Archivi Annuali: 2014

THE (NEW) IT GIRL



In principio fu George. Con ER e tutti i film (e la popolarità) che sono venuti in seguito. Con attrici, veline e cameriere a turno al suo fianco. Tutte belle, tutte provvisorie. Persino Carrie in SATC fa una battuta sul fatto che Clooney è come lo Chanel, sempre di moda. Poi la rivincita delle donne con il cervello grazie ad Amal Alamuddin, l’avvocatessa anglolibanese che con stile da vendere l’ha in pochi mesi accalappiato e sposato. E che, dopo la quattro giorni veneziana, già si candida a diventare la nuova Olivia Palermo: non sbaglia un look e, cosa di non secondaria importanza grazie alla quale sbaraglia tutte le colleghe it girl, al braccio oltre alla borsa griffata ha nientepopodimeno che George Clooney. Che, appunto, non passa mai di moda. Proprio come uno Chanel. 






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VIETNAM DIARY # 2 – PHAN THIET

 

Dopo i primi tre giorni trascorsi a Saigon e dintorni (QUI il diario di viaggio di quella parte), un autobus a cuccette ci aspettava minaccioso per portarci qualche giorno al mare.  E qui è necessaria un’introduzione: tutti al mare normalmente vanno a Mui Nè, famosa località balneare molto turistica. Noi, per paura di trovare un posto tipo Rimini, ci siamo fatti consigliare da una ragazza vietnamita che vive a Torino e lei ci ha parlato di PHAN THIET, a qualche decina di km dalla cittadina più famosa (o famigerata?). Seguendo il suo consiglio abbiamo cercato un hotel nella zona e appena abbiamo trovato il SANDHILLS RESORT, che ci proponeva un villino privato sulla spiaggia a un prezzo che in Italia fa ridere i polli, abbiamo prenotato due notti. 
Da SAIGON ci abbiamo messo circa 6 ore ad arrivare, 6 ore lunghissime passate su un terrificante autobus a cuccette, il cosiddetto sleeping bus, schiacciati uno sull’altro come sardine e con un francese che non si lavava da giorni come vicino: vi lascio immaginare. Perdipiù il resort non era a PHAN THIET ma a 12 km ed era raggiungibile solo in taxi lungo delle strade buie e sconosciute, con una tassista che ovviamente non capiva una parola di inglese, il tutto alle 9 di sera che lì è notte fonda… un’avventura, insomma. Alla fine siamo arrivati e la bellezza del resort ci ha ripagato di tutte le fatiche del viaggio. Peccato però che si siano subito trovate altre pecche: il wifi non funzionava mai, in camera il segnale della tv andava e veniva, al ristorante c’erano i gatti sui tavoli che mangiavano gli avanzi dei piatti e non un cliente con cui condividere la sfig… ehm, la gioia. Il personale inoltre, pur lavorando in un hotel 5 stelle, non capiva una parola di inglese (ma come fai a lavorare nel turismo, dico io???) e soprattutto non si sforzava nemmeno di capire, neanche a gesti. Abbiamo ordinato la cena in inglese, non hanno capito, allora gliel’abbiamo indicato sul menù (scritto nella LORO lingua) e ciò nonostante ci hanno portato le cose sbagliate!! E se ti lamentavi ridevano!! Altro che 5 stelle, 5 sberle volevamo dargli!! Il giorno dopo comunque ci siamo un po’ riconciliati con il posto perchè il resort era davvero bello. Il mare non è nulla di che ma la sdraio sotto le palme e l’unica brezza rinfrescante di tutta la vacanza hanno compensato tutto il resto. Vi lascio alle foto, come vedete è un paradiso ma data la scarsissima qualità del servizio devo purtroppo sconsigliarlo. Affascinante invece il PORTO VECCHIO di Phan Thiet con le sue barche di pescatori coloratissime. E la prossima volta… si va a HOI AN!! 
 
AUDREY TRAVEL TIP: l’autobus è scomodo ma è il mezzo più veloce per percorrere la tratta in oggetto. Essendo turisti l’autista vi ignorerà e non vi aiuterà a capire dove scendere quindi fatevi aiutare da qualcuno del posto. A noi il biglietto l’hanno comprato quelli dell’hotel di Saigon con una piccola commissione ma questo ti evita di cercare come un pazzo uno sportello dove tanto l’impiegato non capirà quello che ti serve!
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
PS: QUI IL DIARIO FOTOGRAFICO DI TUTTO IL VIAGGIO IN VIETNAM E MOLTO PRESTO LE PROSSIME TAPPE IN DETTAGLIO!! 
 
 

 

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VIETNAM DIARY # 1: SAIGON AND THE SOUTH

 

La prima cosa che ti colpisce quando esci dall’aeroporto è il caldo umido. Ti spezza il fiato e in meno di due secondi capisci cosa intendevano le persone con cui ne avevi parlato. Sei lì che ti guardi attorno per capire come arrivare all’hotel senza farti subito raggirare e già ti senti sciogliere. 
In ogni caso, superato l’impatto iniziale, ci si butta nella mischia. Il nostro viaggio inizia da HO CHI MIN, l’antica SAIGON, oggi capitale economica ed “industriale” del paese. Abbiamo un piccolo hotel in centro già prenotato per tre notti e lo raggiungiamo comodamente con un taxi. Il percorso stesso è già di per sè un’esperienza incredibile: la distesa dei motorini da cui ti trovi immediatamente circondato su ogni lato è impressionante! Sbucano da ogni parte, vanno in contromano, non rispettano alcuna regola, trasportano cose e persone in quantità irragionevoli e non si fermano nemmeno se tu stai attraversando sulle strisce! 
L’hotel è l’HONG AN HOTEL: la stanza è piccola ma pulita, il wifi funziona benissimo e c’è un delizioso terrazzino per colazioni mattutine e birre notturne. Almeno nelle intenzioni. Scopriamo prestissimo che il caldo è tale che appena puoi ti rifugi in camera per godere dell’aria condizionata e quindi tutte le deliziose terrazze delle case e degli hotel, almeno ad agosto, sono solo un bel complemento estetico. 
La città è super trafficata e a prima vista non ha particolari scorci da offrire. Inoltre nessuno parla inglese quindi il primo approccio è parecchio… confusionario! Il lato positivo però è il trovarsi dall’altra parte del mondo rispetto a casa, quindi anche un semplice passante diventa interessante! Il primo giorno è una completa immersione nei suoni e nei colori di SAIGON, combattendo contro il caldo e il jet lag. Il secondo giorno iniziamo ad esplorare seriamente la città e soprattutto i musei: il WAR MUSEUM è consigliatissimo, davvero emozionante, in particolare l’esposizione all’ultimo piano intitolata REQUIEM e dedicata ai reporter di guerra internazionali scomparsi proprio mentre stavano documentando il conflitto, ad esempio il celebre Robert Capa. 
AUDREY TRAVEL TIP: il Museo di Storia e il Museo di Ho Ci Min si possono tranquillamente saltare. Le esposizioni sono disordinate e manca completamente una contestualizzazione quindi se si ha poco tempo meglio concentrarsi su altro.

Saigon, oltre ad essere una città controversa, è un ottimo punto di partenza per alcune escursioni nei dintorni. Noi abbiamo dedicato un’intera giornata, interessantissima, al DELTA DEL MEKONG, con i suoi mercati galleggianti e le popolazioni autoctone, e una mattinata ai TUNNEL DI CU CHI, uno dei posti più emozionanti in cui sia mai stata. 
Il Mekong è un fiume color fango che per molte popolazioni vietnamite e cambogiane rappresenta la vita: loro vivono il fiume in tutti i suoi aspetti e probabilmente non vedranno mai un mondo diverso dal loro. Vivono e lavorano sull’acqua, in comunità chiuse completamente autosufficienti. Imperdibili i mercati galleggianti.
AUDREY TRAVEL TIP: le distanze in Vietnam si triplicano per via delle strade dissestate e dei limiti di velocità: prendetevi il tempo necessario per questa escursione e se potete cercate un tour non troppo “turistico”, altrimenti vi ritroverete sommersi di attività (cooking class, bicicletta, concerto tipico, etc..) che non permettono di capire davvero la vita sul Mekong. 

I Tunnel di Cu CHI a mio parere sono una tappa fondamentale per chi vuol davvero capire la storia del Vietnam e lo spirito del suo popolo: si tratta di un’immensa rete di gallerie sotterranee in cui i vietnamiti hanno vissuto combattendo prima i francesi e poi gli americani. Entrare in queste gallerie minuscole e claustrofobiche mi ha fatto star male ma sono felice di averlo fatto: altrimenti, non avrei mai potuto nemmeno immaginare. 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
I TUNNEL: PRIMA & DOPO
(UN GRAZIE DI CUORE A TIGER)

 

 

 

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BOOKS FOR BREAKFAST # 5 – DIECI PICCOLI INDIANI


DIECI PICCOLI INDIANI
di Agatha Christie
Mondadori

Ok, chi non conosce questo libro? Dieci persone, ospiti di una villa su un’isola appartenente ad un misterioso anfitrione, cominciano a morire una dopo l’altra, uccise da un ineffabile e implacabile assassino che si trova fra loro e uccide seguendo i versi di una vecchia filastrocca. Un classico della Christie, tradotto in tutte le lingue e considerato non solo un giallo, ma IL giallo per eccellenza. E anche uno dei miei libri preferiti in assoluto. Quindi una puntata di questa rubrica doveva prima o poi averlo come protagonista. 
L’atmosfera è incredibile, i personaggi ben tratteggiati e l’intreccio geniale. L’unico giallo in cui davvero, fino alla fine, nessuno capisce chi sia il colpevole. E scusate se è poco. Se ve lo siete persi, recuperatene una copia e passate qualche ora sull’isola dove, mentre fuori infuria il temporale, in casa la paura cresce e qualcuno si prepara inesorabilmente a colpire…
Io stessa, autunno dopo autunno, aspetto un bel temporale per rannicchiarmi con il libro sotto al plaid a rileggerlo per l’ennesima volta…


DA DOMANI SUL BLOG: il diario del viaggio in Vietnam a puntate, zona per zona, e gli AUDREY TRAVEL TIPS per chi volesse intraprendere un viaggio simile! 


VI ASPETTO!!

SUMMER IN THE CITY?


Settembre come giugno. In questi giorni a Torino ha fatto molto caldo ma le vacanze ormai sono archiviate quindi bisogna inventarsi dei look da lavoro eleganti ma freschi. Eccone al volo due scovati in giro per il web, uno più colorato per posti di lavoro più creativi e uno più sobrio ma altrettanto chic. Che ne dite? Lasciatevi ispirare. E buona settimana lavorativa!




SOON ON THE BLOG: il diario del viaggio in Vietnam a puntate, zona per zona, e gli AUDREY TRAVEL TIPS per chi volesse intraprendere un viaggio simile! 


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