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BOOKS FOR BREAKFAST #37 – LA SPOSA SCOMPARSA

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LA SPOSA SCOMPARSA

Rosa Teruzzi

Sonzogno

Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnificamente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell’impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici – a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono – riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata.

Bello, bello, bello. Finalmente un giallo italiano per cui vale proprio la pena! Le protagoniste, tanto per cominciare, sono perfettamente caratterizzate: Libera, con le sue insicurezze ma anche la sua testardaggine e la sua innata empatia, Iole, con le sue sparate da libertina (giuro, da sbellicarsi!) e un cuore d’oro, e infine Vittoria, in apparenza dura e anche abbastanza odiosa con la madre ma caparbia e intelligente. E poi l’ambientazione: una Milano che a tratti appare persino migliore di quella che è; non una cartolina photoshoppata ma tante zone – come i Navigli – che conosco troppo poco e che mi è venuta voglia di riscoprire grazie a questo romanzo. Infine, l’intrigo: il giallo regge, lo spunto è interessante e l’indagine ti coinvolge. Man mano che scopriamo qualcosa di più su Carmen, la “sposa scomparsa” appunto, e sui personaggi che le ruotavano attorno all’epoca – il datore di lavoro non del tutto onesto, l’ex fidanzato violento, e la stessa madre Rosaria – cresce la voglia di saperne di più e il libro ti tiene incollata alle pagine, caratteristica indispensabile di un buon giallo. Un’altra cosa che ho adorato? I frequenti riferimenti ad altri romanzi, gialli e non, tanto cari alle protagoniste ma immagino anche all’autrice, che si vede essersi formata sui gialli classici e che con questo romanzo ci regala un mistery convincente, credibile e accattivante. A quando una nuovo accattivante intrigo milanese? 😉

PS: un grazie di cuore, come sempre, al fantastico staff della Sonzogno che mi ha permesso di leggere questo bel libro!

BOOKS FOR BREAKFAST # 36 – IL GIOCO DEL MALE

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IL GIOCO DEL MALE

Angela Marsons

Newton Compton

Quando viene rinvenuto il cadavere di uno stupratore, la detective Kim Stone e il suo team sono chiamati a investigare. Sembra un semplice caso di vendetta personale, ma l’omicidio è solo il primo di una serie di crimini che via via diventano più cruenti. È evidente che dietro tutto questo c’è qualcuno con un piano preciso da realizzare. Fin dalle prime pagine infatti conosciamo anche Alex, una psicologa che è subito chiaro essere coinvolta nel delitto più di quanto tutti – eccetto Kim – credono… Ma come e perchè, dal momento che non è stata lei? Mentre le indagini si fanno sempre più frenetiche, Kim si ritrova nel mirino di un personaggio sociopatico che sembra conoscere ogni sua debolezza e alle prese anche con un caso di pedofilia che le toglie tempo e forze per l’indagine principale. E così, mentre il numero delle vittime continua a crescere, Kim dovrà considerare ogni minima traccia, perché con un avversario del genere anche la più remota pista va percorsa per fermare il massacro. E questa volta è una questione personale.

Seconda prova per la scrittrice Angela Marson, che con il primo libro, URLA NEL SILENZIO, per quanto mi riguarda si era aggiudicata il premio per uno dei migliori gialli del 2016 (QUI la recensione se ve la siete persa). Questo secondo romanzo secondo me non è all’altezza del primo, ma è comunque un giallo godibile che si legge in fretta. In realtà ritrovare Kim e la sua squadra è stato bellissimo e non posso che ringraziare la Newton Compton per avermelo permesso in anteprima. Comunque il libro ormai lo trovate in tutte le librerie e qui vi spiego perchè, se amate i thriller psicologici, non dovreste perdervelo:

  • i personaggi: come nel primo volume, impossibile non affezionarsi a Kim, la detective burbera e sarcastica che qui prende addirittura un cane e inizia a capire che non è così bello stare sempre e solo da soli
  • il ritmo: fin dalle prime battute, lo stile scorrevole e avvincente dell’autrice tiene avvinghiati alle pagine e permette una lettura veloce e piacevole
  • il senso di giustizia che trasmette: non so voi, ma io quando incontro personaggi tipo Kim che farebbero di tutto per rendere il mondo un posto migliore mi sento sempre un po’ rincuorata – anche se siamo solo in un romanzo! 
  • la tensione psicologica: è l’impianto su cui poggia tutto il libro. Lo scontro senza esclusione di colpi tra Kim e Alex è molto interessante e ben raccontato. Mi ha colpito perchè mi ha permesso di entrare nella mente di un sociopatico e capirne i ragionamenti, che sono da brivido in questo caso ma assolutamente lucidi – seppure folli – e quindi altamente pericolosi. 
  • l’evoluzione della storia: dopo il primo libro, impossibile non essere curiosi di capire se Kim fa un passo in più verso la risoluzione dei suoi conflitti interni. In questo episodio invece viene messa a dura prova e rischia di ricadere nel buco nera della sua infanzia (ha visto morire il fratellino di fame quando era piccola per colpa della madre) ma non si può non tifare per lei ad ogni riga.

Una nota invece per chi ama i gialli in cui dilettarsi a cercare di scoprire l’assassino: in questo caso meglio puntare sul primo romanzo piuttosto che su questo perchè qui l’autrice ha scelto di raccontare la storia principale dal punto di vista sia di Kim che del personaggio “cattivo” quindi non ci sono grossi misteri da risolvere ma piuttosto un’interessante guerra psicologica tra due menti raffinate e intelligenti anche se opposte. C’è comunque un caso collaterale che riserva qualche sorpresa sul finale ma non è il genere di giallo in cui scoprire l’assassino ed è meglio saperlo subito perchè – se come me amate quel genere – qui se non lo sapete rischiate di leggere tutto il racconto aspettandovi qualcosa che non c’è. E di rimanere delusi. E non sarebbe giusto visto che parliamo comunque di una brava scrittrice di gialli che ancora una volta ci presenta un libro comunque godibilissimo. 

BOOKS FOR BREAKFAST # 35 – SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

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SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

Alice Basso

Garzanti

Un gesto, una parola, un’espressione del viso. A Vani bastano piccoli particolari per capire una persona, per comprenderne il modo di pensare. Una dote speciale di cui farebbe volentieri a meno. Perché Vani sta bene solo con sé stessa, tenendo gli altri alla larga. Ama solo i suoi libri, la sua musica e i suoi vestiti inesorabilmente neri. Eppure, questa innata empatia è essenziale per il suo lavoro: Vani è la ghostwriter di una famosa casa editrice. Questa volta deve creare un ricettario dalle memorie di un’anziana cuoca. Un’impresa più ardua del solito, perché Vani non sa un accidente di cucina, non ha mai preso in mano una padella e non ha la più pallida idea di cosa significhino termini come scalogno o topinambur. C’è una sola persona che può aiutarla: il commissario Berganza, una vecchia conoscenza con la passione per la cucina. Lui sa che Vani parla solo la lingua dei libri. Quella di Simenon, di Vázquez Montalbán, di Rex Stout e dei loro protagonisti amanti del buon cibo. E, tra un riferimento letterario e l’altro, le loro strambe lezioni diventano di giorno in giorno più intriganti. Ma la mente di Vani non è del tutto libera: che le piaccia o no, Riccardo, l’affascinante autore con cui ha avuto una rocambolesca relazione, continua a ripiombarle tra i piedi. Per fortuna una rivelazione inaspettata reclama la sua attenzione: la cuoca di cui sta raccogliendo le memorie confessa un delitto. Un delitto avvenuto anni prima in una delle famiglie più in vista di Torino. Berganza quindi abbandona i fornelli per indagare e ha bisogno di Vani. Ha bisogno del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa.

Il gradito e atteso ritorno di Vani dopo il primo romanzo, “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, che è stato uno degli esordi 2015 più amati dai lettori e dalla stampa. 

Come sintetizzare un’intera recensione in due parole? Dicendovi che questo è un libro DA NON PERDERE. Ma giustamente vorrete sapere perchè. Ed ecco allora qualche motivazione assolutamente valida:

  • la protagonista, Vani: un’antieroina di quelle che a volte vorresti scuotere e altre abbracciare, di sicuro una tipa unica nel suo genere.
  • i personaggi: completi, ben caratterizzati, con i loro difetti e i loro pregi ma sempre realistici. Di quelli a cui ti affezioni, per intenderci.
  • lo stile: il romanzo è scritto benissimo, con una prosa scorrevole ma per niente piatta e con uno stile che ti aggangia alle pagine. 
  • le citazioni: l’autrice è una ragazza colta e nel suo libro si ritrovano i suoi romanzi preferiti, la sua musica del cuore e le sue passioni (alcune almeno; di sport o cucina meglio non parlarne)
  • la trama: non è un giallo vero e proprio ma c’è un pizzico di mistero, non è un chicklit ma c’è una bella protagonista forte, non è un romanzo d’amore ma a volte un po’ sì, a modo suo.

Ma c’è di più: grazie alla disponibilità della casa editrice Garzanti (che io A-DO-RO!), ho potuto non solo leggere il libro ma anche partecipare ad un’intervista di gruppo con l’autrice! E ovviamente ora vi racconto tutto! 

Quando incontri uno scrittore, magari per lavoro, più o meno sai cosa aspettarti. Quando incontri Alice Basso, no. Qualunque cosa ti fossi immaginata prima, stai tranquilla che non sarà così. Perchè Alice è una forza. Innanzitutto, lei è già lì che ti aspetta, e si presenta con un sorriso e una stretta di mano, come farebbe un’amica di un’amica che incontri al bar. Ride, chiacchiera e scherza con tutti: impossibile non sentirsi a proprio agio. Quando poi inizia l’intervista, con tanto di diretta streaming, cerca di tornare seria, perchè è assolutamente una professionista, e pure di quelle brave, ma la sua vena ironica fa capolino ad ogni risposta. E menomale: passo un pomeriggio divertentissimo, a scoprire qualcosa in più sui suoi bellissimi libri, a tentare di carpire qualche spoiler sul prossimo ma soprattutto … a ridere. Oserei dire addirittura a sghignazzare, in certi momenti. E niente, io l’ho adorata. Perchè vedere che dietro ad una penna brillante e ad una testa pensante c’era una ragazza come tutte noi, che dopo ha pure preso la mia stessa metro per andare in stazione Centrale, è stato bellissimo. Non so se riuscirò a passarvi un po’ del carattere arguto di Alice tramite l’intervista, di cui vi riporto i pezzi migliori in 12 domane e risposte, ma se non ci riuscissi fidatevi, leggete il libro. Da qualche parte, sotto i millemila strati di mascara di Vani e i suoi improbabili vestiti, Alice c’è. E prometto che vi conquisterà. 

ALICE E LA SCRITTURA

1) Cosa ti ha portata a dare ai tuoi libri un tocco “giallo”?

A me piace tanto leggere i gialli, e soprattutto quelli enigmistici, in cui tutti gli elementi s’incastrano alla perfezione (come la pistola di Cechov che compare nel primo capitolo e poi spara nel terzo), però io non sono capace di scrivere libri così. Secondo me ci vogliono una struttura mentale particolare e un interesse specifico. A me piaceva l’idea di usare i gialli come pretesto per altre storie: hai un motivo per tenere il lettore incollato alla storia ma anche la scusa per indagare la psicologia dei personaggi.

2) Ti confronterai anche con altri tipi di scrittura o continuerai a seguire questo filone?

Ho provato a scrivere un po’ per ragazzi, che secondo me è una cosa difficilissima che però se riesce regala grande soddisfazione. Ho scritto un racconto che è apparso in una raccolta delle Ediz. Castoro intitolata “La prima volta che”: tutti gli autori dovevano scrivere una storia ispirata a una “prima volta” della vita. Io ho utilizzato il personaggio di Ivano, che appare brevemente in “Scrivere è un mestiere pericoloso” e che a me piace tantissimo, perché è ispirato a una persona vera. Scrivere per ragazzi è bello, hai una risposta dal pubblico ancora maggiore di quella che ricevi dagli adulti. So che è ridicolo dirlo adesso, visto il tipo di risposta che ho avuto per i miei romanzi, però i ragazzi amano veramente tanto gli scrittori che danno loro delle emozioni.

3) Hai scelto di parlare di una cuoca e di un ricettario perché in questo momento impazza la moda di scrivere libri di cucina?

Quando ho proposto “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” l’ho presentato subito come il primo di una serie: il mio obiettivo era di ironizzare in ogni capitolo di questa trilogia su una “moda” letteraria. Nel primo c’erano le santone New Age, e nel secondo ho messo la mania della cucina, che io davvero non sopporto. Accendi la tv e c’è sempre qualcuno che spignatta: sono tutti lì a farti pensare che se non sai cucinare la tua vita è un fallimento. Se so cucinare? Zero. Il mio fidanzato vive di stenti. Saranno almeno due settimane che non tocco i fornelli, perciò indovinate un po’ qual è il tratto autobiografico del personaggio di Vani…

4) Leggi per lavoro i libri degli altri, ma a chi hai fatto leggere il tuo?

All’inizio a due o tre persone, ma non di più. Erano persone che sapevo mi avrebbero detto la verità. Difficile trovare i lettori giusti, lavorando in casa editrice. Mi arrivano un sacco di libri con presentazioni tipo “la mamma ha pianto quando gliel’ho letto” e “i miei amici lo trovano meraviglioso”, e tu non sai come spiegare che questa non è una referenza, perché i tuoi amici tendono a essere gentili con te. Fortunatamente, io ne ho due o tre che hanno anche loro il vizio di scrivere e sono i miei critici migliori, perché ti fanno delle critiche che poi devi saper smontare e interpretare. “Bellissimo, profondo, mi è piaciuto tantissimo, PERO’…” e ti fanno la critica. Sta a te essere onesto e prenderla in considerazione. Dopo ho mandato il libro direttamente ad un agente, perché non me la sentivo di spedirlo io a duecento editori. Dopo che è stato preso dalla casa editrice, è stato molto istruttivo lavorare con degli editor anziché da editor come faccio di solito.

 

DUE CHIACCHIERE TRA PASSIONI, CINEMA, SERIE TV…

5) Nel libro Vani scrive una canzone, che abbiamo poi scoperto esistere veramente. Ti sei divertita a cantarla, ma soprattutto come fai a incastrare tutte le tue attività, compresa quella musicale?

A volte me lo chiedo anch’io. Poco tempo fa abbiamo suonato a una presentazione, con una delle mie due band, ma credo di aver sbagliato tutti gli attacchi. Per fortuna i miei compagni sono bravi e mi sono venuti dietro. Non so come faccio ma giuro, è troppo divertente!

6) Hai mai ricevuto proposte per adattare i tuoi libri per il cinema o la tv?

Se mi vogliono io sono qui, e non romperei neanche le scatole riguardo alla scelta degli attori per i vari personaggi. Ogni tanto qualcuno me l’ha chiesto, però in realtà non è mai successo niente.

7) Nei tuoi romanzi ci sono molte citazioni di libri, film, musica. Consigli? 

“La principessa sposa” di William Goldman è il tipo di libro che mi ha fatto capire cosa mi piace leggere e come vorrei scrivere in un mondo ideale. Ha un livello ironico e un livello avventuroso: lo puoi leggere a tredici anni solo per divertirti e poi di nuovo più avanti, continuando a divertirti ma leggendolo a livelli sempre più profondi. Vani non ha proprio i miei stessi gusti, è un po’ troppo dark rispetto a me. Nel primo libro attribuivo a Riccardo, professore di letteratura americana, tutti i libri e la musica che mi piace leggere e ascoltare. È una goduria poter infarcire un libro di tutte le cose che ti piacciono, poi sfogliarlo e ritrovarle.

 

I PERSONAGGI E LE LORO STORIE

8) Il triangolo amoroso è voluto, oppure Riccardo e Berganza sono due facce della stessa medaglia, che devono necessariamente compensarsi?

C’è perché è divertente. Tu ti immedesimi nella protagonista, ti senti contesa tra due uomini e questo è positivo, no? Comunque sì, sono due facce della stessa medaglia: uno è l’uomo serio, affidabile, maturo, col quale è bello avere una conversazione profonda e di cui fidarsi, l’altro è il tipo “affabulatore” che ti diverte perché è tutto fuochi d’artificio e trovate da romanzo.  8.1) Ma chi preferisci tra i due? Che domanda cattiva: mi avvalgo della facoltà di non rispondere…

9) In questo libro Alice si confronta con un’amica molto giovane, Morgana, e con una molto vecchia, Irma. È una cosa che avevi pensato fin dall’inizio?

Sì, mi piaceva l’idea che lei avesse amici statisticamente improbabili, perché non è assolutamente comune che una donna di 34 anni abbia due sole amiche al mondo, di cui una di quindici anni e una di ottantuno. In più c’è stato anche lo zampino del destino, dovuto al fatto che conosco personalmente sia Morgana che Irma, o perlomeno due persone che le ispirano molto da vicino. Tra parentesi, c’è stata questa circostanza curiosissima, per la quale ho presentato il libro nel posto in cui vivo, ed Irma era presente: era come girarsi e vedere un personaggio del libro davanti a me. Naturalmente non sono uguali proprio al cento per cento: non sarei nemmeno capace di ritrarre una persona in tutte le sue realtà, soprattutto per quanto riguarda la vera Irma che è molto più tosta del mio personaggio, e naturalmente si veste molto meglio di lei. Conosco un sacco di persone particolari e, in fondo, mi piace inserirle nelle mie storie.

10) Le persone sapevano di averti ispirata?

Irma l’ha scoperto alla presentazione! Ma la più divertente è stata l’ispiratrice di Vani, che è una delle mie più care amiche, una persona tra le più riservate e diffidenti che io conosca: quando le ho detto “A proposito, ho scritto un romanzo e ci saresti dentro anche tu” è rimasta piuttosto perplessa. Poi le ho fatto leggere la descrizione di Vani nell’intervista alla fine del primo libro e lei l’ha approvata. Dopo, ha letto tutto il romanzo e siccome non mi ha picchiata ma ha addirittura acquistato varie copie del libro, ho preso il tutto come il suo benestare. Comunque è  un fatto delicato appropriarsi dell’identità di una persona.

11) In “Scrivere è un mestiere pericoloso” hanno molta importanza gli adolescenti, soprattutto il giovane Ivano che aiuta Vani in un momento particolare e lei ricambia. Che rapporto hai con gli adolescenti?

Mi piacciono tantissimo. Sono una fascia di umanità che trovo stimolante e interessantissima. Credo che un adolescente che sappia parlarti con cognizione di causa delle idee che elabora sul mondo ti offra la conversazione più interessante e stimolante che tu possa fare. Mi piace la freschezza della loro visione delle cose, ancora senza troppi pregiudizi e non rassegnata. Io ho fatto fior di conversazioni con gli alter ego reali di Morgana e Ivano 😉

12) Ritroveremo anche Ivano nei libri successivi?

Certo, non m’invento un personaggio del genere per poi lasciarlo perdere subito!

VIAGGIARE E’ IL MIO PECCATO: IL GIRO DEL MONDO IN 8 LIBRI

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Chi ama viaggiare lo sa: niente è paragonabile al fare la valigia per un posto nuovo. Però viaggiare costa e nei periodi in cui non si hanno nuove mete a portata di mano ci si arrangia come si può: qualche piccola gita fuori porta e magari un bel libro per viaggiare restando seduti in poltrona. Per le gite fuori porta, magari low cost, vi rimando alla mia rubrica DON’T BE LATE FOR DINNER!, mentre per quanto riguarda il viaggiare senza muoversi da casa siete sul post giusto. Vi propongo infatti 8 romanzi ambientati in giro per il mondo, non i classici “libri di viaggio” ma storie dove anche la location fa la sua parte, diventando a tutti gli effetti un “personaggio” del racconto. Pronti a partire per questo giro del mondo in 8 libri

LONDRA

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Se leggerete le avventure di Jason, vi ritroverete a correre su e giù per la bellissima città di Londra: accompagnerete il giovane protagonista in una sorta di “caccia al tesoro” per ritrovare una ragazza che l’ha colpito mentre saliva a bordo di un taxi. Unico indizio, una macchina fotografica usa e getta persa dalla fanciulla mentre se ne andava…

MONDO

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Un viaggio vero raccontato come un romanzo, la storia di un giro del mondo fatto rigorosamente in solitaria e senza mai prendere un aereo. Un’avventura a contatto con la natura, con gente diversa, con popoli lontani e con scenari da favola. Imperdibile.

BUENOS AIRES

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Cassie potrebbe essere una di noi, solo più sfortunata: mollata e licenziata nel giro di pochissimo, decide di partire lo stesso per un viaggio prenotato tempo prima, 6 mesi a Buenos Aires. Per leccarsi le ferite, ma anche per rimettersi in gioco. Ma come fare? E poi ad un tratto ecco l’idea: lanciare dal suo blog un appello per altri cuori solitari come il suo perchè, si sa, l’unione fa la forza…

PARIGI

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Chi non vorrebbe trascorrere “una sera a Parigi”? Magari al Cinema Paradise, quello che secondo la locandina “fa avverare i sogni”. Come quelli del protagonista: conoscere la misteriosa ragazza dal cappotto rosso, girare un film proprio al Paradise con una famosissima star e salvare il cinema dalla bancarotta. E a Parigi, si sa, i sogni a volte si avverano…

CROCIERA INTORNO AL MONDO

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Bianca viene mollata sull’altare dal fidanzato ma non per questo decide di rinunciare alla favolosa crociera intorno al mondo che doveva essere la sua luna di miele. 109 giorni per riprendersi, visitando luoghi incantevoli, rilassandosi su una lussuosissima nave, socializzando con i compagni di avventura e risolvendo anche qualche piccolo mistero. Magari in compagnia di un affascinante passeggero…

TOKYO

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Un thriller particolarissimo, in perfetto japan style: Yaoyoi, dopo anni di soprusi, non ce la fa più e in un impeto di rabbia uccide il marito violento. E con sua grande sorpresa si rende conto di provare una strana gioia vedendo la vita che lo abbandona. Ma poi bisogna tornare pratiche: cosa fare del corpo? Toccherà alle sue amiche aiutarla a far sparire il cadavere, in una Tokyo quasi apocalittica, ora desolante ora all’avanguardia, con tutte le sue contraddizioni.

LOS ANGELES

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Ancora un thriller, ma di stampo completamente diverso dal precedente. Qui siamo nella Città degli Angeli, dove Ann, critica cinematografica annoiata, trova nella sua vasca da bagno nientepopodimeno che un cadavere! Si tratta di un ragazza laureata in cinema, autrice di una sceneggiatura ispirata ad un vecchio delitto, sceneggiatura che però pare essere sparita nel nulla. E allora non resta che inziare a ficcare il naso un po’ in giro.

VIAGGIO… NEL TEMPO!

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Visto che oggi viaggiamo con la fantasia, facciamolo alla grande! In realtà è la protagonista di questo libro a viaggiare nel tempo, e non una protagonista qualsiasi: si tratta infatti di Jane Mansfield, una fanciulla inglese di inizio ‘800, la quale si ritrova per errore trapiantata nell’America dei giorni nostri, nei panni di una certa Courtney, la cui vita è parecchio incasinata… 

 

Allora, che dite, vi ho convinti a farvi un bel viaggio in poltrona? Quale meta sognate di raggiungere (almeno) stando fermi? Se ne avete qualcuna particolare scrivetemela nei commenti, così magari questo post diventerà il primo di una rubrica e vi porterò in giro per il mondo con molti altri “viaggi letterari”! 

 

BOOKS FOR BREAKFAST #34 – UNO STRANO CASO PER IL COMMISSARIO CALLIGARIS

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UNO STRANO CASO PER IL COMMISSARIO CALLIGARIS

Alessandra Carnevali

Newton Compton 

Adalgisa Calligaris ne ha fatta di strada, dopo avere lasciato il suo paese natale. Ha accumulato successi combattendo il crimine organizzato, ha sopportato minacce e pericoli. E ora il commissario ha deciso di concedersi un po’ di riposo. Quale posto migliore di Rivorosso? Al massimo dovrà acciuffare qualche ladruncolo. E lei, donna dura, brusca, per niente bella ma con un’intelligenza imbattibile, non ne è certo spaventata. E invece, a qualche ora dal suo insediamento, la tranquilla cittadina di provincia viene scossa dal rinvenimento di un cadavere. A trovarlo è Paolo Cortelli, idraulico trentacinquenne e marito fedifrago della parrucchiera del luogo. Il corpo è quello di Margot Cambiano, cittadina americana e ospite della Rosa e l’ortica, un centro per il benessere psicofisico nella campagna umbra, frequentato da una ricca clientela internazionale. È da lì che iniziano le indagini, che però lentamente coinvolgeranno tutto il paese: prima l’idraulico, poi la moglie, l’amante, il gioielliere… Ad aiutare Adalgisa c’è Carlo Petri, il medico legale, che ai tempi della scuola era stato il grande amore del futuro commissario…

Mi aspettavo moltissimo da questo libro. La trama è intrigante e l’autrice è simpaticissima. In parte le mie aspettative sono state soddisfatte, ma andiamo con ordine. Bellissime ambientazione e personaggi: la classica provincia italiana, sonnacchiosa ma tutt’altro che perfetta, dove sembra non succeda mai niente e poi ad un certo punto sbuca un cadavere. E non uno qualsiasi, bensì quello di una ricca fotografa americana ospite del centro locale di meditazione e yoga per vip “La rosa e l’ortica”. Attorno al cadavere, una girandola di personaggi davvero ben caratterizzati, ognuno con i suoi vizi e manie: la parrucchiera costantemente cornificata, il marito fedifrago e viveur, l’amante senza arte nè parte, i colleghi poliziotti con i loro pregi e difetti, gli enigmatici gestori del centro dei vip, gli ospiti più o meno famosi…. La Carnevali è bravissima a cucire addosso ad ogni personaggio il suo vissuto, così da rendere il lettore molto più coinvolto nella vicenda. Lo stile stesso è particolare: scorrevole ma per nulla banale, capace di sintetizzare in pochi tratti caratteri e peculiarità. Intelligente anche l’uso del dialetto e dello slang per caratterizzare al meglio certi personaggi. 

Un’altro motivo per cui leggere questo libro? Adalgisa, naturalmente! Finalmente un commissario donna che non punta per nulla sul fisico – anche perchè non potrebbe, ma chissenefrega – bensì sulla sua brillante mente e sulla sua logica deduttiva. Una donna pratica, che ha lottato contro la Camorra, che compra gli abiti alle bancarelle dell’usato per puro piacere e che non risparmia battute sarcastiche. Ecco, io l’adoro. 

Altro punto a favore del romanzo, il ritmo: si parte lenti ma non ci si annoia mai, dopo di che la tensione aumenta (e i cadaveri pure!) e l’indagine si fa più serrata. Bello anche il momento finale in stile Agatha Christie, con tutti i sospettati riuniti e il commissario che attraverso logica e deduzione tira le fila di quanto è accaduto. Qui però a parer mio l’autrice è un po’ scivolata: la spiegazione finale è un po’ tirata per i capelli, tutto viene scoperto un po’ troppo per caso e non tramite indizi e prove chiare disseminati nel racconto e anche quello che succede all’omicida (non posso dire altro!) nel momento finale è un po’ assurdo secondo me – e tra l’altro non fa fare una bella figura alla polizia!

In ogni caso queste piccole perplessità non hanno affievolito il piacere di leggere questo libro e continuerò a seguire con interesse le vicende della cara Adalgisa! Anche perchè il finale apre la via ad un gustoso seguito….

Infine, un grazie infinito va a Newton & Compton per la simpatia, la disponibilità e la bellissima opportunità di intervistare Alessandra Carnevali! Non perdetevi il “BREAKFAST WITH…” della prossima settimana per sapere cosa mi ha raccontato Alessandra!

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  • E dopo il Padiglione doro per non scontentare nessuno ecco
  • A spasso nel tempo A Kyoto basta girare un angolo
  • Spesso ogni volta che racconto a qualcuno dei miei viaggi
  • Come quando il sole brilla e il Padiglione Dorato scintilla
  • C stato un giorno a Kyoto in cui mi sono
  • Quel momento Quel momento in cui ho visto per la
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