Archivi mensili: aprile 2016

IN VIAGGIO CON STILE

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Alzi la mano chi in viaggio non ama sentirsi comodo in ogni momento, a costo di sacrificare la moda per il comfort. Io per prima, essendo spesso in giro, ho bisogno di sentirmi a mio agio in tutte le situazioni. Ma non è una buona scusa per dimenticare lo stile. Quindi va benissimo sfoggiare abiti confortevoli ma sempre con un occhio agli abbinamenti, ai colori e ai tessuti. Volete mettere scendere da un aereo con un’aria fresca e chic trascinando un bel trolley rispetto a trascinarsi dietro una brutta valigia sgangherata con addosso una tuta con le toppe?! Scherzi a parte, a volte basta davvero poco per essere stilose anche tra un aeroporto e una stazione! Basta attenersi a poche, semplici regole base:

– vestirsi a strati con pezzi basic e combinabili fra loro come colore e consistenza

– la borsa deve essere maxi così da avere sempre con sè un kit di emergenza in caso di bagaglio smarrito. Non fidatevi delle blogger che si fotografano in viaggio con una micropochette: hanno sicuramente a disposizione un fidanzato/amico/collaboratore portaborse oltre che fotografo 😉

– mai dimenticare gli occhiali da sole ( e questo vale soprattutto per me!)

– niente tacco 10. Si può essere super chic anche con un paio di ballerine o di sandali che siano anche comodi per camminare

– occhio anche alle lunghezze: la maxi tee che fa anche da abito è trendy ma in una sala d’aspetto della stazione dove magari siete costrette a sedervi per terra potrebbe essere un pochino troppo succinta 

– il tocco in più? il cappello. Niente fa pensare alla spensieratezza delle vacanze più della classica “paglietta” 😉

– due evergreen sono la pashmina e il foulard. la prima diventa quasi una copertina in caso di aria condizionata forte e il secondo ci permetterà di creare dei look iper versatili anche una volta arrivate alla meta! 

– una buona soluzione è il maxi dress: versatile, lo userete anche durante la vacanze nei modi più svariati

– i must have dei primi weekend fuori porta? Il trench e il borsone, magari personalizzato con le iniziali

– gioielli sì o no? in linea generale, meglio bijoux piccoli e poco costosi, così non rischierete di perdere/rovinare i vostri pezzi cult

– ultima regola, che le riassume tutte: è chic chi è abbigliato in maniera appropriata a quello che sta facendo. So che sembra una banalità ma dopo aver visto in Cambogia tizie che tentavano di arrampicarsi sui templi con le zeppe altissime e la minigonna (giuro!) direi che non do più nulla per scontato 😉 

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BOOKS FOR BREAKFAST # 31 – LA VITA SEGRETA E LA STRANA MORTE DELLA SIGNORINA MILNE

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LA VITA SEGRETA E LA STRANA MORTE DELLA SIGNORINA MILNE

Andrew Nicoll

Sonzogno

Questo libro mi ha incuriosita prima ancora di arrivare in libreria, grazie ad un comunicato stampa molto promettente. Mi aspettavo davvero tanto e grazie alla splendida Valentina di Sonzogno ho avuto il privilegio di poterlo leggere subito. Eccolo quindi di diritto tra i miei Books For Breakfast in questa primavera ricca di libri. 

Nulla è come sembra a Broughty Ferry, tranquillo paesino sulla costa scozzese. Jean Milne, ad esempio, è una matura zitella che vive sola in una lussuosa villa di ventitré stanze (quasi tutte chiuse) ed è, per i suoi concittadini, un modello di rispettabilità. Eppure, quando viene trovata brutalmente assassinata nella sua abitazione con i piedi legati e il cranio fracassato, l’immagine pubblica, che così a lungo ha resistito, comincia a incrinarsi. Chi può avere ucciso in maniera tanto feroce una signora così riservata? E perché, di colpo, conoscenti e testimoni diventano elusivi e reticenti? E chi è l’uomo che, su carta violetta, le ha scritto, alla vigilia dell’assassinio, una lettera a dir poco personale? La notizia del crimine si diffonde rapidamente per tutta la Gran Bretagna, suscitando nei lettori delle gazzette una curiosità così morbosa che la polizia si sente subito sotto pressione: bisogna trovare un colpevole e bisogna trovarlo in fretta, anche a costo di qualche procedura non proprio scrupolosa. A indagare, con i più moderni ritrovati della scienza investigativa (siamo nel 1912), viene chiamato da Glasgow l’ispettore Trench, un esperto per i casi più difficili, affiancato dall’attento sergente Frazer, agente della polizia locale. Man mano che i due scavano nella vita della signorina Milne, i segreti della sua esistenza vengono a galla….

Il romanzo è basato su una storia vera e ricostruito grazie a una meticolosa ricerca negli archivi della polizia e nei giornali dell’epoca: già questo mi ha affascinata. Altro punto a favore: la narrazione in prima persona del sergente, che registra tutto ciò che succede con un tocco di ironia leggera e piacevole. Siamo nel 1912 ma ciò nonostante è facile calarsi  nel racconto grazie alla ricchezza dei particolari e alla narrazione, appunto, in prima persona (anche se viene saggiamente intervallata a quella in terza persona per avere uno sguardo più completo sulle vicende). Mi è sembrato più volte di essere in un giallo di Agatha Christie, quando nel classico paesino tranquillo sulla costa un brutale omicidio scuote le persone e mette in moto una serie di eventi volti a rivelare al lettori i segreti che si celano dietro le porte chiuse. Quasi quasi mi aspettavo di vedere comparire Miss Marple da un momento all’altro. Questo a parer mio è un pregio perchè è chiaro che la regina del giallo è un modello di riferimento importante per Andrew Nicoll. Unico difetto invece che ho riscontrato in questo romanzo, l’eccessiva lentezza. Pagine e pagine dove non succede granchè, e dove la signorina Milne del titolo è un po’ troppo sullo sfondo, rallentano un po’ la lettura; avrei preferito un ritmo un po’ più serrato. Le mie aspettative comunque non sono state deluse, anzi ho trovato questo libro davvero originale. Unica accortezza, non è un romanzo “per tutti” secondo me: quindi lo consiglierei a chi cerca un mistery diverso dal solito, a chi ama immergersi nelle tipiche atmosfere da giallo inglese, a chi ama i finali davvero sorprendenti (non posso dire altro!) ma nell’attesa ama gustarsi un bel prodotto letterario, a chi ama lo humor britannico e i racconti raffinati. 

PS: con Sonzogno le belle notizie non finiscono mai. Domani infatti sarò a Milano con lo staff della casa editrice per incontrare una bravissima scrittrice di gialli finlandese di cui non vedo l’ora di parlarvi! STAY TUNED! 

PARIS IS ALWAYS A GOOD IDEA

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15 euro un Torino/Parigi. Andata e ritorno. Potevo forse dire di no? Tempo di vedere l’offerta e 10 minuti dopo avevo il biglietto in mano. Sono stata a Parigi diverse volte ma dall’ultima era passato un bel po’: immaginate quindi il mio entusiasmo nel poterci finalmente ritornare. Aggiungeteci che ci vive una carissima amica, che è stata anche così cara da ospitarmi, ed eccomi lì, di domenica sera, ad approdare alla Gare de Lyon con il mio zainetto, la macchina fotografica e la vecchia guida di mio papà. In testa tanti piani per sfruttare al minimo il poco tempo a disposizione e nel cuore un’emozione fortissima. Aveva proprio ragione Audrey Hepburn: Parigi è sempre una buona idea. E quello che oggi condivido con voi è il diario fotografico di quelle ore trascorse a camminare nella Ville Lumière, sola ma felice. A ripensare a quel primo viaggio in aereo a 8 anni, quando con la mia famiglia ho trascorso qui una manciata di giorni bellissimi. Chissà, forse è stato proprio allora che ho capito che da grande avrei voluto fare, in primis, la viaggiatrice. Che poi debba farlo nei ritagli di tempo è solo un piccolo, trascurabile, dettaglio.

PS: i miei tornano a Parigi spessissimo. Io invece ho sempre pensato che il bello della vita fosse vedere ogni volta posti nuovi. Ma stavolta, attraversando il Pont Neuf pochi minuti prima del tramonto, ho capito perchè ogni tanto è così bello regalarsi una passeggiata a Parigi. Ancora una volta, avevano ragione loro. 

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HOW TO WEAR #5 – GLITTER DA GIORNO

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Una delle cose che preferisco in assoluto della nuova stagione è la possibilità che ci offre la moda 2016 di brillare anche di giorno. Io vado pazza da sempre per gli accessori luccicanti, ne faccio letteralmente incetta. Poi ovvio vanno dosati bene e fino ad un po’ di tempo fa li sfoggiavamo praticamente solo di sera, quindi era anche difficile sbagliare: una pochette o un sandalo sparkling ed eri pronta anche se sfoggiavi un tubino vecchio di due anni. Ma il bello arriva adesso che finalmente il glitter si porta anche di giorno: sarà che abbiamo sempre più voglia di metterci – letteralmente – in luce? Quale che sia la ragione, io sono felice. Ma su che abbinamenti puntare per non sembrare una che rientra dalla disco della sera prima? Ecco i miei preferiti:

– un top di paillettes regala un’aria glam anche al più serioso dei tailleur neri

– una gonna luminosa si può sdrammatizzare in molti modi, per esempio con una camicia maschile, dei biker boots, un paio di All Stars, etc..

– la giacca di paillettes su boyfriend jeans e tee bianca è perfetta

– il pantalone brillante è impegnativo: il resto del look deve essere super basic. Perfetta una camicia bianca classica

– le meno audaci possono rompere il ghiaccio con una borsa o un paio di scarpe. il resto verrà da sè…

Regola sempre valida: un capo luccicoso attira l’attenzione, quindi tutto il resto, trucco compreso, deve essere più soft e basic possibile per non risultare volgari e fuori luogo. 

E voi che ne dite? Vi piace aggiungere un tocco di glitter ai vostri outfit da giorno?

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BOOKS FOR BREAKFAST # 30 – SEGRETO DI FAMIGLIA

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SEGRETO DI FAMIGLIA 

Mikaela Bley

Newton Compton

A Stoccolma è un freddo e piovoso venerdì di maggio, quando la piccola Lycke, di soli otto anni, scompare improvvisamente nel centro della città. La rete televisiva nazionale si lancia subito sulla notizia e manda sul campo un’inviata specializzata in cronaca nera, Ellen Tamm. Chi ha visto Lycke per l’ultima volta? Chi sono i suoi genitori? Il padre e la madre di Lycke sono separati ed è stata la nuova moglie del padre ad accompagnare la bambina al centro sportivo, ovvero il posto dove se ne sono perse le tracce. La donna, madre a sua volta da poco, racconta la sua versione dei fatti, ma ci sono delle zone d’ombra nella testimonianza. La tata che ha cresciuto la bambina è chiusa nel dolore. La madre di Lycke invece è imperscrutabile, soffre ancora il peso del divorzio e di una depressione mai affrontata. Il padre, dal canto suo, non si dà pace. Nel frattempo Ellen si impegna in una ricerca spasmodica, nonostante la corruzione della polizia, i sempre più strani comportamenti dei genitori di Lycke e le frecciate velenose dei colleghi. Ma ha deciso di fare il possibile per fronteggiare la situazione da vera professionista, perché questo caso le ricorda da vicino ciò che conosce sin troppo bene: segreti di famiglia, bugie e inganni che la obbligheranno a confrontarsi con il proprio doloroso passato, mentre le speranze di ritrovare la bambina scomparsa si assottigliano e il tempo scorre veloce…

La stampa ha parlato della Bley come della nuova regina del thriller svedese: da grande amante del genere sono stata quindi felicissima di poter leggere questo libro in anteprima grazie alla disponibilità di Newton Compton – che ringrazio di cuore. 

Fin dalle primissime pagine sono entrata nel vivo del racconto: la narrazione viene fatta dai diversi punti di vista di alcuni personaggi, mentre le immaginarie lancette di un orologio scandiscono il tempo che passa. Chi legge gialli sa bene che più ore trascorrono dal momento clou meno probabilità si hanno di risolvere il mistero. Quindi innanzitutto un plauso per questa struttura narrativa che ti proietta immediatamente nel centro dell’azione. Brava anche l’autrice a caratterizzare i personaggi: fin dalle prime righe mi sono sentita solidale con Ellen, che cerca di scuotere la polizia affinchè continuino a cercare anche di notte la bambina scomparsa. Lei ha dei motivi personali per accanirsi così ma è facile provare empatia. Ma la bravura della Bley è tale che ti permette di immedesimarti anche con gli altri personaggi: l’algida madre della piccola, il padre ambiguo, la matrigna rosa molto più dalla gelosia per il marito che non dal senso di colpa… non sono necessariamente personaggi positivi, anzi, ma sono in fin dei conti umani e per questo è facile comprenderne i sentimenti, pure non parteggiando assolutamente per loro. Per questi motivi si è portati a leggere il libro molto in fretta: vuoi sapere come andrà a finire, che fine ha fatto la piccola scomparsa ma anche che destino avranno tutti i personaggi e contemporaneamente vuoi capire quali sono i fantasmi del passato di Ellen e se lei riuscirà in qualche modo a superarli. Quindi non posso che consigliare questo libro che ha la capacità di avvinghiarti alle pagine: questo, in un buon giallo, è fondamentale. Per quanto riguarda il mistero, l’intrigo non è di quelli da 10 e lode ma neppure troppo banale, la caccia al colpevole ti prende perchè si sospetta a rotazione di più persone e questo tiene vivo l’interesse. Certo, gran parte del libro è dedicato comunque a Ellen e ai suoi trascorsi ma ci sta dal momento che lei tornerà nei volumi successivi… che io leggerò sicuramente volentieri! Unico appunto, sul secondo lavoro dell’autrice mi aspetto che qualche errore da opera prima (dettagli un po’ inverosimili, a partire dai poliziotti davvero troppo idioti) venga corretto 😉 

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