo.

4. Da quale spunto o storia reale sei partito per scrivere questo libro?

Ho letto i rapporti annuali dell’UNICEF. Leggendo questi rapporti, ti accorgi di cosa succede a questi bambini e ti rendi conto che ciò che loro vivono è davvero uno dei peggiori horror esistenti. Ritengo molto importante il lavoro di istituzioni come l’UNICEF, che si impegnano per la salvaguardia di queste vite innocenti.

5. Un’immagine che colpisce molto è quella della bambina che riceve per il compleanno un’arma vera. Secondo te cosa spinge un genitore a fare questo tipo di regalo al proprio figlio?

Ho scoperto che esiste veramente una ditta che vende anche queste armi modello Hello Kitty. E’ scioccante vedere come esistano nella realtà aziende che producano armi così come fumetti. Se si guarda su Youtube, per esempio, ci si rende conto di quanti genitori ci siano, tutti fieri di insegnare ai propri figli l’uso delle armi. Un fenomeno più americano che nostrano, per ora. Sono stato negli Stati Uniti e ho visto con i miei occhi il culto delle armi, le hanno tutti in casa. Non è un caso che gli Stati Uniti abbiano la più alta percentuale di casi di omicidio, loro risolvono così qualsiasi tipo di conflitto. Scrivere la scena comunque è stato molto impegnativo.

6. La cronaca però è piena di episodi di violenza che coinvolgono giovani. I bambini potrebbero cambiare le regole del gioco, nel tuo romanzo. Ma fa paura lo stesso la situazione attuale. Dove sta andando questo mondo? Siamo sicuri che i bambini di oggi non saranno i violenti di domani?

E’ la stessa domanda che mi sono posto io. Dove stiamo andando? Cosa stiamo facendo del nostro mondo? Io non ho una risposta ma posso dire che se non cambiano niente nel nostro atteggiamento, rischieremo molto. Cosa succederà? Mi sembra di essere tornato indietro negli anni: la bomba atomica, la minaccia nucleare, tutto questo in nome della pace. E’ un paradosso. La violenza è l’unico mezzo per risolvere i problemi? Io non credo e tocca ai singoli individui cominciare a dare l’esempio. Tutti possono imparare e in questo io voglio credere.

7. Dal romanzo: “credo che noi adulti commettiamo spesso il grande errore di sottovalutare voi bambini, siamo stati anche noi bambini. Avevamo domande e avevamo risposte.” Com’era Wulf Dorn da bambino? Avevi anche tu tante domande, e che risposte ti davi? Hai mai avuto la sensazione di non essere ascoltato dagli adulti?

Il fatto che i bambini vengano troppo spesso sottovalutati mi colpisce. I bambini hanno un modo diverso di pensare. Ve lo dimostro con un esempio: pensate tutti a una cosa che può essere piccola, verde e triangolare. …. (ipotesi varie e disparate di tutte noi blogger) … Se lo chiediamo a un bambino, c’è subito la risposta: un triangolo piccolo e verde! Ed è per questo che finiamo per sottovalutarli. I bambini affrontano in modo diverso la conversazione e potremmo imparare da loro. Io sono sempre stato un bambino curioso – la mia cameretta era praticamente una biblioteca comunale – e ho fatto sempre un sacco di domande agli adulti, ricevendo le risposte. Se proprio non ne avevo, passavo il tempo a cercarle nei libri… contate che internet non c’era all’epoca!

8. Hai inserito molti passaggi relativi agli animali, in particolare la scena delle farfalle è incredibile. Pensi che i bambini siano più vicini – come gli animali – alla loro parte istintiva? Rispondono più alla loro natura e non alle regole imposte dalla società?

Sono cresciuto in campagna e mi piace immergermi nella natura: credo che le cose che osserviamo finiscano per influenzarci. Vicino al posto in cui vivo c’è un fiume in cui ci sono, ad esempio, delle anatre che si riuniscono in branco come forma di protezione e per stare al caldo d’inverno. Nella scena delle farfalle è voluto mostrare questo: come la natura riesca ad essere così intelligente da unirsi per la sopravvivenza. Diventare un unico essere rappresenta un grande passo evolutivo, così come accade alla bambina piena di farfalle.

9. Nel momento in cui Laura aspetta un figlio, prende consapevolezza del male che la circonda, come se fosse stata la maternità ad aprirle gli occhi. E’ un monito ad avere più figli e, attraverso loro, a preparare un futuro migliore?

Per me Laura è proprio la parabola di questa società. Posso parlare solo della società in cui vivo, ma intorno a me c’è un sacco di gente che pensa solo al presente. In Germania c’è stata un’analisi dei testi delle canzoni degli ultimi decenni e sono state analizzate tre parole in particolare: Tu, Io e Noi. Abbiamo potuto verificare che la parola che compare con maggiore frequenza è Io. E’ una società troppo egocentrica, pensiamo alla nostra carriera e al nostro benessere e poco a quello che sarà il futuro. Laura, con questa gravidanza, si interroga sul “dopo”, perché in quel momento non è più solo responsabile di se stessa ma anche della vita che ha dentro di sé. Nella vita di tutti, arriva un momento in cui ti chiedi quale sia il tuo ruolo nel mondo. Questa era la mia intenzione, bisogna pensare al peso della propria esistenza nel mondo e alle proprie responsabilità.

10. Il titolo in tedesco era “I bambini” e la traduzione italiana è “Gli eredi”. La scelta è stata azzeccata in quanto cambia totalmente il significato. Chi l’ha deciso?

E’ stata una grande intuizione della Corbaccio, che lo ha modificato dando maggiore profondità e senso alla storia. Infatti, Robert si rende conto che la generazione precedente ha avvelenato il mondo che rimane in eredità ai bambini, che come tali sono proprio “eredi”. 

Una curiosità che ci ha svelato la direttrice editoriale della Corbaccio: l’idea è venuta proprio a lei, ispirata da una pubblicità del WWF di molti anni fa con due orsetti e la frase “Non siamo noi che lasciamo in eredità il mondo ai nostri figli, ma sono i nostri figli che ce lo danno in prestito”. Indagando ha poi scoperto che questa frase fu detta da un grande capo indiano nel 1856, poi leggendo il libro di Dorn ci ha ripensato… ed ecco il (bellissimo) titolo italiano! 

Un’altra curiosità: abbiamo chiesto a Wulf, bravissimo a mettere in ansia noi, se poi dopo tanto horror riuscisse a dormire la notte: ci ha risposto che sì, è proprio così che supera le sue paure – che comunque sono assolutamente reali (e condivisibili). Scrivere serve per elaborarle, esorcizzarle. E quando non scrive vorrebbe girare l’Italia per almeno 6 mesi a caccia di ricette tradizionali a cui dedicare, perchè no, un nuovo libro!

BOOKS FOR BREAKFAST #44 – LA DONNA DI GHIACCIO

LA DONNA DI GHIACCIO

Robert Bryndza

Newton Compton 

Il corpo congelato. Occhi spalancati e labbra socchiuse. Come se fosse morta mentre era sul punto di parlare… Quando un ragazzo scopre il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio in un parco di Londra, la detective Erika Foster viene subito incaricata dell’indagine sull’omicidio. La vittima, giovane, ricca e molto conosciuta negli ambienti della Londra bene, sembrava condurre una vita perfetta. Ma quando Erika comincia a scavare più a fondo tra le pieghe nascoste della sua esistenza, trova degli strani punti di collegamento tra quell’omicidio e l’uccisione di tre prostitute, assassinate secondo un macabro e preciso rituale. Ma chi era veramente la ragazza nel ghiaccio? Quali segreti nascondeva? Il ritratto che ne dà la famiglia corrisponde alla verità? Erika ha l’impressione che tutti gli elementi a cui si aggrappa nel corso delle ricerche le scivolino via dalle dita, ma è cocciuta, determinata e disposta a qualunque cosa pur di arrivare a capire che cosa si cela dietro quella morte violenta…

Un grazie immenso a Newton Compton per avermi mandato a sorpresa una copia di questo giallo che volevo tantissimo leggere: mi è piaciuto molto! A partire dalla protagonista, Erika. Detective di origine slovacca appena tornata a lavoro dopo un gravissimo lutto – avvenuto mentre era in servizio -, si mostra subito per quello che è: testarda, tenace, caparbia. Una che non molla. Inizialmente osteggiata, pian piano conquista la squadra, tranne qualcuno ovviamente, ma il suo continuo ficcare il naso e disobbedire agli ordini le provoca nuovi guai e nuovi nemici. Ma lei niente, non si abbatte mai e continua per la sua strada, contro tutti e tutto. E ovviamente alla fine trova il killer misterioso e il caso si chiude con successo. Ma nel frattempo il lettore si è affezionato a lei ed ecco che, voltata l’ultima pagina, non vedi l’ora di avere tra le mani una nuova avventura di Erika…

La narrazione ha molto ritmo, i personaggi sono abbastanza credibili, lo stile è scorrevole e ogni capitolo apre nuovi interrogativi che invogliano a proseguire la lettura. Gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti: la detective anticonvenzionale con un passato doloroso, la vittima ricca e bellissima ma con qualche scheletro nell’armadio, i famigliari benestanti ma ambigui, i sospettati, gli informatori… Insomma a questo mistery non manca niente quindi se amate il genere non perdetevelo: sarà sicuramente uno dei gialli dell’estate! 

BOOKS FOR BREAKFAST #43 – LA TELA DELL’ASSASSINO

LA TELA DELL’ASSASSINO

T. R. Ragan

Newton Compton

Lizzy Gardner è felice. Ha appena trascorso una serata romantica con Jared, il suo ragazzo. Ma poco dopo averlo salutato per tornare a casa, il suo sorriso si spegne e per la diciassettenne inizia l’incubo. Lizzy viene rapita e la mattina successiva si risveglia incatenata e imbavagliata, in balia delle perversioni di un serial killer soprannominato l’Uomo Ragno, che terrorizza le sue prede prima di ucciderle. Lizzy però riesce a sfuggire alla morte, unica tra le vittime designate, anche se la polizia non troverà mai quello spietato assassino. Quattordici anni dopo, Lizzy è un’investigatrice privata che nel tempo libero insegna tecniche di autodifesa a ragazze giovani. Ha tentato di lasciarsi alle spalle il suo ingombrante passato, di dimenticare di essere “l’unica che è riuscita a scappare”. Ma una telefonata di Jared, diventato nel frattempo un agente speciale dell’FBI, sconvolge di nuovo la sua vita. Spiderman è tornato in azione, e ha un unico obiettivo: ritrovare Lizzy e chiudere i conti di un gioco mortale iniziato molto tempo prima.

A me questo thriller è piaciuto, quindi innanzitutto ringrazio lo staff della Newton Compton – sempre disponibile e gentile – che mi ha permesso di leggerne una copia in ebook in anteprima. Adesso lo trovate anche in cartaceo in libreria e secondo me se siete in cerca di un giallo adrenalinico per l’estate non dovreste perdervelo. La storia prende fin dalle prime battute e ci si affeziona subito a Lizzy, una donna forte ma vulnerabile, che di giorno aiuta le giovani adolescenti insegnando loro l’autodifesa personale ma che di notte viene perseguitata dagli incubi legati al suo rapimento di tanti anni prima. Attorno a lei ruotano diversi personaggi, con cui fa fatica a stabilire un rapporto profondo proprio a causa del suo passato, pur essendo loro affezionata: la sorella Cathy, la nipote Brittany, e poi l’ex di quella sera maledetta, Jared. Con lui si incontra perchè una ragazza rapita viene ritrovata cadavere con sul corpo nientepopodimeno che un messaggio proprio per Lizzy. Il killer è tornato per chiudere i conti con lei, ma nel frattempo ha messo gli occhi anche su tutti i suoi affetti, quindi per Lizzy – già rapita e torturata una volta – la partita questa volta sarà molto più dura…

Il libro è scritto in maniera scorrevole, la storia regge e il ritmo è veloce e incalzante: potrebbero benissimo farci un film da questa storia. Non do il punteggio pieno solo per due motivi:

  • in certi punti io avrei tagliato un po’ di più mentre invece l’autrice si dilunga un po’
  • l’editing finale è molto impreciso, come se fosse stato fatto in fretta e furia. Ci sono diversi refusi ma soprattutto la cosa fastidiosa sono i tempi verbali che in diversi punti sono totalmente sballati. Che so, siamo nel presente e salta fuori uno che prende la pistola al passato remoto. Non ha senso. Magari è proprio stato scritto così, anche perchè la Newton lavora molto e molto bene, però io nell’editing avrei comunque scelto di fare una correzione più “spietata” 😉  

Per il resto questo è nel complesso un buon thriller e vi terrà incollati alle avventure di Lizzy dalla prima all’ultima pagina! 

Instagram

  • Fuori piove dentro pure Facciamo un salto a Burano? rainbowcolorshellip
  • Estate italiana  buranoitaly bicilovers summervibes
  • latergram  Una giornata passata a parlare di viaggi Conhellip
  • Good Morning summer  summervibes flowerslovers ohmyprettydoor
  • Angolini vista mare  unavitavistamare liguriainside boccadasse
  • Come quando non c neppure bisogno di filtri intotheblue gorgesduverdonhellip
  • Un anno fa la mia Provenza lavenderfields lavenderlove provence
  • Sorprendente oslo con i suoi quartieri riqualificati lungo il fiumehellip
  • In piedi sullarcobaleno rainbowcolors buranoitaly burano

Archivi

  • 2017 (43)
  • 2016 (68)
  • 2015 (79)
  • 2014 (99)
  • 2013 (108)
  • 2012 (168)
  • 2011 (156)