Archivi mensili: febbraio 2016

DON’T BE LATE FOR DINNER! # 3 – BURANO

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Sono convinta che ognuno di noi abbia i suoi posti nel mondo: tre o quattro luoghi del cuore dove ci si sente a casa e non ci si stanca mai di tornare. Io ne ho qualcuno (ehm… parecchi) e uno di questi è Burano: sono letteralmente innamorata delle sue casette colorate che si specchiano sull’acqua, delle porticine basse, delle finestre con le persiane a colori vivaci e dei vasetti di fiori che fanno capolino ad ogni angolo. E non parlo di una banale cotta: no, io Burano la amo proprio e come tutte le storie d’amore serie, ogni tanto salto su un treno e ci vediamo anche se solo per qualche ora. Mi piace arrivare quando la maggior parte della gente è ancora sulla terraferma oppure è a tavola e godermi le viuzze e i ponticelli in solitudine. Scatto l’ennesima foto, passeggio, gioco con i gatti che sonnecchiano al sole e mi perdo a guardare i pescatori che preparano le reti. Adoro osservare i panni stesi tra le case e immaginare la vita degli abitanti che si trovano dietro le porte viola, verdi e azzurre. Mi siedo su un pontile a mangiare un panino e osservo la vita lenta di questo borgo di pescatori con discrezione, scattando foto da lontano o a volte non scattandone affatto, ma tentando di imprimermi nella memoria la vecchina che stende i panni per la strada o i due pescatori anziani che dopo il lavoro aprono una bottiglia di vino e si siedono a giocare a carte per la strada. Ancora qualche attimo ed è già ora di andare via, l’ultimo vaporetto aspetta… come sempre le ore quando si è felici volano, ma mentre salgo sulla barca sorrido perché so che, come per tutti i grandi amori, un’addio non è mai davvero un addio…

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DOVE E COME: per arrivare a Venezia ci sono ottime offerte di Trenitalia se si prenota con largo anticipo o in occasione di promozioni speciali tipo “2 biglietti al prezzo di uno”. Io prenotando a giugno per settembre ho fatto Torino/Venezia A/R con il frecciarossa a soli 29 euro! Da Venezia Burano si raggiunge con i vaporetti, consigliato l’abbonamento 24h per essere liberi di prenderne diversi per fare la spola tra le isole a piacere (costo 20 euro, validità di 24 ore dal primo timbro). Il vaporetto più veloce si prende dalla fermata Fondamenta Nuove (zona Ospedale), ferma in tutte le isole, per Burano contate circa 35 minuti di viaggio. 

AUDREY TRAVEL TIPS: è una banalità ma a quanto pare in pochi lo fanno: andate molto presto al mattino per evitare la ressa delle ore centrali della giornate. E se invece ci finite in un momento di affollamento, da una delle vie principali imboccate il primo vicolo che trovate alla vostra destra: pochi passi e vedrete che addentrandovi tra le case vi lascerete il casino alle spalle!

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LE RICETTE DEI SOGNI

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Per me i sogni sono una parte fondamentale della vita. Soprattutto quelli che faccio ad occhi aperti, magari quando mi perdo a fantasticare nei momenti in cui invece dovrei pensare a concentrarmi. Ma è più forte di me: sono i sogni a muovere il mondo. E quando esce un libro che parla proprio di sogni da rincorrere, di solito non me lo perdo. Se poi parla anche di ricette, è il binomio perfetto. Vi presento quindi in anteprima questo libro di una giovane autrice italiana, “La ricetta segreta per un sogno“, che uscirà domani 18 febbraio per Garzanti. 

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Questa la trama: Elettra è cresciuta nella panetteria della madre, dove, avvolta dal profumo del pane appena sfornato e dei biscotti speziati, ha imparato che il cibo è il modo più semplice per raggiungere il cuore delle persone. Ma adesso che la madre non può più occuparsi del negozio e ha lasciato tutto nelle mani di Elettra, i suoi dolci non hanno più questo potere. E tutte quelle domande rimaste in sospeso tra loro non hanno una risposta. Domande su un passato che la donna non ha rivelato a nessuno, nemmeno alla figlia, la quale decide di dover finalmente far luce su quei silenzi. Eppure in mano non ha altro che una medaglietta con inciso il nome di un’isola misteriosa, e una ricetta: quella dei pani all’anice che sua madre cucinava per sconfiggere la malinconia e tornare a sorridere. Proprio quei dolci le danno la forza per affrontare il viaggio verso l’isola del Titano, un pezzo di terra sperduto nel Mediterraneo la cui storia si perde in mille leggende. Se su un versante la vita scorre abitudinaria, sull’altro solo cortei di donne vestite di nero solcano stradine polverose che portano al mare. Un luogo in cui ogni angolo nasconde un segreto, in cui risuona l’eco di amori proibiti e amicizie perdute. Ma Elettra non ha paura di cercare, di sapere. Deve scoprire come mai il vento dell’isola porta con sé gli stessi sapori della cucina di sua madre, la stessa magia dei suoi abbracci che la facevano sentire protetta quando era bambina. Deve scoprire il legame tra la donna più importante della sua vita e quel posto. Perché solo così potrà ritrovare sé stessa. Solo così Elettra potrà credere di nuovo che cucinare è un gesto d’amore e che davvero esiste una ricetta per non dimenticare mai di sognare. 

Ed ecco la sorpresa in super anteprima messa a disposizione dalla casa editrice: qualche sfiziosa ricetta tratta proprio dal libro! Le trovate qui di seguito e mi raccomando, se ne preparate una, ditemi se vi è piaciuta! Io credo mi lancerò sulle pesche al vino….

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7 CAPPOTTI DA COMPRARE IN SALDO

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Torino, pieno centro. Ultima ondata di saldi, quindi decido di fare un giro per negozi con mia mamma in pausa pranzo.  Adocchiamo un cappottino in una vetrina, entriamo, lo proviamo, chiediamo il prezzo e con 39 euro ce lo portiamo via con noi. Morale della favola: questo è il momento giusto per L’AFFARE DELLA STAGIONE. Ecco quindi una mini guida ai 7 cappotti da scovare in saldo, per togliersi uno sfizio a costo (quasi) zero e arrivare con un po’ più di allegria alla primavera. 

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1. IL CAPPOTTO GIALLO

Un capo perfetto da settembre a marzo: sa adattarsi con stile sia ai colori dell’autunno che a quelli della primavera e allo stesso tempo rallegra quelle buie giornate invernali di pioggia e neve.

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 2. IL CAPPOTTO A QUADRI

Sta diventando un vero e proprio classico dell’inverno, particolarmente adatto per look giovani e freschi (perfetto per esempio per andare a lezione all’Università).

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3. IL CAPPOTTO LUNGO VERDE 

Perfetto per dare un’allure chic a un look casual: il contrasto lo valorizza e il colore è il tocco in più – per il semplice fatto che è bellissimo. 


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4. IL CAPPOTTINO PASTELLO

A fine inverno lo adorerete perchè ogni volta che l’avrete indossato vi avrà ricordato, almeno per un attimo, la primavera e i suoi colori teneri. Super versatile: va sia sui jeans che sull’abitino da cerimonia. 


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5. IL CLASSICO CAPPOTTO NERO

Appunto, un classico. Su cui investire qualche soldino in più e quindi, benvengano i saldi.  Alternativa concessa: quello cammello (a cui ho dedicato un intero post QUI).


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6. IL SOPRABITO FANTASIA

E’ un vero capospalla, capace di costruire e reggere da solo un intero look. Impossibile non averne uno nell’armadio. Un jolly da giocare con parsimonia, indossandolo solo in occasioni particolari. 


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7. IL PIED DE POULE

Un’altra stampa che quest’anno ci ha fatto impazzire e destinata a durare ancora un po’. Regala un tono bon ton al look ed è perfetta, per esempio, per il lavoro. 

E voi con che cappotto state affrontando questo bizzarro inverno?

 

BOOKS FOR BREAKFAST # 27 – URLA NEL SILENZIO

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URLA NEL SILENZIO

Angela Marsons

Newton Compton

Cerys la guardò e scosse la testa. “Come fai Kim? Come fai a vedere queste cose tutti i santi giorni senza diventare pazza?” Kim ci riflettè per un istante. “Riparo cose. Prendo un pezzo di qua e un pezzo di là e li metto insieme per fare qualcosa di bello. Creo qualcosa che riequilibra tutto il brutto di questo lavoro. Spesso aiuta. Ma sai cos’è che fa davvero la differenza?” “No, cosa?” “Sapere che lo prenderò”

E’ notte fonda e cinque persone si trovano intorno a una fossa. A turno, ognuna di loro è costretta a scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma si tratta di una buca piccola: il corpo non è quello di un adulto. Una vita innocente è stata sacrificata per siglare un oscuro patto di sangue. E il segreto che lega i presenti è destinato a essere sepolto sotto terra. 

Anni dopo, la direttrice di una scuola viene brutalmente assassinata: è solo il primo di una serie di agghiaccianti delitti che terrorizzano la regione della Black Country, in Inghilterra. Il compito di seguire e fermare questa orribile scia di sangue viene affidato alla detective Kim Stone. Quando però nel corso delle indagini tornano alla luce anche i resti di un altro corpo sepolto molto tempo prima, Kim capisce che le radici del male vanno cercate nel passato e che per fermare il killer una volta per tutte dovrà confrontarsi anche con i propri demoni personali, che ha tenuto rinchiusi troppo a lungo…

Finalmente. Finalmente un giallo come dico io, che ti avvinghia alle pagine fin dalle prime righe (che potete leggere gratuitamente sul sito di Newton Compton) e poi non ti da tregua fino all’ultima pagina! Ho aspettato con ansia questo libro fin da quando ho letto la trama online e il 4 gennaio, data dell’uscita, mi sono precipitata in libreria. La sera, tempo di arrivare a casa ed ero già conquistata. La trama si apre con un evento di tanti anni prima: cinque persone che seppelliscono un corpo sotto terra. Dopo questo prologo, torniamo ai giorni nostri, in una casa che da fuori sembra uguale alle altre ma al cui interno si sta consumando un omicidio. E la vittima, prima di morire, capisce di essere solo la prima di una lunga serie di morti… Ecco, sono bastati due brevi capitoli per catapultarmi dentro al mistero. Poi, sulla scena del crimine è arrivata Kim Stone e da lì ogni momento di pausa era buono per leggere qualche riga, con la smania di proseguire per scoprire cosa si celava dietro quelle morti misteriose ma anche se Kin avrebbe finalmente fatto pace con i suoi fantasmi… Il suo personaggio mi è piaciuto moltissimo: brillante ma sarcastica, intelligente ma fredda, con un cuore d’oro nascosto sotto strati e strati di battute acide. Le scene in cui lei ricorda la sua infanzia travagliata mi hanno colpita molto; in particolare, quella in cui ricorda come i suoi genitori adottivi, gli ennesimi dopo vari tentativi, sono riusciti a conquistare piano piano la sua fiducia di ragazzina maltrattata e diffidente, per poi morire poco dopo in un tragico incidente, mi ha fatto piangere per mezz’ora. Però la cosa bella è che questi drammi non sono mai raccontati con pietismo o con stile affettato, anzi: sono dei dati di fatto, degli avvenimenti che hanno portato Kim a essere come è oggi e che come tali lei affronta. Anche sul finale, quando lei compie un gesto meraviglioso per un personaggio del libro molto tenero, lo fa in silenzio, con discrezione, certa che non è il “grazie” che darà valore al gesto ma tutto quello che viene prima e dopo quella parolina che lei neppure vuole sentirsi dire. 

Kim non rispose. Entrambi sapevano che, per quanto lo desiderassero, non potevano salvare il mondo, ma c’erano occasioni in cui si trovavano a dover scegliere cosa fosse giusto fare. 

Quindi non posso che straconsigliare questo libro: sia come giallo, perchè la soluzione finale è qualcosa di geniale e davvero imprevedibile (ribadisco, finalmente!!), sia come romanzo in generale, ben scritto e con personaggi memorabili che ti entrano nel cuore e non ne escono neppure dopo l’ultima pagina. Anzi, quando arriva il seguito?

AUDREY’S TIP: l’atmosfera a tratti fredda e lugubre della Black Country è resa molto bene nel romanzo, quindi consiglio di associare a questo libro un bel tè nero forte e bollente e magari un paio di quelle deliziose tartine salate che gli inglesi amano accompagnare al tè. Insomma, per capirci, sapori decisi e bando a prevedibili dolcezze stile macaron: non è il libro giusto. 

INSTA CAMBOGIA (E QUALCHE APPUNTO DI VIAGGIO)

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La Cambogia è uno dei posti al mondo che mi hanno lasciata più perplessa. Nello specifico, parlo della zona di Siem Reap e Angkor perchè avendo solo pochi giorni a disposizione mi sono concentrata sulle meraviglie archeologiche per cui questa paese è famoso in tutto mondo. E con ragione: Angkor è uno dei posti che più mi ha colpito in tutta la mia vita e i miei viaggi, è un luogo davvero davvero incredibile. Ti lascia senza fiato da quanto è bello. Templi straordinari – in stato di conservazione spesso eccellente – sparsi nella giungla: da vedere assolutamente. Allo stesso tempo però tutto quello che ruota attorno a questo vastissimo complesso di templi mi ha lasciata a dir poco basita. Infatti, pur essendo già stata in Asia ed essendo preparata agli “usi e costumi” dei luoghi molto turistici, qui sono davvero esagerati. Spremono il turista come un limone ma a differenza della Thailandia non lo fanno sempre con il sorriso, anzi a volte ti prendono a male parole se, per esempio, rifiuti il loro tuk tuk. Ogni scusa è buona per truffarti o per chiederti altri soldi rispetto a quello che si era pattuito all’inizio. E poi se in Thailandia per esempio fanno un po’ la cresta sul costo del taxi o della cena, per noi occidentali sono comunque sempre prezzi irrisori, o comunque ragionevoli. Qui no. Qui ti chiedono 22 dollari per un giro in barca di mezz’ora in mezzo ai villaggi galleggianti, villaggi che si rivelano essere una manciata di case con annessa scuola che loro fingono essere un orfanotrofio per chiederti altri soldi e con una “farm dei coccodrilli” che si rivela una barca con sopra una gabbia dove dei poveri coccodrilli ammassati agonizzano sotto al sole, con di fronte il negozio di borsette! Ho immediatamente detto al barcaiolo di tornare a riva e me ne sono andata arrabbiata, ma poi ho pensato che in fondo se lo fanno è perchè qualcuno che lo apprezza c’è. E allora mi sono chiesta che razza di turisti incontrino queste persone quotidianamente e un pochino di più li ho capiti. Un pochino. 

So che sono poverissimi e hanno avuto una storia costellata di violenze e soprusi, ma anche in India gran parte della gente è poverissima ma non ho mai visto un atteggiamento del genere. Qui questa perenne sensazione di trovarsi in un bazar dell’umanità è strisciante ma infida, ti si appiccica addosso e ti fa davvero venir voglia di andare via… ed è un gran peccato, perchè se incontri le persone giuste invece la Cambogia è una terra interessantissima, con tanto da offrire anche a livello umano. Insomma, oltre Angkor c’è molto di più, ma trovarlo è parecchio difficile se non si è viaggiatori più che consapevoli, pazienti e smaliziati, capaci di dribblare offerte insistenti e truffe frequenti per riuscire a guardare oltre… Io qualche viaggio nella vita l’ho fatto ma ammetto che qui ho fatto fatica, ti senti costantemente a disagio invece che accolto e non credo sia la strada giusta per un paese che vive essenzialmente di turismo. 

E comunque io l’ultimo giorno dopo questa terribile escursione al “floating village” volevo solo andarmene. Mi aspettavano i templi thailandesi e volevo scrollarmi di dosso prima possibile la sensazione di essere solo una “macchina da soldi”. Ma quando, all’aeroporto di Siem Reap, il mio giovane driver personale (che è stato con me per tutto il tempo e mi ha scorrazzato tra i templi dall’alba al tramonto per 3 giorni) mi ha detto “grazie di avermi dato un lavoro per qualche giorno” io mi sono messa a piangere, l’ho abbracciato e sarei rimasta altri 3 giorni solo per continuare a dargli un lavoro. E in un attimo, poco prima di salire sul mio volo per Bangkok, ho fatto pace con questo paese che mi ha comunque regalato delle emozioni fortissime, nel bene e nel male. 

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PS: seguiranno post più dettagliati, con tutte le info pratiche e le foto in alta risoluzione, ma ho pensato fosse giusto partire dal “cosa non mi è piaciuto” perchè, se gli amici mi chiedono del mio viaggio in Cambogia, sono queste le sensazioni preponderanti. E io qui mi sono sempre rivolta ai lettori esattamente come farei se stessi parlando (o scrivendo) ai miei amici.

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