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BOOKS FOR BREAKFAST #52 – L’ULTIMA MANO DI BURRACO

BOOKS FOR BREAKFAST #52 – L’ULTIMA MANO DI BURRACO

L'ultima mano di Burraco 2

L’ultima mano di Burraco

Serena Venditto

Mondadori

La trama

Siamo a Chiaia, centro di Napoli. Dopo una tranquilla cena in famiglia con la moglie e i figli, che si è conclusa con una partita a Burraco, Temistocle Serra, distinto professore universitario di Teoria dei giochi e delle decisioni, muore. Omicidio, suicidio o morte naturale? Stabilirlo spetta alla polizia, ma c’è una cosa che le forze dell’ordine proprio non riescono a fare: interpretare una sequenza di carte da gioco che l’uomo ha lasciato sul tavolo prima di morire, in un ordine che non può essere certo casuale. Un messaggio in codice, forse, come nei romanzi di Agatha Christie e di Ellery Queen. E chi meglio di Malù, archeologa col vizio della letteratura gialla, può aiutare a risolvere l’enigma? E Malù a sua volta trascina nell’indagine la sua famiglia d’elezione, gli amici con cui condivide il caotico appartamento di via Atri 36, a due passi da Spaccanapoli: Ariel, traduttrice di atroci romanzetti rosa nonché esperta giocatrice di burraco; Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane; Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese; e ovviamente il gatto nero Mycroft con il suo fiuto infallibile. Cosa voleva indicare Temistocle Serra con quel codice: il nome del suo assassino? La localizzazione di un tesoro? Una misteriosa formula? E soprattutto: chi era davvero il professore, e quali segreti nascondeva? I quattro coinquilini proveranno a scoprirlo, e anche Mycroft avrà modo di miagolare la sua.

L’ultima mano di Burraco: la recensione

Ho deciso di parlarvi di L’ultima mano di Burraco subito (l’ho appena finito) perché, se cercate un mistery carino da mettere in valigia, può essere una buona opzione. Leggero, fresco e scorrevole, si legge in un paio di pomeriggi, meglio ancora se sdraiati al sole vista mare per un totale effetto relax. Diversi aspetti di questo romanzo mi sono piaciuti molto:

– Il gruppo di coinquilini di Via Atri 36. Sarà che anche io vivo in condivisione stile Friends, sarà che ormai tutti per dividere le spese siamo abituati a dividere anche certe parti della nostra vita, fatto sta che ogni volta io adoro tornare nel pittoresco appartamento di Via Atri, ritrovare i suoi abitanti e seguire le loro avventure. Me la vedo proprio, la casa: io me la immagino un po’ scoordinata, con accessori che arrivano da altri appartamenti (e vite) diversi, con qualche piantina qua e là, un divano un po’ ammaccato e il frigo pieno di bottiglie di vino bianco fresco.

– Lo spunto crime. Io adoro codici, enigmi, rebus e via dicendo. Quindi, l’idea che per scoprire un assassino si dovesse decifrare un codice mi è piaciuta tantissimo. Ho apprezzato molto il fatto che anche il lettore potesse giocare al detective insieme ai protagonisti e mi ha sorpreso la soluzione dell’enigma delle carte da gioco, che ho trovato ben congegnato.

– Napoli. La città non fa solo da sfondo alla vicenda, ma leggendo se ne sentono i suoni, gli odori e le voci. Io amo tantissimo Napoli e credo che l’autrice sia stata brava a renderla come un effettivo personaggio del libro.

– L’impianto del giallo classico. Da grande fan della Christie – e di molti altri dell’epoca d’oro del giallo – ho apprezzato la struttura del libro che richiama la tradizione: presentazione dei personaggi, indagine, indizi disseminati qua e là, interrogatori, sospetti e gran finale con tutti i protagonisti riuniti.

– Le citazioni. Si vede che dietro il romanzo c’è una persona di cultura, ed è bello che, pur avendo scritto un libro d’intrattenimento, ci siano continui rimandi e citazioni letterarie che non appesantiscono la lettura, bensì la impreziosiscono.

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Quello che invece mi ha convinto meno sono alcuni passaggi della parte “thriller”. Intanto, una rivelazione che il lettore ipotizza troppo presto, cioè prima dei protagonisti, e poi ho trovato un po’ inverosimili proprio alcune azioni dei personaggi. Per dirne una: una persona pensa di aver capito tutto e teme di essere in pericolo, quindi chiama le nostre investigatrici per chiedere aiuto, poi mentre aspetta riceve una visita dal colpevole e cosa fa? Gli apre la porta, e gli da pure le spalle – così ovviamente si becca un bel colpo in testa!

Comunque, a parte qualche comportamento che per me è un po’ assurdo, il libro rimane un bel giallo italiano, leggero e distensivo quanto basta: lo consiglio quindi a chi cerca una storia con un po’ di mistero, un pizzico di vita di tutti i giorni e dei personaggi accattivanti che sanno coinvolgere il lettore nelle loro avventure fin dalla prima pagina.

L'ultima mano di Burraco

 

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