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MYANMAR TRAVEL DIARY #1- YANGOON

MYANMAR TRAVEL DIARY #1- YANGOON

Scrivo questo post con una certa nostalgia. E non potrebbe non essere così: il Myanmar è un posto che in silenzio e in punta di piedi ti entra sotto la pelle e arriva fino al cuore. Me ne sono accorta appena atterrata a Yangoon, quando la solita umidità del sud est asiatico mi ha investita in pieno come sempre: sul pulmino dall’aeroporto al centro città ho incrociato tantissime persone – operai, donne a passeggio, monaci, bambini, studenti e quant’altro – e tutte con qualcosa in comune: sorridevano. Proprio a me, che ero sfatta dopo 36 ore, 3 voli e 5 fusi orari e a malapena avevo la forza di ricambiare. Però mi sono innamorata subito di quei sorrisi. Aperti, autentici, sinceri. Di quelli che arrivano fino agli occhi. Ad un certo punto abbiamo affiancato un pulmino di una scuola che trasportava dei nanetti di 6-7 anni, tutti con la stessa divisa: avreste dovuto vedere che gara hanno fatto per sporgersi dal finestrino e salutarmi! Erano tutti sorrisi, manine sventolanti e “mingalabar” – benvenuto – urlati a squarciagola. E ho pianto, almeno credo, perchè è stata un’emozione così grande. Essere finalmente qui, dopo ave rischiato più volte di non partire nemmeno, dopo aver attraversato il globo completamente da sola, dopo aver cercato di non crearmi aspettative come faccio sempre prima di vedere un posto nuovo. Stanchissima. E poi eccoli, i sorrisi e gli occhi sgranati, i primi di questi 12 giorni, a cui sono seguiti milioni di altri sorrisi, di “where are you from?”, di richieste di una foto assieme, di mani sempre tese per aiutarti e di non so quanti inviti a pranzo. La Birmania è così. E’ un posto dove tu arrivi dopo 12 ore di volo e ti senti a casa, dove il caldo è opprimente, il cielo brilla dell’oro delle pagode, si mangia quasi solo riso, la vita scorre a piedi nudi e la gente ti avvicina per strada per chiederti se gli fai vedere una foto della neve sullo smartphone. Storia di un amore. Parte 1,2 e 3.

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YANGOON

Il primo giorno è una totale immersione tra i suoni, i colori e gli odori di Yangoon, la più grande città del Paese e capitale fino al 2005. Decidiamo di riservare la grandiosa Shwedagon Paya all’ultimo giorno e ci buttiamo nel mercato. A Chinatown la vita scorre lenta tra le bancarelle di cibi esotici e stoffe cinesi: per strada si fa tutto quello che noi normalmente facciamo in casa – per esempio, si dorme e ci si depila! In una parola sola si vive. Ci divertiamo ad assaggiare lo street food più estremo, dopodichè raggiungiamo a piedi (un’oretta circa) la Botataung Paya sulle rive del fiume e impariamo subito che se prima eravamo un po’ schizzinosi qui possiamo proprio dimenticarcelo: ogni pagoda si visita a piedi nudi e non sono ammessi neppure i calzini! Ho sentito degli italiani rifiutarsi di togliersi le scarpe e ancora oggi mi chiedo cos’avranno visitato durante il loro viaggio dato che questa regola vale per ogni singolo luogo di culto, anche quelli in mezzo alla giungla 😉

Il porticciolo adiacente è pieno di barchette colorate, lo sfondo ideale per la prima Myanmar Beer di una lunga serie, mentre il sole va e viene e allo sgabello accanto al nostro si riposa un gruppo di monaci molto smart, tutti intenti a smanettare sull’iphone. A tratti piove, ma il cielo brilla lo stesso. La Pagoda non è per nulla affollata perchè è di quelle meno turistiche, frequentata solo dai locali. Circondati dalla Birmania più autentica, aspettiamo il tramonto e ci rendiamo conto che siamo all’inizio di qualcosa di bellissimo.

dal mio diario di viaggio:

La Botataung Pagoda e’ poco frequentata dai turisti e c’era questo bimbo che era molto incuriosito da noi e dalle nostre macchine fotografiche. Ci scrutava con aria assorta come per cercare di capire se fidarsi o no. E poi appena ha deciso ha fatto un sorriso stupendo. Ma io ho nel cuore lo scatto dell’attimo prima, quando ha guardato lo straniero a casa sua (noi!) e ha deciso in meno di un minuto che e’ una cosa bella, una cosa che fa sorridere, vedere gente diversa. Sono qui da un giorno e sono già innamorata di queste persone. ❤️

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PS: scusate la bassissima qualità delle foto ma se avete letto il mio primo post dedicato alla Birmania sapete già che è successo a me, alla mia macchina fotografica e al mio cellulare 😉

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