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BOOKS FOR BREAKFAST #45 – GLI EREDI + MEET WULF DORN

BOOKS FOR BREAKFAST #45 – GLI EREDI + MEET WULF DORN

GLI EREDI

Wulf Dorn

Corbaccio

«Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio. Però i due esperti dei lati oscuri della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuta dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader, trentadue anni, capelli biondi; sull’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità. Nel suo sguardo diffidenza e terrore. Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da rendere difficile smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il collega: qualcosa di terribile, che supera ogni immaginazione. In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo. Se sarà ancora possibile.

Un romanzo forte, potente, implacabile. Sul sito della casa editrice viene definito “un pugno nello stomaco” e per quanto mi riguarda è proprio vero. Non aspettatevi il classico giallo che si legge in poltrona per staccare un po’ dalla routine: no, questo libro ti aggancia dalla prima pagina e ti trascina in una spirale di mistero che poi diventa puro terrore. E orrore. Un “incubo”, in perfetto stile Dorn (vi ricordate il libro dello scorso anno? In caso, lo trovate QUI), scritto con il solito ritmo super serrato che alterna l’interrogatorio e l'”indagine” a fatti sempre più strani che succedono in giro per il mondo e coinvolgono i bambini… Fatti basati su episodi reali, oltretutto. E poi ci sono i fatti inspiegabili, come un intero villaggio che scompare nel nulla da un momento all’altro. Non posso dirvi molto per non fare spoiler se non che Wolf si riconferma con questo romanzo un vero talento nel tenere il lettore letteralmente con il fiato sospeso e nel superare, con le sue trame “nere”, persino la peggiore realtà di cronaca. Una trama particolare, una svolta praticamente horror che però non è fine a se stessa ma bensì diventa una provocazione che obbliga il lettore a chiedersi “ma che razza di mondo stiamo lasciando ai nostri figli?

Inoltre, grazie alla consueta disponibilità e gentilezza dello staff della Corbaccio, che ringrazio con affetto, non solo ho letto il libro, ma ho anche potuto incontrare di nuovo l’autore per parlarne con lui in un’intervista di gruppo. E ancora una volta mi sono stupita di quanto Wulf Dorn di persona sappia parlare di tutto, compresi i temi più scabrosi, con una grandissima ironia di fondo che ti conquista. Quindi ecco a voi i punti più interessanti della nostra chiacchierata:

 1. “Gli eredi” secondo te si può definire una favola nera? E, come tutte le favole, ha una morale?

Immaginando che l’intenzione della favola sia proprio raccontare un certo tema in maniera tale da trasmetterlo e renderlo comprensibile al lettore seppur complicato, il termine “favola nera” è calzante. A differenza delle favole, però, non ho scritto con l’idea di inserire una morale, bensì con la voglia di trasmettere un’idea che serbavo da tempo e non di dare la soluzione. I lettori devono trovarla da soli leggendo il libro, ognuno può immaginare un diverso finale e riflettere su cosa si potrebbe fare di diverso.

2. I bambini nel tuo romanzo si ribellano quasi nel grembo materno. Senza arrivare a questo, credi che gli unici che possano salvare il mondo siano effettivamente i giovani?

Secondo me i bambini simboleggiano il futuro, ma il pensiero che c’è dietro questa storia sia: “Cosa stiamo facendo noi del mondo in cui viviamo? Cosa stiamo lasciando alle generazioni future?” Ho tentato attraverso i bambini di rendere evidente che, se non cambiamo il nostro modo di comportarci, le prossime generazioni saranno ad un bivio: faranno come noi o si ribelleranno a tutto ciò?

3. La tua scrittura è cambiata: prima scrivevi del passato che tornava a fare paura ai protagonisti, mentre in questo libro è il futuro che fa paura…

Noi ci troviamo esattamente a metà strada tra passato e futuro. Il passato è il punto da cui partiamo e il futuro è il punto verso il quale ci stiamo dirigendo. Dobbiamo imparare dal passato per creare un nuovo futuro, altrimenti rifaremo sempre gli stessi errori. Non sarebbe auspicabile né dal punto di vista individuale né da quello evolutivo.

4. Da quale spunto o storia reale sei partito per scrivere questo libro?

Ho letto i rapporti annuali dell’UNICEF. Leggendo questi rapporti, ti accorgi di cosa succede a questi bambini e ti rendi conto che ciò che loro vivono è davvero uno dei peggiori horror esistenti. Ritengo molto importante il lavoro di istituzioni come l’UNICEF, che si impegnano per la salvaguardia di queste vite innocenti.

5. Un’immagine che colpisce molto è quella della bambina che riceve per il compleanno un’arma vera. Secondo te cosa spinge un genitore a fare questo tipo di regalo al proprio figlio?

Ho scoperto che esiste veramente una ditta che vende anche queste armi modello Hello Kitty. E’ scioccante vedere come esistano nella realtà aziende che producano armi così come fumetti. Se si guarda su Youtube, per esempio, ci si rende conto di quanti genitori ci siano, tutti fieri di insegnare ai propri figli l’uso delle armi. Un fenomeno più americano che nostrano, per ora. Sono stato negli Stati Uniti e ho visto con i miei occhi il culto delle armi, le hanno tutti in casa. Non è un caso che gli Stati Uniti abbiano la più alta percentuale di casi di omicidio, loro risolvono così qualsiasi tipo di conflitto. Scrivere la scena comunque è stato molto impegnativo.

6. La cronaca però è piena di episodi di violenza che coinvolgono giovani. I bambini potrebbero cambiare le regole del gioco, nel tuo romanzo. Ma fa paura lo stesso la situazione attuale. Dove sta andando questo mondo? Siamo sicuri che i bambini di oggi non saranno i violenti di domani?

E’ la stessa domanda che mi sono posto io. Dove stiamo andando? Cosa stiamo facendo del nostro mondo? Io non ho una risposta ma posso dire che se non cambiano niente nel nostro atteggiamento, rischieremo molto. Cosa succederà? Mi sembra di essere tornato indietro negli anni: la bomba atomica, la minaccia nucleare, tutto questo in nome della pace. E’ un paradosso. La violenza è l’unico mezzo per risolvere i problemi? Io non credo e tocca ai singoli individui cominciare a dare l’esempio. Tutti possono imparare e in questo io voglio credere.

7. Dal romanzo: “credo che noi adulti commettiamo spesso il grande errore di sottovalutare voi bambini, siamo stati anche noi bambini. Avevamo domande e avevamo risposte.” Com’era Wulf Dorn da bambino? Avevi anche tu tante domande, e che risposte ti davi? Hai mai avuto la sensazione di non essere ascoltato dagli adulti?

Il fatto che i bambini vengano troppo spesso sottovalutati mi colpisce. I bambini hanno un modo diverso di pensare. Ve lo dimostro con un esempio: pensate tutti a una cosa che può essere piccola, verde e triangolare. …. (ipotesi varie e disparate di tutte noi blogger) … Se lo chiediamo a un bambino, c’è subito la risposta: un triangolo piccolo e verde! Ed è per questo che finiamo per sottovalutarli. I bambini affrontano in modo diverso la conversazione e potremmo imparare da loro. Io sono sempre stato un bambino curioso – la mia cameretta era praticamente una biblioteca comunale – e ho fatto sempre un sacco di domande agli adulti, ricevendo le risposte. Se proprio non ne avevo, passavo il tempo a cercarle nei libri… contate che internet non c’era all’epoca!

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8. Hai inserito molti passaggi relativi agli animali, in particolare la scena delle farfalle è incredibile. Pensi che i bambini siano più vicini – come gli animali – alla loro parte istintiva? Rispondono più alla loro natura e non alle regole imposte dalla società?

Sono cresciuto in campagna e mi piace immergermi nella natura: credo che le cose che osserviamo finiscano per influenzarci. Vicino al posto in cui vivo c’è un fiume in cui ci sono, ad esempio, delle anatre che si riuniscono in branco come forma di protezione e per stare al caldo d’inverno. Nella scena delle farfalle è voluto mostrare questo: come la natura riesca ad essere così intelligente da unirsi per la sopravvivenza. Diventare un unico essere rappresenta un grande passo evolutivo, così come accade alla bambina piena di farfalle.

9. Nel momento in cui Laura aspetta un figlio, prende consapevolezza del male che la circonda, come se fosse stata la maternità ad aprirle gli occhi. E’ un monito ad avere più figli e, attraverso loro, a preparare un futuro migliore?

Per me Laura è proprio la parabola di questa società. Posso parlare solo della società in cui vivo, ma intorno a me c’è un sacco di gente che pensa solo al presente. In Germania c’è stata un’analisi dei testi delle canzoni degli ultimi decenni e sono state analizzate tre parole in particolare: Tu, Io e Noi. Abbiamo potuto verificare che la parola che compare con maggiore frequenza è Io. E’ una società troppo egocentrica, pensiamo alla nostra carriera e al nostro benessere e poco a quello che sarà il futuro. Laura, con questa gravidanza, si interroga sul “dopo”, perché in quel momento non è più solo responsabile di se stessa ma anche della vita che ha dentro di sé. Nella vita di tutti, arriva un momento in cui ti chiedi quale sia il tuo ruolo nel mondo. Questa era la mia intenzione, bisogna pensare al peso della propria esistenza nel mondo e alle proprie responsabilità.

10. Il titolo in tedesco era “I bambini” e la traduzione italiana è “Gli eredi”. La scelta è stata azzeccata in quanto cambia totalmente il significato. Chi l’ha deciso?

E’ stata una grande intuizione della Corbaccio, che lo ha modificato dando maggiore profondità e senso alla storia. Infatti, Robert si rende conto che la generazione precedente ha avvelenato il mondo che rimane in eredità ai bambini, che come tali sono proprio “eredi”.

Una curiosità che ci ha svelato la direttrice editoriale della Corbaccio: l’idea è venuta proprio a lei, ispirata da una pubblicità del WWF di molti anni fa con due orsetti e la frase “Non siamo noi che lasciamo in eredità il mondo ai nostri figli, ma sono i nostri figli che ce lo danno in prestito”. Indagando ha poi scoperto che questa frase fu detta da un grande capo indiano nel 1856, poi leggendo il libro di Dorn ci ha ripensato… ed ecco il (bellissimo) titolo italiano!

Un’altra curiosità: abbiamo chiesto a Wulf, bravissimo a mettere in ansia noi, se poi dopo tanto horror riuscisse a dormire la notte: ci ha risposto che sì, è proprio così che supera le sue paure – che comunque sono assolutamente reali (e condivisibili). Scrivere serve per elaborarle, esorcizzarle. E quando non scrive vorrebbe girare l’Italia per almeno 6 mesi a caccia di ricette tradizionali a cui dedicare, perchè no, un nuovo libro!

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