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BOOKS FOR BREAKFAST #35 – SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

BOOKS FOR BREAKFAST #35 – SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

Alice Basso

Garzanti

Un gesto, una parola, un’espressione del viso. A Vani bastano piccoli particolari per capire una persona, per comprenderne il modo di pensare. Una dote speciale di cui farebbe volentieri a meno. Perché Vani sta bene solo con sé stessa, tenendo gli altri alla larga. Ama solo i suoi libri, la sua musica e i suoi vestiti inesorabilmente neri. Eppure, questa innata empatia è essenziale per il suo lavoro: Vani è la ghostwriter di una famosa casa editrice. Questa volta deve creare un ricettario dalle memorie di un’anziana cuoca. Un’impresa più ardua del solito, perché Vani non sa un accidente di cucina, non ha mai preso in mano una padella e non ha la più pallida idea di cosa significhino termini come scalogno o topinambur. C’è una sola persona che può aiutarla: il commissario Berganza, una vecchia conoscenza con la passione per la cucina. Lui sa che Vani parla solo la lingua dei libri. Quella di Simenon, di Vázquez Montalbán, di Rex Stout e dei loro protagonisti amanti del buon cibo. E, tra un riferimento letterario e l’altro, le loro strambe lezioni diventano di giorno in giorno più intriganti. Ma la mente di Vani non è del tutto libera: che le piaccia o no, Riccardo, l’affascinante autore con cui ha avuto una rocambolesca relazione, continua a ripiombarle tra i piedi. Per fortuna una rivelazione inaspettata reclama la sua attenzione: la cuoca di cui sta raccogliendo le memorie confessa un delitto. Un delitto avvenuto anni prima in una delle famiglie più in vista di Torino. Berganza quindi abbandona i fornelli per indagare e ha bisogno di Vani. Ha bisogno del suo dono che le permette di osservare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Eppure la strada che porta alla verità è lunga e tortuosa.

Il gradito e atteso ritorno di Vani dopo il primo romanzo, “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, che è stato uno degli esordi 2015 più amati dai lettori e dalla stampa.

Come sintetizzare un’intera recensione in due parole? Dicendovi che questo è un libro DA NON PERDERE. Ma giustamente vorrete sapere perchè. Ed ecco allora qualche motivazione assolutamente valida:

  • la protagonista, Vani: un’antieroina di quelle che a volte vorresti scuotere e altre abbracciare, di sicuro una tipa unica nel suo genere.
  • i personaggi: completi, ben caratterizzati, con i loro difetti e i loro pregi ma sempre realistici. Di quelli a cui ti affezioni, per intenderci.
  • lo stile: il romanzo è scritto benissimo, con una prosa scorrevole ma per niente piatta e con uno stile che ti aggangia alle pagine.
  • le citazioni: l’autrice è una ragazza colta e nel suo libro si ritrovano i suoi romanzi preferiti, la sua musica del cuore e le sue passioni (alcune almeno; di sport o cucina meglio non parlarne)
  • la trama: non è un giallo vero e proprio ma c’è un pizzico di mistero, non è un chicklit ma c’è una bella protagonista forte, non è un romanzo d’amore ma a volte un po’ sì, a modo suo.

Ma c’è di più: grazie alla disponibilità della casa editrice Garzanti (che io A-DO-RO!), ho potuto non solo leggere il libro ma anche partecipare ad un’intervista di gruppo con l’autrice! E ovviamente ora vi racconto tutto!

Quando incontri uno scrittore, magari per lavoro, più o meno sai cosa aspettarti. Quando incontri Alice Basso, no. Qualunque cosa ti fossi immaginata prima, stai tranquilla che non sarà così. Perchè Alice è una forza. Innanzitutto, lei è già lì che ti aspetta, e si presenta con un sorriso e una stretta di mano, come farebbe un’amica di un’amica che incontri al bar. Ride, chiacchiera e scherza con tutti: impossibile non sentirsi a proprio agio. Quando poi inizia l’intervista, con tanto di diretta streaming, cerca di tornare seria, perchè è assolutamente una professionista, e pure di quelle brave, ma la sua vena ironica fa capolino ad ogni risposta. E menomale: passo un pomeriggio divertentissimo, a scoprire qualcosa in più sui suoi bellissimi libri, a tentare di carpire qualche spoiler sul prossimo ma soprattutto … a ridere. Oserei dire addirittura a sghignazzare, in certi momenti. E niente, io l’ho adorata. Perchè vedere che dietro ad una penna brillante e ad una testa pensante c’era una ragazza come tutte noi, che dopo ha pure preso la mia stessa metro per andare in stazione Centrale, è stato bellissimo. Non so se riuscirò a passarvi un po’ del carattere arguto di Alice tramite l’intervista, di cui vi riporto i pezzi migliori in 12 domane e risposte, ma se non ci riuscissi fidatevi, leggete il libro. Da qualche parte, sotto i millemila strati di mascara di Vani e i suoi improbabili vestiti, Alice c’è. E prometto che vi conquisterà.

ALICE E LA SCRITTURA

1) Cosa ti ha portata a dare ai tuoi libri un tocco “giallo”?

A me piace tanto leggere i gialli, e soprattutto quelli enigmistici, in cui tutti gli elementi s’incastrano alla perfezione (come la pistola di Cechov che compare nel primo capitolo e poi spara nel terzo), però io non sono capace di scrivere libri così. Secondo me ci vogliono una struttura mentale particolare e un interesse specifico. A me piaceva l’idea di usare i gialli come pretesto per altre storie: hai un motivo per tenere il lettore incollato alla storia ma anche la scusa per indagare la psicologia dei personaggi.

2) Ti confronterai anche con altri tipi di scrittura o continuerai a seguire questo filone?

Ho provato a scrivere un po’ per ragazzi, che secondo me è una cosa difficilissima che però se riesce regala grande soddisfazione. Ho scritto un racconto che è apparso in una raccolta delle Ediz. Castoro intitolata “La prima volta che”: tutti gli autori dovevano scrivere una storia ispirata a una “prima volta” della vita. Io ho utilizzato il personaggio di Ivano, che appare brevemente in “Scrivere è un mestiere pericoloso” e che a me piace tantissimo, perché è ispirato a una persona vera. Scrivere per ragazzi è bello, hai una risposta dal pubblico ancora maggiore di quella che ricevi dagli adulti. So che è ridicolo dirlo adesso, visto il tipo di risposta che ho avuto per i miei romanzi, però i ragazzi amano veramente tanto gli scrittori che danno loro delle emozioni.

3) Hai scelto di parlare di una cuoca e di un ricettario perché in questo momento impazza la moda di scrivere libri di cucina?

Quando ho proposto “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” l’ho presentato subito come il primo di una serie: il mio obiettivo era di ironizzare in ogni capitolo di questa trilogia su una “moda” letteraria. Nel primo c’erano le santone New Age, e nel secondo ho messo la mania della cucina, che io davvero non sopporto. Accendi la tv e c’è sempre qualcuno che spignatta: sono tutti lì a farti pensare che se non sai cucinare la tua vita è un fallimento. Se so cucinare? Zero. Il mio fidanzato vive di stenti. Saranno almeno due settimane che non tocco i fornelli, perciò indovinate un po’ qual è il tratto autobiografico del personaggio di Vani…

4) Leggi per lavoro i libri degli altri, ma a chi hai fatto leggere il tuo?

All’inizio a due o tre persone, ma non di più. Erano persone che sapevo mi avrebbero detto la verità. Difficile trovare i lettori giusti, lavorando in casa editrice. Mi arrivano un sacco di libri con presentazioni tipo “la mamma ha pianto quando gliel’ho letto” e “i miei amici lo trovano meraviglioso”, e tu non sai come spiegare che questa non è una referenza, perché i tuoi amici tendono a essere gentili con te. Fortunatamente, io ne ho due o tre che hanno anche loro il vizio di scrivere e sono i miei critici migliori, perché ti fanno delle critiche che poi devi saper smontare e interpretare. “Bellissimo, profondo, mi è piaciuto tantissimo, PERO’…” e ti fanno la critica. Sta a te essere onesto e prenderla in considerazione. Dopo ho mandato il libro direttamente ad un agente, perché non me la sentivo di spedirlo io a duecento editori. Dopo che è stato preso dalla casa editrice, è stato molto istruttivo lavorare con degli editor anziché da editor come faccio di solito.

 

DUE CHIACCHIERE TRA PASSIONI, CINEMA, SERIE TV…

5) Nel libro Vani scrive una canzone, che abbiamo poi scoperto esistere veramente. Ti sei divertita a cantarla, ma soprattutto come fai a incastrare tutte le tue attività, compresa quella musicale?

A volte me lo chiedo anch’io. Poco tempo fa abbiamo suonato a una presentazione, con una delle mie due band, ma credo di aver sbagliato tutti gli attacchi. Per fortuna i miei compagni sono bravi e mi sono venuti dietro. Non so come faccio ma giuro, è troppo divertente!

6) Hai mai ricevuto proposte per adattare i tuoi libri per il cinema o la tv?

Se mi vogliono io sono qui, e non romperei neanche le scatole riguardo alla scelta degli attori per i vari personaggi. Ogni tanto qualcuno me l’ha chiesto, però in realtà non è mai successo niente.

7) Nei tuoi romanzi ci sono molte citazioni di libri, film, musica. Consigli? 

“La principessa sposa” di William Goldman è il tipo di libro che mi ha fatto capire cosa mi piace leggere e come vorrei scrivere in un mondo ideale. Ha un livello ironico e un livello avventuroso: lo puoi leggere a tredici anni solo per divertirti e poi di nuovo più avanti, continuando a divertirti ma leggendolo a livelli sempre più profondi. Vani non ha proprio i miei stessi gusti, è un po’ troppo dark rispetto a me. Nel primo libro attribuivo a Riccardo, professore di letteratura americana, tutti i libri e la musica che mi piace leggere e ascoltare. È una goduria poter infarcire un libro di tutte le cose che ti piacciono, poi sfogliarlo e ritrovarle.

 

I PERSONAGGI E LE LORO STORIE

8) Il triangolo amoroso è voluto, oppure Riccardo e Berganza sono due facce della stessa medaglia, che devono necessariamente compensarsi?

C’è perché è divertente. Tu ti immedesimi nella protagonista, ti senti contesa tra due uomini e questo è positivo, no? Comunque sì, sono due facce della stessa medaglia: uno è l’uomo serio, affidabile, maturo, col quale è bello avere una conversazione profonda e di cui fidarsi, l’altro è il tipo “affabulatore” che ti diverte perché è tutto fuochi d’artificio e trovate da romanzo.  8.1) Ma chi preferisci tra i due? Che domanda cattiva: mi avvalgo della facoltà di non rispondere…

9) In questo libro Alice si confronta con un’amica molto giovane, Morgana, e con una molto vecchia, Irma. È una cosa che avevi pensato fin dall’inizio?

Sì, mi piaceva l’idea che lei avesse amici statisticamente improbabili, perché non è assolutamente comune che una donna di 34 anni abbia due sole amiche al mondo, di cui una di quindici anni e una di ottantuno. In più c’è stato anche lo zampino del destino, dovuto al fatto che conosco personalmente sia Morgana che Irma, o perlomeno due persone che le ispirano molto da vicino. Tra parentesi, c’è stata questa circostanza curiosissima, per la quale ho presentato il libro nel posto in cui vivo, ed Irma era presente: era come girarsi e vedere un personaggio del libro davanti a me. Naturalmente non sono uguali proprio al cento per cento: non sarei nemmeno capace di ritrarre una persona in tutte le sue realtà, soprattutto per quanto riguarda la vera Irma che è molto più tosta del mio personaggio, e naturalmente si veste molto meglio di lei. Conosco un sacco di persone particolari e, in fondo, mi piace inserirle nelle mie storie.

10) Le persone sapevano di averti ispirata?

Irma l’ha scoperto alla presentazione! Ma la più divertente è stata l’ispiratrice di Vani, che è una delle mie più care amiche, una persona tra le più riservate e diffidenti che io conosca: quando le ho detto “A proposito, ho scritto un romanzo e ci saresti dentro anche tu” è rimasta piuttosto perplessa. Poi le ho fatto leggere la descrizione di Vani nell’intervista alla fine del primo libro e lei l’ha approvata. Dopo, ha letto tutto il romanzo e siccome non mi ha picchiata ma ha addirittura acquistato varie copie del libro, ho preso il tutto come il suo benestare. Comunque è  un fatto delicato appropriarsi dell’identità di una persona.

11) In “Scrivere è un mestiere pericoloso” hanno molta importanza gli adolescenti, soprattutto il giovane Ivano che aiuta Vani in un momento particolare e lei ricambia. Che rapporto hai con gli adolescenti?

Mi piacciono tantissimo. Sono una fascia di umanità che trovo stimolante e interessantissima. Credo che un adolescente che sappia parlarti con cognizione di causa delle idee che elabora sul mondo ti offra la conversazione più interessante e stimolante che tu possa fare. Mi piace la freschezza della loro visione delle cose, ancora senza troppi pregiudizi e non rassegnata. Io ho fatto fior di conversazioni con gli alter ego reali di Morgana e Ivano 😉

12) Ritroveremo anche Ivano nei libri successivi?

Certo, non m’invento un personaggio del genere per poi lasciarlo perdere subito!

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