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BOOKS FOR BREAKFAST #37 – LA SPOSA SCOMPARSA

BOOKS FOR BREAKFAST #37 – LA SPOSA SCOMPARSA

LA SPOSA SCOMPARSA

Rosa Teruzzi

Sonzogno

Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnificamente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta. Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell’impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici – a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono – riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata.

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Bello, bello, bello. Finalmente un giallo italiano per cui vale proprio la pena! Le protagoniste, tanto per cominciare, sono perfettamente caratterizzate: Libera, con le sue insicurezze ma anche la sua testardaggine e la sua innata empatia, Iole, con le sue sparate da libertina (giuro, da sbellicarsi!) e un cuore d’oro, e infine Vittoria, in apparenza dura e anche abbastanza odiosa con la madre ma caparbia e intelligente. E poi l’ambientazione: una Milano che a tratti appare persino migliore di quella che è; non una cartolina photoshoppata ma tante zone – come i Navigli – che conosco troppo poco e che mi è venuta voglia di riscoprire grazie a questo romanzo. Infine, l’intrigo: il giallo regge, lo spunto è interessante e l’indagine ti coinvolge. Man mano che scopriamo qualcosa di più su Carmen, la “sposa scomparsa” appunto, e sui personaggi che le ruotavano attorno all’epoca – il datore di lavoro non del tutto onesto, l’ex fidanzato violento, e la stessa madre Rosaria – cresce la voglia di saperne di più e il libro ti tiene incollata alle pagine, caratteristica indispensabile di un buon giallo. Un’altra cosa che ho adorato? I frequenti riferimenti ad altri romanzi, gialli e non, tanto cari alle protagoniste ma immagino anche all’autrice, che si vede essersi formata sui gialli classici e che con questo romanzo ci regala un mistery convincente, credibile e accattivante. A quando una nuovo accattivante intrigo milanese? 😉

PS: un grazie di cuore, come sempre, al fantastico staff della Sonzogno che mi ha permesso di leggere questo bel libro!

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