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BOOKS FOR BREAKFAST # 28 – PICCOLI ESPERIMENTI DI FELICITA’

BOOKS FOR BREAKFAST # 28 – PICCOLI ESPERIMENTI DI FELICITA’

PICCOLI ESPERIMENTI DI FELICITA’

H. Groen

Longanesi

83 anni sono proprio tanti. 83 primavere senza la certezza di vedere la prossima, o che ne valga la pena. Hendrik è il tipo d’uomo che fa conti del genere ogni giorno. Anche perché nella sua casa di riposo c’è poco altro da fare. La vita trascorre fin troppo placida: due chiacchiere con l’amico Evert, la curiosità per i nuovi arrivati e la sopportazione della severissima direttrice, probabilmente nipote di un ex gerarca nazista. Hendrik ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si chiede se davvero ne sia sempre valsa la pena. E soprattutto se vale la pena di continuare così. E siccome nella vita bisogna avere dei progetti, o perlomeno fare degli esperimenti, Hendrik decide due cose. La prima: farsi dare dal suo medico la pillola della dolce morte. La seconda: prima di prenderla, concedersi un anno, e in quell’anno fondare un club. Nasce così il Club dei vecchi ma mica morti, con regole di ammissione rigidissime per partecipare alle varie attività, tra cui: l’ingresso a un casinò, un workshop di cucina, un corso di tai chi… In quest’anno di vita succederanno tante cose, ci saranno tante scoperte, tante perdite e molti piccoli esperimenti di felicità… E alla fine si vedrà chi l’avrà vinta: la pillola o una nuova primavera da attendere.

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Questo libro poteva essere o una grande delusione o un romanzo intelligente. Ebbene, io sono per la seconda opinione. Il diario di Hendrik è un lucido sguardo sulla vita e sulle sue vicissitudini e contraddizioni che non fa l’errore banale di cadere nei sentimentalismi ma fa dell’ironia la sua cifra stilistica. Il “Club dei vecchi ma non (ancora) morti” non è l’ultimo disperato guizzo di vita di un vecchietto in ospizio ma è invece un’opportunità. Quando l’orizzonte davanti a noi si assottiglia non è facile decidere a cosa puntare: ma Hendrik ci insegna che qualcosa su cui puntare c’è sempre. Questo è l’aspetto che ho preferito del libro: la consapevolezza e la lucidità del protagonista. Quello che invece mi aspettavo erano avventure ancora più coinvolgenti e divertenti: in un certo senso il libro non decolla completamente e ti lascia la sensazione di qualcosa che poteva essere più approfondito di più anche a livello psicologico. Però è un romanzo che merita perchè attraverso il diario del protagonista tocca argomenti molto attuali e lo fa in punta di piedi, lasciandoti uno spunto per una riflessione che arriverà solo dopo l’ultima pagina.

Quindi grazie di cuore a Longanesi per avermi permesso di leggere questo libro che mi ha davvero aperto gli occhi su una fase della vita che immaginiamo lontana ma che anche se non ci riguarda in prima persona coinvolge persone a noi vicine che proprio come noi sognano, ridono, si annoiano, si lamentano e fanno – ancora – progetti. Perchè è proprio vero, finchè c’è vita c’è speranza.  Ricordiamocelo, ogni tanto.

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