Archivi mensili: maggio 2016

MYANMAR TRAVEL DIARY #1- YANGOON

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Scrivo questo post con una certa nostalgia. E non potrebbe non essere così: il Myanmar è un posto che in silenzio e in punta di piedi ti entra sotto la pelle e arriva fino al cuore. Me ne sono accorta appena atterrata a Yangoon, quando la solita umidità del sud est asiatico mi ha investita in pieno come sempre: sul pulmino dall’aeroporto al centro città ho incrociato tantissime persone – operai, donne a passeggio, monaci, bambini, studenti e quant’altro – e tutte con qualcosa in comune: sorridevano. Proprio a me, che ero sfatta dopo 36 ore, 3 voli e 5 fusi orari e a malapena avevo la forza di ricambiare. Però mi sono innamorata subito di quei sorrisi. Aperti, autentici, sinceri. Di quelli che arrivano fino agli occhi. Ad un certo punto abbiamo affiancato un pulmino di una scuola che trasportava dei nanetti di 6-7 anni, tutti con la stessa divisa: avreste dovuto vedere che gara hanno fatto per sporgersi dal finestrino e salutarmi! Erano tutti sorrisi, manine sventolanti e “mingalabar” – benvenuto – urlati a squarciagola. E ho pianto, almeno credo, perchè è stata un’emozione così grande. Essere finalmente qui, dopo ave rischiato più volte di non partire nemmeno, dopo aver attraversato il globo completamente da sola, dopo aver cercato di non crearmi aspettative come faccio sempre prima di vedere un posto nuovo. Stanchissima. E poi eccoli, i sorrisi e gli occhi sgranati, i primi di questi 12 giorni, a cui sono seguiti milioni di altri sorrisi, di “where are you from?”, di richieste di una foto assieme, di mani sempre tese per aiutarti e di non so quanti inviti a pranzo. La Birmania è così. E’ un posto dove tu arrivi dopo 12 ore di volo e ti senti a casa, dove il caldo è opprimente, il cielo brilla dell’oro delle pagode, si mangia quasi solo riso, la vita scorre a piedi nudi e la gente ti avvicina per strada per chiederti se gli fai vedere una foto della neve sullo smartphone. Storia di un amore. Parte 1,2 e 3.

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YANGOON

Il primo giorno è una totale immersione tra i suoni, i colori e gli odori di Yangoon, la più grande città del Paese e capitale fino al 2005. Decidiamo di riservare la grandiosa Shwedagon Paya all’ultimo giorno e ci buttiamo nel mercato. A Chinatown la vita scorre lenta tra le bancarelle di cibi esotici e stoffe cinesi: per strada si fa tutto quello che noi normalmente facciamo in casa – per esempio, si dorme e ci si depila! In una parola sola si vive. Ci divertiamo ad assaggiare lo street food più estremo, dopodichè raggiungiamo a piedi (un’oretta circa) la Botataung Paya sulle rive del fiume e impariamo subito che se prima eravamo un po’ schizzinosi qui possiamo proprio dimenticarcelo: ogni pagoda si visita a piedi nudi e non sono ammessi neppure i calzini! Ho sentito degli italiani rifiutarsi di togliersi le scarpe e ancora oggi mi chiedo cos’avranno visitato durante il loro viaggio dato che questa regola vale per ogni singolo luogo di culto, anche quelli in mezzo alla giungla 😉 

Il porticciolo adiacente è pieno di barchette colorate, lo sfondo ideale per la prima Myanmar Beer di una lunga serie, mentre il sole va e viene e allo sgabello accanto al nostro si riposa un gruppo di monaci molto smart, tutti intenti a smanettare sull’iphone. A tratti piove, ma il cielo brilla lo stesso. La Pagoda non è per nulla affollata perchè è di quelle meno turistiche, frequentata solo dai locali. Circondati dalla Birmania più autentica, aspettiamo il tramonto e ci rendiamo conto che siamo all’inizio di qualcosa di bellissimo.

dal mio diario di viaggio: 

La Botataung Pagoda e’ poco frequentata dai turisti e c’era questo bimbo che era molto incuriosito da noi e dalle nostre macchine fotografiche. Ci scrutava con aria assorta come per cercare di capire se fidarsi o no. E poi appena ha deciso ha fatto un sorriso stupendo. Ma io ho nel cuore lo scatto dell’attimo prima, quando ha guardato lo straniero a casa sua (noi!) e ha deciso in meno di un minuto che e’ una cosa bella, una cosa che fa sorridere, vedere gente diversa. Sono qui da un giorno e sono già innamorata di queste persone. ❤️

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PS: scusate la bassissima qualità delle foto ma se avete letto il mio primo post dedicato alla Birmania sapete già che è successo a me, alla mia macchina fotografica e al mio cellulare 😉

UNA DOMENICA CON TORINOSHOPPINGLAM

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Domenica 15 Maggio il bellissimo Quartiere di Borgo Po ha chiuso le strade al traffico e aperto le porte ai cittadini. Artisti, artigiani e negozianti hanno accolto i visitatori con i loro migliori prodotti e per l’occasione la zona si è trasformata in un grande mercato all’aperto dove era possibile trovare praticamente di tutto.
Io ho avuto il privilegio di partecipare come blogger per Torinoshoppinglam, andando alla scoperta dei negozi e dei creativi più cool del Borgo. Voglio quindi condividere con voi i due posti che mi sono rimasti nel cuore durante questo bellissimo #shoppingborgopo: L’officina del fantastico, le cui creazioni vengono fatte con materiali di recupero e vintage inutilizzati dandogli così una nuova vita, e il negozio di interior design super glam Pink Martini.

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Con lo staff de L’Officina del Fantastico e Anna di TorinoShoppinGlam

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Anna con una delle ragazze di Pink Martini

L’OFFICINA DEL FANTASTICO

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Questo laboratorio creativo e artigianale nasce  dalla  passione  di  Matteo  per  l’artigianato  e  dal  suo  lavoro  come restauratore di mobili antichi; in seguito si è iniziato a lavorare oltre al legno anche ferro, pelle e altri materiali, dando forma a nuove idee.

Principalmente le creazioni vengono fatte con materiali di recupero e vintage inutilizzati ai quali in questa maniera si riesce a dare una nuova vita: questo è il principio alla base del lavoro, al quale poi si sommano la creatività e la fantasia degli artisti. 

Geniale secondo me il riutilizzo di certi oggetti di uso quotidiano: le caffettiere diventano lampade, le tazzine e le sveglie parti di quadri, gli orologi smembrati riprendono forma come gioielli di design, etc. Ho adorato i pezzi che si possono trovare all’Officina del fantastico (ma quanto è bello questo nome??): lampade, bracciali, quadri, orologi da parete, arredi per la cucina e piccoli componenti di modernariato. Da sottolineare infine che ogni opera è un pezzo unico e irripetibile, costruita esclusivamente a mano attraverso l’estro dei due artigiani. Date un’occhiata alla loro pagina facebook: rimarrete stupiti! 

PINK MARTINI

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Pink Martini è un negozio imperdibile: io mi sono letteralmente innamorata di questo negozio di oggettistica e interior design. Le sedie nei colori Pantone, i cubetti per il ghiaccio a forma di diamanti, gli orologi da parete a forma di Mole Antonelliana e il “gioco della settimana” dipinto sul pavimento: questo negozio ormai sarà una tappa fissa del mio shopping torinese.

Tantissime le idee e le proposte originali per arredare e personalizzare la propria casa con gusto e un pizzico di design contemporaneo. L’ambiente curatissimo del negozio fa da cornice a opere di interior design dei migliori brand, selezionate in tutto il mondo per poter sempre offrire alla clientela un’ampia scelta tra i pezzi più all’avanguardia del momento. Accanto alle grandi firme e ai marchi più noti, trovano inoltre posto anche le proposte di une serie di designer emergenti di talento. Io avrei voluto comprare praticamente tutto!

Tra l’altro la prossima volta che devo fare un regalo sarà il primo posto dove andrò a curiosare: ci sono articoli per ogni fascia di prezzo e puoi essere sicuro che stupirai la persona che lo riceverà con qualcosa di davvero originale e creativo 🙂 

Il negozio ha anche altre sedi quindi non dimenticate di seguire la loro pagina facebook per essere sempre aggiornati sulle novità! 

AIBIJOUX

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Chi mi conosce lo sa: sono una grande appassionata di bijoux e sono perennemente in cerca di pezzi particolari per arricchire la mia collezione (e i miei look!).  Non posso quindi fare a meno di parlarvi di questa realtà che ho scoperto da poco ma di cui mi sono già innamorata: AIBIJOUX.

AIBIJOUX – gioielli d’autore – è distributore esclusivo per l’Italia di prestigiosi marchi di bijoux: Ayala Bar, Kurshuni, Dori Csengeri, Sence Copenhagen, Mary Frances, Nakamol e altri. Con una consolidata esperienza nel settore del fashion jewelry d’alta gamma, l’azienda è una realtà professionale e commerciale in forte crescita. AIBIJOUX si caratterizza nel settore del design del gioiello “d’autore” grazie ai suoi punti di forza: la sensibilità nell’anticipare tendenze e l’attenzione alla manifattura artigianale d’eccellenza dei prodotti selezionati. L’azienda lavora con designer provenienti da Medioriente (Israele, Turchia), Europa (Danimarca e Grecia) e Stati uniti; i numerosi viaggi e la partecipazione a fiere di settore hanno contribuito a delinearne e arricchirne il portfolio, composto da importanti brand internazionali e da designer di nicchia. Tutti i marchi distribuiti sono selezionati con cura per rispondere alle tendenze odierne – una donna nomade contemporanea o dal fascino elegante e discreto – e per assecondare tutti i gusti, dall’urban look all’ethnic chic. Indovinate quale preferisco io…. 

AIBIJOUX nasce da un ramo di Asia Import – azienda nata a Torino negli Anni Ottanta, specializzata in arredi, complementi e accessori per la casa. Da una decina d’anni circa, AIBIJOUX diventa l’attività principale di Asia Import e ne raccoglie la solida eredità professionale. Il progetto nasce dalla collaborazione tra una madre – Tripta Khanna – e una figlia – Nisha Gir – e cresce grazie al confronto stimolante e creativo tra esperienza e innovazione. Tripta Khanna, da sempre cittadina del mondo e fondatrice di Asia Import, è ancora oggi imprenditrice di successo. Nisha Gir, architetto, instancabile viaggiatrice e con un’immensa passione per gioielli, stoffe e colori, decide di lavorare attivamente nel settore accessori dell’azienda dal 2005, trasformandolo in quello che oggi è AIBIJOUX. Un gruppo di lavoro quasi tutto al femminile, che da anni lavora con passione per garantire un servizio professionale attento alle esigenze del cliente e rispettoso dell’opera creativa dei designer che rappresenta.

I marchi distribuiti sono presenti in più di 400 gioiellerie e concept store in tutto il territorio italiano, me se siete in zona non perdetevi il bellissimo showroom di Moncalieri, lo spazio ideale – alle porte di Torino – per visionare con calma i gioielli e gli accessori moda. I clienti di AIBIJOUX vengono accolti con una tazza di tè e fatti accomodare nell’elegante cortile coperto tra piante ornamentali, mobili e bijoux provenienti da tutto il mondo.  In pratica, il mio concetto di paradiso 😉

Io ho potuto toccare con mano la qualità dei bijoux di Sence Copenaghen e ne sono rimasta piacevolmente colpita: i gioielli hanno una qualità alta, una notevole cura dei dettagli e una vestibilità perfetta. Il design contemporaneo, nato dalla brillante intuizione di un gruppo di creativi danesi, li rende ideali dal mattino alla sera. Il mix tra pietre dure, cuoio colorato e metallo brillante li rende attuali e allo stesso tempo particolari; perdipiù, essendo di un bellissimo colore, li abbino davvero con tutto. Mi sono innamorata anche della linea Spicy Life di AIBIJOUX: splendidi pezzi fatti a mano, una combinazione di pietre dure e semipreziose, vetri e paste di vetro di provenienza africana, broccati e sete naturali tinte a mano, vecchi ricami indiani. Mi sa che pure io non tarderò ad andare a farmi un giro allo showroom 😉 nel frattempo continuo a sognare su www.aibijoux.com

 PS: un grazie, di cuore, ad Alice – anche se sarà la causa della mia prossima bancarotta 😉

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BOOKS FOR BREAKFAST # 32 – LA RICETTA SEGRETA PER UN SOGNO

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LA RICETTA SEGRETA PER UN SOGNO

Valentina Cebeni

Garzanti

Il primo profumo che Elettra ricorda è quello del pane appena sfornato e dei biscotti speziati. Nella panetteria in cui è cresciuta ha imparato da sua madre che il cibo è il modo più semplice per raggiungere il cuore delle persone. Ma adesso che lei non può più occuparsi del negozio e ha lasciato tutto nelle mani di Elettra, i suoi dolci non hanno più questo potere. E tutte quelle domande rimaste in sospeso tra loro non hanno una risposta. Domande su un passato che la donna non ha rivelato a nessuno, nemmeno a lei, sua figlia. Elettra, persa e smarrita, sente di non avere altra scelta: deve fare luce su quei silenzi. Eppure in mano non ha altro che una medaglietta con inciso il nome di un’isola misteriosa, e una ricetta: quella dei pani all’anice che sua madre cucinava per sconfiggere la malinconia e tornare a sorridere. Proprio quei dolci le danno la forza per affrontare il viaggio verso l’isola del Titano, un pezzo di terra sperduto nel Mediterraneo la cui storia si perde in mille leggende. Se su un versante la vita scorre abitudinaria, sull’altro solo cortei di donne vestite di nero solcano stradine polverose che portano al mare. Un luogo in cui ogni angolo nasconde un segreto, una verità solo accennata. Un luogo in cui risuona l’eco di amori proibiti e amicizie perdute. Ma Elettra non ha paura di cercare, di sapere. Deve scoprire come mai il vento dell’isola porta con sé gli stessi sapori della cucina di sua madre, la stessa magia dei suoi abbracci che la facevano sentire protetta quando era bambina. Deve scoprire il legame tra la donna più importante della sua vita e quel posto. Perché solo così potrà ritrovare sé stessa. 

Questo libro ha qualcosa di magico. Sarà la splendida copertina, saranno i profumi e i sapori che escono dalle pagine, sarà la storia originale o l’ambientazione in una terra splendida, fatto sta che io me ne sono innamorata. Fin dalle prime pagine mi sono immedesimata in Elettra, che si trova in un momento no della sua vita, con la mamma in un letto d’ospedale e il lavoro, che neppure voleva, che non va come dovrebbe. E’ facile tifare per lei e appoggiare la sua decisione di dare una svolta a questa situazione stagnante; è interessante seguirla sull’isola e accompagnarla alla scoperta di qualche piccolo mistero ma soprattutto della sua identità. Cosa le ha nascosto a sua famiglia? Come mai proprio su quell’isola, nel vecchio forno di un convento sconsacrato, trova un libro di ricette di sua madre? Piano piano Elettra si abitua ai ritmi del convento e gli si legherà talmente tanto da volerlo difendere dalle mire commerciali del sindaco, grazie anche alla ritrovata passione per la cucina e all’aiuto di un certo Adrian…. 

Lo stile raffinato ma allo stesso tempo scorrevole del romanzo fa scorrere le pagine tra le dita molto in fretta.  I personaggi sono ben caratterizzati e ti sembra quasi di vederli muovere, il mare blu sullo sfondo… Inevitabile però farsi venire un certo languorino perchè le descrizioni di profumi e sapori sono davvero coinvolgenti; non solo, il libro è disseminato di ricette che potrete provare a replicare! Anzi, cliccate QUI per scoprirne qualcuna :-).

In definitiva quindi non mi resta che consigliare questo romanzo, ringraziando di cuore Garzanti per la copia in ebook (anche se con una copertina così bella ho odiato il corriere che si è perso il mio cartaceo) perchè Valentina Cebeni mi ha portato in un mondo molto distante dalla mia realtà metropolitana immergendomi in un vortice di farina, pane da impastare, mare stupendo e piccoli misteri da dipanare tra un bicchiere di vino speziato e un dolce alle pesche. In pratica, un bellissimo viaggio senza alzarmi dalla poltrona. 

#VISTADAQUI

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A volte, quando tutto sembra nero, è solo questione di cambiare prospettiva: un diverso punto di vista e le cose sembrano più facili, e magari riusciamo addirittura a trasformare un evento spiacevole in un’opportunità positiva. Lo sa bene la Compagnia di San Paolo, che partendo dal concetto del cambiare prospettiva ha ideato un progetto bellissimo: #vistadaqui è il modo giusto per riscoprire Torino da un nuovo punto di vista, quello dei suoi abitanti. Sto parlando della Torino che piace anche a me, quella fatta dalla persone e non solo dai luoghi, quella dei sogni e delle passioni di chi quei posti li vive tutti i giorni. Per mettere in luce questa realtà la Compagnia ha realizzato una foto multimediale della città, un immagine composta da oltre 60.000 scatti singoli presi dall’alto della Mole Antonelliana per raccontare un territorio, chi ci vive e chi lo valorizza attraverso interventi mirati, ovvero la Compagnia stessa, da sempre in prima linea per costruire la Torino di oggi e immaginare quella di domani.

Su vistadaqui.compagniadisanpaolo.it potete navigare la foto panoramica interattiva e scoprire le esperienze di chi vive la città ogni giorno, sfogliare immagini d’archivio e conoscere gli interventi della Compagnia di San Paolo sul territorio. E considerate che stiamo parlando di una delle maggiori fondazioni private europee, la cui missione è favorire lo sviluppo civile, culturale ed economico delle comunità in cui opera, con finalità di interesse pubblico e utilità sociale.

L’entusiasmo di chi lavora per questa preziosa realtà è evidente: io l’ho percepito in ogni singola parola dello staff che ci ha accolto alla Mole Antonelliana per illustrarci il progetto durante un goloso aperitivo e per regalarci un’inedita vista su Torino dall’alto grazie all’ascensore panoramico. E l’ho visto anche nelle persone che sono state a lungo in coda per approfittare dell’opportunità di vedere la città illuminata dall’alto della Mole.

E non è finita qui: se anche voi volete raccontare la vostra storia, potete partecipare al concorso fotografico UNA FOTO #VISTADAQUI, per provare a vincere 10.000 euro da donare ad un’associazione non profit del territorio o 4 abbonamenti Torino Musei. Per partecipare cliccate QUI e…. good luck!

INFINE, ECCO QUALCHE IMMAGINE DEL NOSTRO APERITIVO CON VISTA….

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  • Cose belle da fare una volta nella vita visitare Procida
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